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Quanto costa comprare e vendere azioni 

14 Novembre 2021 | Autore:
Quanto costa comprare e vendere azioni 

Quali sono e a quanto ammontano le commissioni di compravendita dei titoli in banca e nel trading online? Come sapere se ci sono canoni e costi aggiuntivi?

Se sei interessato ad investire in borsa una delle informazioni essenziali che devi conoscere riguarda l’entità delle commissioni, cioè quanto costa comprare e vendere azioni. Le banche e gli altri intermediari finanziari si fanno pagare per le operazioni che svolgono per tuo conto. Le commissioni vengono calcolate in percentuale sul valore dei titoli scambiati e, dunque, rappresentano un costo per l’investitore. L’entità delle commissioni dipende dal tipo di titoli e dal mercato di riferimento; di solito, è più bassa per le azioni nazionali, quelle quotate alla borsa di Milano, e cresce sui listini esteri, come Wall Street. 

Con l’avvento di Internet il costo di compravendita dei titoli si è abbassato: le banche hanno ridotto notevolmente le commissioni e, oggi, parecchi broker online consentono di aprire un account quasi completamente gratuito per gli investitori privati non professionali. Oltre alle commissioni applicate su ciascuna compravendita, però, molti istituti applicano anche delle commissioni di amministrazione e di gestione. Questi oneri vengono calcolati a periodo (annuale, mensile o trimestrale) e in misura fissa su ciascun portafoglio, a prescindere dall’importo depositato e dalle movimentazioni effettuate. 

Per sapere quanto costa comprare e vendere azioni bisogna considerare tutte queste voci, variamente denominate, che all’apparenza sembrano trascurabili ma in realtà impattano molto sulle spese che l’investitore deve sopportare, soprattutto quando le operazioni sono frequenti o di piccolo importo: infatti, in questi casi, le spese erodono molto il guadagno ritraibile dall’investimento o addirittura lo annullano, facendo arricchire soltanto l’intermediario. 

Come acquistare e vendere titoli in Borsa?

I privati possono comprare e vendere titoli azionari quotati solo attraverso intermediari autorizzati dalle autorità (Banca d’Italia e Consob) ad operare sui mercati regolamentati, come le Borse valori e gli altri sistemi multilaterali di negoziazione (Mft), dando esecuzione agli ordini di acquisto e vendita provenienti dai loro clienti.  

È possibile formulare gli ordini di acquisto o di vendita di azioni alla propria banca (fisica o online) o presso la società di intermediazione mobiliare di cui si è clienti. In passato, gli ordini venivano fatti allo sportello o per telefono, ma con l’avvento di Internet e dei sistemi di home banking tutti gli operatori hanno realizzato delle piattaforme online 24 ore su 24, che consentono ai clienti di accedere direttamente e di inserire facilmente i loro ordini nel sistema in modo veloce e intuitivo, con pochi clic. 

Le commissioni di compravendita titoli 

Per erogare il servizio di compravendita di titoli azionari quotati sui mercati di tutto il mondo gli intermediari si fanno pagare, applicando un costo espresso in termini di commissione sulle operazioni svolte. La commissione può essere di ammontare fisso (in genere, di pochi euro al mese), ma più frequentemente viene applicata in modo proporzionale, sul valore della transazione. La maggior parte delle banche prevede attualmente una commissione che si aggira attorno al 2 per mille, cioè è pari allo 0,2% dell’importo di ciascun ordine di acquisto o di vendita.  

Come ti abbiamo anticipato in premessa, negli ultimi anni, l’importo delle commissioni si è notevolmente abbassato, soprattutto a causa della concorrenza degli istituti che operano esclusivamente online: oggi, molti di essi offrono addirittura commissioni pari a zero e anche le banche tradizionali si sono dovute, almeno in parte, adeguare a questo andamento. 

Alcune piattaforme di trading offrono commissioni decrescenti all’aumentare delle operazioni: ad esempio, chi supera un determinato numero di scambi giornalieri, settimanali o mensili pagherà una percentuale inferiore su ciascuna operazione rispetto alla commissione base, che è più elevata. In questo modo, chi opera di più spende, proporzionalmente, di meno.  

Il canone per il servizio di trading 

In alternativa, o in aggiunta, alle commissioni di compravendita, alcuni istituti prevedono il pagamento di un importo fisso mensile predeterminato, cioè una sorta di canone di abbonamento, per poter utilizzare il servizio di trading nelle sue varie funzionalità (alcuni piani prevedono un canone base e formule “premium” per un’operatività più estesa o per servizi di analisi di dati e di fornitura di tabelle, notizie ed altre informazioni sull’andamento dei mercati).  

Questo importo rimane di solito invariato a prescindere dal numero di operazioni svolte, ma esistono anche profili misti, con formule in cui i clienti possono scegliere, ad esempio, di pagare solo il canone fisso, ma di importo leggermente più elevato, oppure un importo inferiore al quale si aggiungono le commissioni variabili calcolate di volta in volta sul valore delle operazioni svolte o forfettizzate.  

I costi aggiuntivi: quali sono e quanto incidono?

I canoni e le commissioni applicate sull’acquisto e sulla compravendita delle azioni non esauriscono i costi da considerare. Molte banche prevedono dei costi ulteriori per la tenuta del conto titoli, nel quale sono contabilizzate e custodite le azioni possedute nel portafoglio dell’investitore o del risparmiatore. Queste spese di gestione del rapporto titoli vanno pagate periodicamente anche se non si effettuano operazioni nel periodo di riferimento: sono dovute semplicemente in base alla presenza di titoli detenuti in portafoglio e, dunque, custoditi dalla banca. A fronte di ciò, l’istituto di credito offre anche il servizio di accredito dei dividendi azionari e delle cedole dei titoli obbligazionari. 

In base alla tipologia di contratto e di operazioni svolte, possono essere previsti dei costi aggiuntivi che non sono direttamente collegati alle singole operazioni di acquisto o di vendita dei titoli. Ad esempio, se la tua banca ti offre un servizio di consulenza finanziaria, mettendoti a disposizione un esperto dedicato a gestire i tuoi investimenti e a programmare le operazioni da svolgere in base all’andamento dei mercati, dovrai pagare delle commissioni di gestione del portafoglio finanziario.

Le commissioni sul trading online

Nel trading online, che come abbiamo visto è interamente automatizzato ed è fruibile da qualunque dispositivo connesso ad Internet (pc, tablet, smartphone), i broker che applicano commissioni zero alla clientela guadagnano in altri modi, ad esempio prevedendo un piccolo costo percentuale basato sullo spread (differenza tra il prezzo di acquisto e il prezzo di vendita del titolo nel momento in cui viene eseguita l’operazione) o una commissione per le operazioni a leva: sono quelle, altamente speculative, che amplificano l’effetto economico dell’operazione ed equivalgono ad un finanziamento concesso dall’intermediario per le somme di cui il cliente non dispone.

Alcuni contratti di trading online come i Cfd (contratti per differenza) prevedono anche una commissione di rollover, detta anche overnight, che si applica se una posizione viene mantenuta aperta durante le ore notturne. Ricorda che se compri o vendi titoli azionari denominati in valute diverse dall’euro – ad esempio, in dollari statunitensi – il tuo intermediario molto probabilmente applicherà una commissione di conversione, parametrata in base al tasso di cambio, nel momento in cui occorrerà convertire la valuta.

Commissioni: come sapere a quanto ammontano? 

Ogni consumatore, quando apre un conto che offre l’operatività di trading online, ha diritto di conoscere in anticipo, prima di sottoscrivere il contratto, i tipi di commissioni applicate e il loro esatto ammontare, fisso o percentuale. Questi dati devono essere espressi in modo chiaro nel prospetto, o foglio informativo, che la società ha l’obbligo di esibire e consegnare al cliente. Se in seguito l’operatore decide di modificare queste condizioni contrattuali, deve comunicare per iscritto le variazioni al cliente, che se non vuole accettarle ha diritto di recedere dal contratto senza subire alcuna penalità.  

Conviene, quindi, dedicare un po’ di tempo ad esaminare le varie proposte disponibili prima di decidere a quale banca, intermediario o broker online affidarsi, analizzando i costi e comparandoli in modo da trovare le offerte più convenienti. Nella scelta, molto dipenderà dall’ammontare dei capitali investiti e dal tipo di operazioni svolte: ad esempio, un trader che opera con frequenza sui mercati esteri e svolge molte operazioni al giorno troverà più proficua un’offerta a commissioni zero, mentre un investitore che compie poche operazioni nell’anno, ma di importo elevato, preferirà una soluzione a canone fisso. 



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