Diritto e Fisco | Editoriale

Google Suggest e la diffamazione: complotto della magistratura?

13 ottobre 2011 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 ottobre 2011



Quando si parla di “complotto della magistratura” dovrebbe venire in mente, più che la politica, il mondo di internet. Negli ultimi due anni, infatti, le nostre aule giudiziarie hanno ospitato processi che rischiano di minare seriamente i fondamenti della rete e i suoi meccanismi.

Dopo la recente sentenza che ha obbligato Yahoo! a rimuovere alcune migliaia di link a siti pirata, oggi il Tribunale di Milano ha condannato Google perché, attraverso il sistema “Google Suggest”, avrebbe determinato un ingiusto accostamento tra il nome di un imprenditore e le parole “truffa” e “truffatore”. In altre parole, chiunque avesse digitato le generalità dell’istante sulla stringa del motore di ricerca avrebbe ricevuto, in suggerimento, da parte del “completamento automatico” di Google, anche tali due parole oltraggiose. L’imprenditore, quindi, avrebbe lamentato la circostanza alla società californiana e quest’ultima non avrebbe provveduto ad eliminare l’anomalia. Così è iniziato il giudizio cautelare, terminato con un provvedimento di condanna nei confronti del motore di ricerca alla cancellazione dell’accostamento, con rifusione delle spese processuali.

Le motivazioni su cui si basa la sentenza sono due.

Innanzitutto, il giudice ritiene che Google debba essere equiparato all’hosting provider e, pertanto, ne subirebbe la stessa disciplina. Con la conseguenza che la richiesta dell’utente di cancellazione di un contenuto lesivo renderebbe automaticamente responsabile l’intermediario per condotta omissiva. Gli hosting provider sono infatti ritenuti responsabili delle informazioni illecite fornite agli utenti solo se non intervengono per rimuoverle dopo esserne stati messi al corrente.

Dall’altro lato, afferma il giudice, chiunque si vale di un qualsiasi strumento tecnico (nella fattispecie, il sistema “Google Suggest”) ne subisce anche le conseguenze imprevedibili e dannose determinate nei confronti dei terzi. Tali conseguenze sono imputabili all’imprenditore, che ne deve rispondere a titolo di responsabilità extracontrattuale (art. 2043 cod. civ.).

L’articolo prosegue per I-dome a questo indirizzo

 


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