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Errori nella compilazione della fattura 

15 Novembre 2021 | Autore:
Errori nella compilazione della fattura 

La procedura per correggere gli sbagli contenuti nel documento fiscale; come rettificare le informazioni già inviate allo Sdi; quali sono le sanzioni previste.

Si dice che errare è umano, ma il Fisco non la pensa così, specialmente quando “ragiona” attraverso i suoi sistemi automatizzati, come lo Sdi, il sistema di interscambio che raccoglie le fatture elettroniche inserite dai contribuenti. Basta una piccola distrazione ed è facile sbagliare una cifra, una lettera di un codice fiscale, i codici dei prodotti o la denominazione del destinatario. Quando si verifica uno di questi errori nella compilazione della fattura bisogna ricorrere a una procedura di correzione che ti descriveremo: è possibile, nella maggior parte dei casi, salvare il documento fiscale già emesso. 

Se la fattura non è stata ancora consegnata o spedita al cliente, la modifica dei dati inseriti nel sistema è semplice; se invece l’errore viene riscontrato successivamente, alcune rettifiche sono ancora possibili quando non riguardano dati essenziali, come l’importo dell’Iva. In questi casi, la fattura sbagliata va annullata, prima della presentazione della dichiarazione annuale, per evitare di incorrere in pesanti sanzioni. 

In effetti, uno dei più importanti vantaggi pratici della fatturazione elettronica è che la procedura guidata dal software evita in partenza molti errori nella compilazione della fattura; ma restano possibili diversi sbagli che non vengono segnalati dal sistema perché riguardano il merito dell’operazione: ad esempio, ho ceduto 10 pezzi e per sbaglio scrivo 100. A seguire, esaminiamo i passaggi necessari per correggere gli errori, in base alle loro tipologie e al momento in cui ci si accorge della loro presenza.  

Correzione di fattura non inviata allo Sdi 

Quando la fattura elettronica è stata compilata ma non inviata allo Sdi (il Sistema di interscambio telematico, che fa confluire tutti i dati in un archivio informatizzato gestito dall’Agenzia delle Entrate) è possibile operare la correzione di tutti i dati inseriti e non ancora trasmessi telematicamente.

In particolare, si possono modificare: 

  • i dati essenziali della fattura (numero progressivo, partita Iva e data); 
  • i dati del cliente (nome o denominazione, indirizzo, partita Iva); 
  • l‘importo della fattura e l’indicazione dell’Iva, compreso il calcolo dell’aliquota applicata; 
  • la descrizione dei prodotti o dei servizi forniti; 
  • altri dati, come l’Iban da utilizzare per il pagamento, la percentuale di sconto applicata, ecc. 

Modifica di fattura già trasmessa allo Sdi 

In linea di principio, una fattura elettronica già trasmessa allo Sdi e quindi acquisita nella base informativa dell’Agenzia delle Entrate non è più modificabile, a meno che non sia stata scartata in partenza dal sistema stesso, per incongruenza dei dati inseriti. In quel caso, è il sistema stesso che evidenzia gli errori commessi (il più comune è la fattura duplicata, ma è frequente anche l’indicazione di una partita Iva non valida), riportandoli nell’apposita ricevuta di scarto, e non accetta il documento fino a quando non viene operata la correzione necessaria. 

La modifica della fattura già ricevuta dallo Sdi si può realizzare, in via indiretta, solo attraverso l’emissione di una nota di variazione elettronica, cioè registrando un’operazione di segno opposto a quella fatturata: a seconda dei casi e della tipologia dell’errore, potrà essere emessa nei confronti del cliente una nota di credito o una nota di addebito.  

Il nuovo documento dovrà essere anch’esso inserito nello Sdi in modo che venga consegnato telematicamente al destinatario, avendo cura di precisare, nella causale, qual è la motivazione dello storno operato. 

Non è necessario, invece, emettere la nota di variazione quando l’errore riguarda dati non essenziali ai fini fiscali. Si tratta dei cosiddetti «campi facoltativi» della fattura elettronica, come: 

  • l’Iban del conto corrente su cui si vuole ricevere il pagamento; 
  • le informazioni relative all’ordine o alla consegna; 
  • l’indirizzo Pec o il codice del destinatario. 

In tutti i casi di rettifica o storno di una fattura già acquisita nello Sdi, è sempre opportuno informare il cliente, avvisandolo tempestivamente e con qualsiasi mezzo di comunicazione utile (e-mail, Pec, telefono, raccomandata, ecc.) dell’errore commesso e delle modalità della correzione operata, avvertendolo che il documento rinnovato, o integrato e corretto, è disponibile nell’area «Fatture e Corrispettivi» del portale dell’Agenzia delle Entrate. 

Sanzioni per errata fatturazione

Le sanzioni previste per i casi di fatture errate – e non corrette tempestivamente secondo le procedure che ti abbiamo descritto – scattano quando l’errore riguarda un dato essenziale, come l’individuazione del contribuente mittente o destinatario, l’individuazione della base imponibile e il calcolo dell’Iva dovuta.

Le sanzioni vengono irrogate dall’Agenzia delle Entrate con un avviso di accertamento emesso a seguito della rettifica delle dichiarazioni presentate o di altri controlli ed ispezioni; sono di tipo amministrativo e pecuniario (salvi i casi di rilevanza penale in caso di emissione o utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti) ed ammontano a:

  • un minimo di 1.258 euro e un massimo di 2.065 euro per ciascuna fattura se l’errore non incide sull’importo dell’Iva dovuta; se la fattura è corretta prima del termine di scadenza della presentazione della dichiarazione annuale, la sanzione è ridotta a 25,80 euro;
  • se l’errore ha pregiudicato la determinazione della base imponibile e dell’imposta, si paga un importo variabile dal 100% al 200% dell’Iva non fatturata e considerata evasa, con un minimo di 2.516 euro per ogni fattura; quando la correzione è operata dal contribuente prima della dichiarazione Iva la sanzione scende al 10% dell’importo non indicato in fattura, con un minimo di 51,60 euro.

Se le violazioni sono ripetute, non si opera la somma aritmetica delle sanzioni previste per ciascuna fattura, ma si applica l’istituto della «continuazione», con una sanzione cumulativa calcolata in base alla violazione più grave aumentata da un quarto al doppio [1].

Per ulteriori informazioni leggi “Come correggere una fattura elettronica sbagliata“.


note

[1] Art. 6 D.Lgs. n. 471/1997.


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