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Violazione di domicilio: quando scatta il reato?

15 Novembre 2021 | Autore:
Violazione di domicilio: quando scatta il reato?

Basta introdursi senza avvisare o ci vuole il rifiuto del proprietario ad entrare e a restare? Il delitto può essere commesso dal padrone di casa?

Le regole della buona educazione impongono che prima di entrare in una proprietà altrui si bussi e si chieda permesso. Solo se chi abita in quel luogo acconsente, si è autorizzati a varcare la soglia d’ingresso. Ma non è solo la buona educazione che richiede tale condotta: anche la legge prevede che nessuno si possa introdurre in una proprietà privata senza che il padrone di casa lo sappia. Altrimenti, si può essere accusati di violazione di domicilio. Quando scatta il reato?

Si tratta di una materia che ha tante sfumature. Ad esempio: il proprietario di un immobile può commettere violazione di domicilio a casa sua, ma solo quando ci abita un altro (ad esempio, un suo inquilino). Non è reato superare il cancello d’ingresso solo con una gamba e un braccio ma occorre che l’intruso sia entrato con tutto il corpo. Può scattare la violazione di domicilio anche dopo che il proprietario ha invitato l’intruso ad entrare. Insomma, le variabili sono tante. Ne parliamo di seguito, sia per capire quando scatta il reato di violazione di domicilio sia per vedere che cosa si rischia.

Cosa si intende per domicilio?

Può sembrare banale, ma il primo punto su cui soffermarsi per sapere quando scatta il reato di violazione di domicilio è proprio quello che riguarda la definizione di domicilio, cioè dello spazio violato.

In questo contesto non bisogna pensare al concetto riduttivo di domicilio come definito dal Codice civile, ovvero come la sede principale di affari ed interessi. Ai fini penali, infatti, per domicilio si intende anche l’abitazione, qualsiasi altro luogo di privata dimora e le relative pertinenze.

Se ne deduce che ci può essere violazione di domicilio quando si entra senza autorizzazione in una seconda casa in cui magari si trascorrono tre o quattro mesi all’anno e, quindi, non rappresenta l’abitazione principale. Ma commette questo reato anche chi scavalca una recinzione e si sofferma in giardino, sul terrazzo o nel cortile di casa. Così come chi entra furtivamente in uno studio professionale, in una camera d’albergo, nell’ufficio di un’azienda privata.

Violazione di domicilio: i presupposti

Affinché si configuri il reato di violazione di domicilio [1], ci deve essere almeno uno di questi presupposti:

  • introdursi nell’abitazione o in un altro luogo di privata dimora o nelle sue pertinenze di proprietà altrui contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di impedirgli l’ingresso, oppure di nascosto o con l’inganno;
  • trattenersi in uno dei citati luoghi contro l’espressa volontà di chi ha il diritto di mandare via l’intruso.

Per fare qualche esempio, scatta la violazione di domicilio quando l’intruso:

  • chiede il permesso per entrare, gli viene negato da chi ne ha il diritto ma entra lo stesso;
  • scavalca una recinzione ed entra in un giardino o in un cortile;
  • si presenta come un impiegato di una società di fornitura di energia per poter accedere alla proprietà privata spiegando di dover fare dei controlli, quando in realtà lo scopo è diverso (magari vuole vendere un contratto di una determinata compagnia);
  • viene invitato ad andare via ma insiste nel restare all’interno della proprietà privata, anche facendo finta di uscire.

Altro presupposto per far scattare la violazione di domicilio è quello di entrare nella proprietà privata con tutto il corpo e non solo con una parte. Significa che non c’è reato quando una persona introduce un braccio o una gamba dalla recinzione oppure quando resta sulla soglia con un piede fuori.

Violazione di domicilio commessa dal proprietario

Il colmo sarebbe che il proprietario di un immobile possa far scattare il reato di violazione di domicilio a casa sua. E invece è un rischio concreto.

L’esempio più classico è quello di chi dà un appartamento in affitto e, quando l’inquilino è al lavoro o all’università, utilizza il proprio mazzo di chiavi per entrare e dare un’occhiata in giro, giusto per sapere come tiene i locali, se ha rotto o sporcato qualcosa, se è una persona ordinata o no.

Lo stesso vale per chi ha dato in comodato d’uso un’abitazione. Il concetto è che la violazione di domicilio non viene commessa solo nei confronti del proprietario dell’immobile ma, in generale, da chi ha il diritto di abitazione.

In sostanza, quando una persona acquisisce un diritto all’utilizzo esclusivo dell’immobile per gli scopi indicati nel contratto, il proprietario perde ogni diritto di godimento e di uso della casa nel preciso istante in cui consegna le chiavi dell’appartamento. Nel caso della locazione, dunque, l’inquilino ha il potere, oltre che il diritto, di impedire al proprietario che entri nella casa, a maggior ragione senza preavviso.

Violazione di domicilio da pubblico ufficiale

Il fatto di essere un pubblico ufficiale o di indossare una divisa non consente di entrare in una proprietà altrui quando e come si vuole. Pertanto, scatta il reato di violazione di domicilio anche per il pubblico ufficiale che, senza l’autorizzazione di un giudice o abusando del proprio potere, si introduce o rimane in un luogo abitato da un’altra persona o nelle pertinenze dell’immobile.

Violazione di domicilio: cosa si rischia?

Il Codice penale prevede per chi commette il reato di violazione di domicilio la reclusione da sei mesi a tre anni. In questo caso, si procede dietro querela della persona offesa.

Se il fatto viene commesso con violenza sulle cose o sulle persone, oppure se l’intruso è visibilmente armato (ha una pistola in pugno e non nascosta in un giubbotto), è prevista la reclusione da uno a cinque anni. Il delitto è procedibile d’ufficio.

Se il reato viene commesso da un pubblico ufficiale [2], è prevista la reclusione da uno a cinque anni e si procede d’ufficio. Se, però, il pubblico ufficiale si introduce nella proprietà altrui senza osservare le dovute formalità prescritte dalla legge, la reclusione è fino a un anno e si procede a querela della parte offesa.


note

[1] Art. 614 cod. pen.

[2] Art. 615 cod. pen.

Autore immagine: canva.com/


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