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I creditori possono reagire alla rinuncia all’eredità del debitore?

11 Settembre 2021
I creditori possono reagire alla rinuncia all’eredità del debitore?

Intendo donare un immobile a mio figlio. L’altro mio figlio e mia moglie vogliono rinunciare ad eventuali quote di legittima. I creditori di mio figlio (quello che rinuncerebbe alla legittima) possono in qualche modo reagire a questa sua rinuncia?

Occorre subito dire che in base all’articolo 557, 2° comma, del Codice civile i legittimari (cioè gli eredi a cui spetta, per legge, una quota di eredità) non possono rinunciare, finché vive il donante, al diritto di chiedere la riduzione delle donazioni né con una dichiarazione espressa, né prestando il loro assenso alla donazione.

Preciso che l’azione di riduzione è il tipo di processo che consente all’erede di integrare la sua quota legittima di eredità nel caso in cui la quota sia stata lesa a causa di donazioni o di disposizioni contenute nel testamento.

Questo vuol dire che sua moglie e suo figlio non possono, finché lei è in vita, rinunciare al loro diritto di chiedere la riduzione della donazione che lei ha fatto ad altro figlio (nel caso in cui questa donazione andasse a ledere le loro quote di legittima). In sostanza, ciò significa che non possono rinunciare alla quota di legittima finché lei è in vita.

Più in generale, in base all’articolo 458 del Codice civile, è nulla ogni rinuncia ai diritti che spettano ad una persona su di una successione non ancora aperta (cioè è nulla ogni rinuncia ai diritti che spettano su una successione, se la rinuncia viene fatta quando ancora è viva la persona della cui successione si tratta).

Questo significa che sua moglie e suo figlio, finché lei vive, non solo non possono rinunciare alla loro quota di legittima, ma non possono neppure rinunciare integralmente all’eredità.

Quindi, anche se nell’atto di donazione fosse inserita questa rinuncia, la rinuncia sarebbe nulla e sua moglie e suo figlio potrebbero ugualmente agire nei confronti dell’altro suo figlio per ottenere la parte di immobile occorrente ad integrare la loro quota di legittima o un conguaglio in denaro o agire (entro determinati limiti di tempo) anche nei confronti di chi nel frattempo dovesse aver acquistato l’immobile da sua figlio per ottenere la restituzione dell’immobile o l’equivalente in denaro.

Fatta questa premessa, occorre aggiungere che sarebbe invece valida una rinuncia all’azione di riduzione fatta da suo figlio dopo che lei sarà mancato.

Tuttavia, in questo caso, i creditori di suo figlio potrebbero avviare l’azione revocatoria ordinaria (in base all’articolo 2901 del Codice civile) e, contemporaneamente, l’azione surrogatoria (in base all’articolo 2900 del Codice civile) per far dichiarare dal giudice innanzitutto inefficace nei loro confronti la rinuncia all’azione di riduzione (cioè alla quota di legittima) fatta da suo figlio ed agire poi al posto di suo figlio con l’azione di riduzione per recuperare l’immobile oggetto di donazione e soddisfarsi dei loro crediti sulla quota di patrimonio ereditario a cui suo figlio aveva rinunciato (in un caso simile, in questo senso si è pronunciato il tribunale di Novara con sentenza n. 198 del 2013).

In sostanza, anche se suo figlio rinunciasse alla sua quota di eredità dopo che lei non ci sarà più, questo non escluderebbe la possibilità per i creditori di suo figlio (se la rinuncia di suo figlio dovesse compromettere le loro possibilità di soddisfarsi dei loro crediti) di aggredire ugualmente la parte dell’eredità che sarebbe andata a lui se non vi avesse rinunciato.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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