Diritto e Fisco | Editoriale

Caso Google: un tribunale per il diritto all’oblio

28 maggio 2014


Caso Google: un tribunale per il diritto all’oblio

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 maggio 2014



Privacy, la Germania avrà i “tribunali del web”.

Un “cyber tribunale” per dirimere le questioni tra gli utenti che cercano di proteggere la propria privacy e i motori di ricerca che, invece, riportano alla luce le notizie dei giornali ormai datate e, quindi, il passato più o meno remoto delle vite altrui.

La proposta arriva dalla Germania, che dopo la sentenza della Corte Ue (leggi l’articolo: “Rivoluzione nel diritto all’oblio”) ha iniziato a valutare l’ipotesi di creare dei tribunali “infomatici” specializzati in materia di privacy e diritto all’oblio. La Corte di giustizia europea – con una sentenza che rappresenta un vero e proprio spartiacque nel diritto della Rete – aveva imposto a Google di eliminare collegamenti alle informazioni relative a una vicenda ormai archiviata.

Dopo la sentenza, Google ha ricevuto centinaia di richieste da parte di cittadini europei che chiedono la cancellazione di link. Dal canto nostro, abbiamo tentato di spiegare ai nostri lettori come comportarsi in questa guida “Rimuovere un nome da internet dopo la sentenza della Corte di Giustizia”.

I “giudici informatici” saranno tenuti a decidere sulle controversie tra le società che gestiscono i motori di ricerca e i singoli utenti, perché – dice un portavoce dalla Germania – non è corretto lasciare nelle mani di Google e dei suoi algoritmi questo genere di conflitti.

In base a quanto reso noto dal governo tedesco, i meccanismi proposti per risolvere questo genere di controversie saranno basati giuridicamente sulle leggi dell’Unione europea sulla protezione dei dati.

Per ora quella di Berlino è solo una proposta ed è ancora oggetto di discussione tra i dipartimenti governativi. Ma se dovesse diventare realtà costringerebbe Google (che in Germania è utilizzato nel 96% delle ricerche online) e i suoi concorrenti a dover “restituire” la privacy “rubata” agli utenti del web.

Non solo. La proposta tedesca potrebbe estendersi al resto dell’Unione Europea e toccare anche il nostro Paese dove, invece, il Garante della Privacy, recependo le indicazioni della Corte di Giustizia, sta iniziando a valutare la possibilità di intervenire dietro richiesta degli utenti lesi nel loro diritto all’oblio.

Il problema, comunque, è di tutt’altro facile soluzione. Fanno sapere infatti da Google: come è possibile eliminare definitivamente dal motore di ricerca un contenuto se, una volta che quest’ultimo sia intervenuto, la pagina resta ancora presente sulla rete? Essa sarà nuovamente indicizzata dal motore anche dopo il suo intervento. Insomma, è necessario che il problema venga risolto, a monte, dal giornale e non da Google.

Inoltre, se le informazioni sono in realtà pubblicate da siti di informazione (o altro), perché alla sbarra devono finire i motori di ricerca? Perché, secondo la Corte Ue, deve intervenire chi ha “messo in fila” i dati della persona, violandone i diritti. Perché un conto è cercare informazioni attraverso la giungla di siti, un altro è digitare un nome nella casella di ricerca di Google e ottenere un elenco dettagliato di tutte le informazioni che riguardano quella persona.

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