Tasi, arrivano i bollettini?

29 Maggio 2014
Tasi, arrivano i bollettini?

Confermato il modello fai-da-te: precompilazione solo opzionale per i Comuni.

I bollettini precompilati per il pagamento della Tasi ci saranno. In questo modo i contribuenti potranno evitare di commettere errori in sede di versamento. Almeno questo potrebbe sembrare, a prima vista.

Sulla Gazzetta Ufficiale di ieri è stato pubblicato il decreto dell’Economia con i nuovi bollettini, frutto di una lunga gestazione. Ma i problemi non sono stati risolti integralmente. Anzi.

L’invio dei bollettini precompilati dai Comuni con l’indicazione dell’importo da pagare, “promesso” dalla legge di stabilità, si infrange con le tante difficoltà applicative; e il provvedimento pubblicato ieri certifica che nella maggioranza dei casi, i contribuenti dovranno calcolare e compilare da sé i propri modelli di pagamento, bollettino o F24. Infatti la preparazione del bollettino da parte del Comune resta del tutto opzionale, una possibilità che svuota di significato il provvedimento appena pubblicato sulla Gazzetta.

Negli allegati al decreto, c’è infatti sia il bollettino “normale”, sia quello che i Comuni possono utilizzare per la pre-compilazione.

In ogni caso, il versamento con bollettino postale potrà viaggiare anche per via telematica, con il canale servito da Poste spa: chi sceglierà questa strada riceverà l’immagine virtuale del bollettino pagato oppure un testo con tutti i dati identificativi e il bollo virtuale di accettazione, che rappresenteranno prova legale del pagamento.

Sul tema della pre-compilazione, mentre in molte città, da Brescia a Treviso, cominciano a infittirsi le code dei contribuenti agli sportelli, dovrebbe tornare anche il provvedimento per la proroga degli acconti Tasi nei Comuni che non hanno inviato entro il 23 maggio scorso le proprie delibere al dipartimento Finanze.

Il nuovo testo, che dovrebbe vedere la luce a breve, dovrebbe chiedere che i Comuni compilino i modelli di pagamento ai contribuenti che ne facciano richiesta: un obbligo, questo, che dovrebbe valere per le prossime scadenze, quella del 16 ottobre per l’acconto nei Comuni “senza delibera” e quella del 16 dicembre per il saldo, e che comunque prevede sempre la richiesta da parte del contribuente.

La ragione è semplice, e dipende dal fatto che la grande maggioranza dei Comuni non possiede tutti i dati necessari al calcolo dell’imposta senza interloquire con il proprietario: il problema si verifica soprattutto per le case date in locazione, perché le amministrazioni locali non sono in genere in grado di identificare gli occupanti e collegarli con l’immobile, ma spesso è più generale anche a causa del diverso grado di aggiornamento dei database catastali e fiscali.


note

Autore immagine : 123rf . com


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