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Prove contro l’Agenzia delle Entrate: estratti conto per la prima volta in giudizio

28 maggio 2014


Prove contro l’Agenzia delle Entrate: estratti conto per la prima volta in giudizio

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 maggio 2014



La documentazione bancaria che fa cadere l’accertamento fiscale può essere esibita per la prima volta dal contribuente durante il giudizio in commissione tributaria, sempre che si dia prova di non aver potuto esibirla in sede amministrativa per causa non imputabile al ricorrente.

Il contribuente che proponga un ricorso alla Commissione Tributaria contro un accertamento fiscale può depositare la documentazione bancaria a proprio favore per la prima volta davanti al giudice, anche se prima non l’ha esibita all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate.

La circostanza che la documentazione non sia stata prodotta in sede amministrativa, infatti, può tutt’al più giustificare l’amministrazione a procedere con l’accertamento, ma non impedisce al contribuente di produrre tali prove al tribunale.

A dirlo è la Cassazione con una recente ordinanza [1].

Il diritto alla difesa del contribuente non può, in questi casi, subire limiti di sorta derivanti da preclusioni. L’unica possibilità per il giudice di non tenere conto della documentazione prodotta per la prima volta in giudizio è quando il comportamento del contribuente possa far dubitare della genuinità dei documenti affiorati solo nel corso della causa. Infatti, si potrebbe sospettare che, rifiutando il contribuente l’esibizione degli estratti conto in un momento antecedente – ciò che avrebbe potuto evitare, a monte, tanti problemi – è perché si ha qualcosa da nascondere. In tal caso, addirittura, potrebbe anche scattare la sanzione per la violazione dell’obbligo di leale collaborazione con il Fisco.

In ogni caso, affinché il contribuente possa essere ammesso, dal giudice, alla esibizione in giudizio di tale documentazione è necessario che dia prova del fatto di essere stato impossibilitato – per causa a lui non imputabile – alla produzione in una fase anteriore. Il suo comportamento, infatti, qualora dolosamente rivolto all’occultamento di quanto richiesto dall’ufficio, potrebbe essere visto come una violazione di quel dovere di lealtà e collaborazione con il fisco, avendo dato causa a una costosa attività di accertamento.

La legge, dunque, consapevole delle conseguenze che la mancata esibizione in fase amministrativa può produrre sulle indagini dell’amministrazione finanziaria, condiziona il deposito in giudizio della documentazione bancaria, prima non esibita, alla prova, da parte del ricorrente, di non aver potuto adempiere alle richieste dell’ufficio per causa lui non imputabile.

 

A tal fine non è sufficiente una semplice dichiarazione del contribuente, ma è necessaria una prova concreta ed effettiva.

In pratica, si può mettere una pezza alla mancata esibizione degli estratti conto in sede amministrativa solo se viene dimostrato che tale omissione non è stata volontaria, ma dipesa da causa non imputabile al contribuente.

Al contrario, se si rifiuta dolosamente l’esibizione, il mancato utilizzo dei dati occultati in senso favorevole al contribuente non può più essere sanato.

note

[1] Cass. ord. n. 11765/14 del 26.05.2014.

Autore immagine : 123rf . com

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