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Se la contestazione del datore di lavoro è generica e non consente osservazioni

29 Maggio 2014 | Autore:
Se la contestazione del datore di lavoro è generica e non consente osservazioni

Ho ricevuto una contestazione disciplinare dal mio datore di lavoro con la quale mi si contesta alcune irregolarità poste nel rapporto di lavoro nel periodo in cui, svolgendo mansioni superiori, ho sostituito una collega in maternità. Tale lettera, però, è molto generica. Come posso tutelarmi e cosa devo fare?

La contestazione disciplinare, nella quale si precisano le mancanze riscontrate dall’azienda nell’attività del lavoratore, deve contenere alcuni elementi fondamentali che, soltanto, possono renderla valida [1].

Caratteri indispensabili della contestazione disciplinare sono infatti la specificità e la tempestività.

Per “specificità” si intende che la contestazione deve indicare precisamente le mancanze del lavoratore, con riferimento soprattutto alle norme del contratto collettivo applicato e del regolamento disciplinare aziendale violate; è invece “tempestiva” la contestazione mossa immediatamente dopo la commissione della violazione o la scoperta di essa.

La contestazione deve infine indicare un termine entro il quale il lavoratore ha il diritto di presentare le proprie giustificazioni, al fine di consentirgli di difendersi esponendo anche il proprio punto di vista.

Solo dopo aver garantito al lavoratore di presentare proprie osservazioni, l’azienda potrà applicare le conseguenti sanzioni disciplinari.

Nel caso di specie manca un preciso richiamo alle norme del CCNL ritenute violate, manca l’indicazione della data, o almeno del periodo, in cui la supposta mancanza si ritiene sia stata commessa. Non viene infine data alcuna possibilità al lavoratore di presentare osservazioni a propria difesa, con immediata revoca dell’incarico assegnato.

Ritengo pertanto che la comunicazione ricevuta non possa considerarsi una contestazione disciplinare, o quantomeno una contestazione d’addebito legittima.

Potrebbe allora trattarsi di una comunicazione con la quale l’azienda si cautela per prevenire qualsivoglia futura pretesa del lavoratore circa l’avvenuto svolgimento di mansioni superiori, facendo presente che, comunque, l’attività assegnata non è stata correttamente svolta, tanto da rendersi necessaria la revoca del relativo incarico.

Non dovrebbe conseguire alla lettera in parola alcuna ripercussione. È molto probabile che il lavoratore, sollevato dall’incarico di responsabile ad interim, verrà adibito nuovamente alle mansioni per le quali è stato assunto o a mansioni equivalenti, come nel periodo precedente la sostituzione del/la collega in maternità.

Il dipendente non è obbligato a rispondere a tale missiva, tuttavia è assolutamente libero di presentare proprie osservazioni scritte (e consiglierei di farlo!) ed eventuali giustificazioni al proprio operato. Ciò soprattutto al fine di spiegare al datore di lavoro come, in ogni caso, egli si sia adoperato al meglio nell’adempimento dell’incarico di responsabilità assegnato, nel pieno rispetto del dovere di diligenza.

note

[1] Ai sensi dell’art. 7, l. 300/1970 (c.d. Statuto dei Lavoratori).

Autore immagine: 123rf . com


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