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Lo sai che? Separazione: si può impugnare solo l’addebito e, intanto, divorziare

Lo sai che? Pubblicato il 29 maggio 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 29 maggio 2014

Si può far passare in giudicato la pronuncia sulla separazione e, intanto, impugnare solo la decisione sull’addebito; in questo modo iniziano a decorrere subito i termini per chiedere il divorzio.

Al termine della causa di separazione, l’ex coniuge che è stato condannato al cosiddetto “addebito” può appellare solo tale capo della sentenza, lasciando, nello stesso tempo, divenire definitiva la decisione sulla separazione. In tal modo, anche se è ancora in discussione – in secondo grado – la questione su chi abbia la colpa per la fine dell’unione -, cominciano a decorrere immediatamente i tre anni fissati dalla legge per chiedere il divorzio (salvo passi, nel frattempo, la legge sul divorzio breve). Le due questioni, infatti, viaggiano su binari paralleli, in quanto hanno un oggetto autonomo e indipendente. Per cui ben si potrebbe avere, nello stesso momento, da un lato il giudizio di impugnazione dell’addebito e, dall’altro, il giudizio per il divorzio.

È quanto definito da una ordinanza della Cassazione di poche ore fa [1].

Si può impugnare solo l’addebito, lasciando che la decisione sulla separazione diventi definitiva (gli avvocati dicono: “passa in giudicato”). In questo modo è possibile intraprendere il cammino giudiziale del divorzio. Insomma, il fatto di andare in appello contro la sentenza di separazione che decide sulle responsabilità della fine del legame non allunga i tempi per chiedere poi il divorzio, tempi che, quindi, cominciano a decorrere prima del momento in cui la sentenza predetta diventa definitiva.

Si può impugnare la parte della sentenza che stabilisce chi è responsabile della fine del matrimonio, facendo, nello stesso tempo, decorrere da subito i tre anni per chiedere il divorzio.

note

[1] Cass. ord. n. 12097/14 del 29.05.14. Di seguito la motivazione della sentenza: “La richiesta di addebito, pur essendo proponibile solo nell’ambito del giudizio di separazione, ha natura di domanda autonoma in quanto presuppone l’iniziativa di parte, soggiace alle regole e alle preclusioni stabilite per le domande, ha una causa petendi (la violazione dei doveri nascenti dal matrimonio in rapporto causale con le ragioni giustificatrici della separazione, intollerabilità della convivenza o dannosità per la prole) e un petitum (statuizione destinata a incidere sui rapporti patrimoniali con la perdita del diritto al mantenimento e della qualità di erede riservatario e di erede legittimo) distinti da quelli della domanda di separazione”.

Autore immagine: 123rf . com


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