Diritto e Fisco | Articoli

Danni da fumo di sigaretta: c’è il risarcimento?

21 Agosto 2021 | Autore:
Danni da fumo di sigaretta: c’è il risarcimento?

In alcuni casi, la responsabilità viene attribuita al tabagista, in altri viene riconosciuto il danno. Ecco come la pensano i giudici.

Che il fumo faccia male non è, certo, una novità. Come non lo è il fatto che superare la dipendenza dalle sigarette sia molte volte complicato. Mettendo insieme questi due concetti, la conclusione più ovvia è che è sempre meglio non cominciare: la stragrande maggioranza dei fumatori è convinta di riuscire a contenere il numero delle sigarette entro una soglia accettabile (quelle 4 o 5 «fumatine» al giorno, dopo i pasti e dopo il caffè), ma sanno che avere il pacchetto in tasca significa superare spesso il limite. Le cinque sigarette diventano presto sette, poi nove o dieci, poi si aumenta ancora. Arrivare ad aprire il pacchetto la mattina per buttarlo via vuoto alla sera è questione di tempo. Se quest’abitudine, nonostante il rischio sia risaputo, continua e sorge una malattia (la più classica, il tumore ai polmoni), il fumatore se la può prendere con qualcuno? Per i danni da fumo di sigaretta c’è il risarcimento?

Verrebbe da dire che dipende dal tribunale presso il quale si avvia l’azione legale. Perché non tutti i giudici la pensano allo stesso modo. Una recente sentenza della Corte d’Appello di Roma, ad esempio, spiega che il fumatore è ben consapevole del rischio che corre facendo fuori una ventina di sigarette al giorno e che, pertanto (questo è il concetto, non la frase pronunciata dai giudici) se contrae una patologia collegata al fumo «se l’è andata a cercare». Diverso l’orientamento espresso qualche anno fa dal tribunale di Milano: il fatto che un tabagista sappia che il fumo «nuoce gravemente alla salute» non rende i produttori di tabacco esenti da responsabilità, poiché esercitano un’attività pericolosa. Nel primo caso, insomma, no al risarcimento per i danni da fumo di sigaretta. Nel secondo, invece, sì. Vediamo il perché di questa differenza di orientamenti.

Danni da fumo: perché il «no» al risarcimento?

Partiamo dall’ultima sentenza in ordine cronologico, cioè da quella depositata dalla Corte d’Appello di Roma [1] secondo cui il fumatore con una patologia provocata dall’abuso di sigarette non ha diritto al risarcimento.

I giudici capitolini escludono che si possa applicare il principio espresso dall’articolo del Codice civile secondo cui «qualunque fatto, doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno» [2]. Così come – si legge nella sentenza – non è nemmeno pertinente appellarsi alla norma secondo cui «chiunque cagiona danno ad altri nello svolgimento di un’attività pericolosa, per sua natura o per la natura dei mezzi adoperati, è tenuto al risarcimento, se non prova di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno».

Insomma, secondo la Corte d’Appello, la responsabilità per i danni alla salute del fumatore è da imputare solo al fumatore stesso. Nel caso esaminato dai giudici romani, a richiedere il risarcimento è stato un uomo che fin dalla giovane età fumava 20 sigarette al giorno e che, con l’avvento delle sigarette light, aveva aumentato la dose a 30 sigarette al giorno, convinto che «light» presupponesse un minor danno per la salute.

Evidentemente non è così, visto che ad un certo punto gli è stato diagnosticato un tumore ai polmoni come conseguenza del fumo di sigaretta. È qui che il tabagista incallito ha deciso di portare in tribunale l’Agenzia delle dogane e dei monopoli di Stato per chiedere un risarcimento del danno. Secondo lui, infatti, avrebbe aumentato il numero delle sigarette giornaliere da 20 a 30 perché sul pacchetto delle sigarette light c’è una «pubblicità ingannevole» che non avverte del reale rischio del prodotto.

Non è così, secondo la Corte d’Appello di Roma. I giudici ricordano innanzitutto che «nell’accertamento della responsabilità civile, il primo presupposto da verificare è l’esistenza del nesso eziologico tra quello che si assume essere il comportamento potenzialmente dannoso ed il danno che si assume esserne derivato». Da questo punto di vista, sostiene la Corte, il nesso di causalità non sussiste, poiché il fatto di diventare fumatore è una scelta «libera, consapevole ed autonoma» presa da una persona «dotata di capacità di agire». Detto in altro modo: il fatto che chi ora chiede il risarcimento del danno «aveva costantemente fumato almeno 20 sigarette al giorno sin da giovane età deve ritenersi comportamento da solo sufficiente a determinare l’evento dannoso successivo». L’abbiamo accennato prima: sembra di leggere, in pochissime parole, che se la sia cercata.

Danni da fumo: perché il «sì» al risarcimento?

Altra città, altro tribunale, altro parere, diametralmente opposto. Siamo a Milano, dove i giudici hanno esaminato alcuni anni fa il caso di un tabagista morto a 54 anni per un tumore ai polmoni causato dal fumo di sigaretta. Gli eredi hanno agito in tribunale per chiedere il risarcimento del danno all’amministrazione autonoma dei monopoli dello Stato di Barletta-Andria-Trani e alla nota compagnia produttrice di sigarette Philip Morris. E i giudici hanno detto di sì: il diritto al risarcimento c’è. Tant’è che è stato fissato in 800mila euro [3].

Da cosa nasce questa decisione? Il tribunale di Milano ha ricordato, innanzitutto, il pronunciamento della Cassazione [4] secondo cui l’attività di produzione e commercio delle sigarette deve essere collocata tra quelle «pericolose», visto che si mette a disposizione del consumatore un prodotto di per sé idoneo a causare dei danni, anche quando non se ne abusa.

Come detto prima, però, per pretendere il risarcimento ci deve essere la prova del nesso causale tra il fumo e il danno, in questo caso, il tumore che ha portato al decesso del fumatore. I giudici hanno ritenuto che, per dimostrare questo nesso causale, sia sufficiente il risultato di una consulenza tecnica d’ufficio effettuata durante il giudizio.

Viene richiesto anche al produttore e al distributore delle sigarette di provare che sono state messe in atto tutte le misure necessarie ad evitare il danno, attraverso una corretta informazione sugli effetti del fumo, come le scritte e le immagini obbligatorie sui pacchetti di sigarette. Ad oggi, i pacchetti devono anche riportare il numero verde messo a disposizione dal ministero della Salute per chi vuole smettere di fumare (per la cronaca, è 800 554088).

Le informazioni sui rischi del tabacco, però, sono diventate obbligatorie solo nel 1991. E, secondo i giudici milanesi, chi ha cominciato a fumare pesantemente molto prima potrebbe non essere stato sufficientemente informato sui rischi del vizio del fumo. Per questo motivo, si ritiene sussistente il nesso causale tra il consumo di sigarette e lo sviluppo del tumore polmonare.

Per dirla in altro modo: se una persona comincia a fumare negli anni ’70 un pacchetto di sigarette al giorno e muore nel 2005 per un tumore ai polmoni causato dal fumo, gli eredi – secondo il tribunale di Milano – avrebbero diritto al risarcimento. Sempre che la consulenza tecnica d’ufficio riesca a dimostrare che il danno da fumo provocato tra gli anni ’70 ed il 1991 (anno in cui è scattato l’obbligo delle scritte sui pacchetti di sigarette) è stato determinante per lo sviluppo successivo del tumore.


note

[1] Corte appello Roma sent. n. 3376/2021.

[2] Art. 2043 cod. civ.

[3] Trib. Milano sent. dell’11.07.2014.

[4] Cass. sent. n. 26516.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

8 Commenti

  1. I danni del fumo di sigaretta dovrebbero essere ormai noti a tutti. Non ci si può nascondere dietro a un dito e dire: io non lo sapevo. Il fumo nuoce gravemente alla salute, quindi prima si smette e meglio è. Ovviamente, l’ideale sarebbe non prendersi mai questo maledetto vizio.

  2. Mio zio è stato davvero male a causa di un tumore ai polmoni che lentamente se l’è portato via. Sapeva bene che stava arrivando il suo momento così, fino alla fine, ha continuato a fumare. Era affaticato, nervoso, arreso. La malattia lo ha stroncato. E’ stato terribile vederlo in quelle condizioni. Speravo che i miei cugini, nel vedere ciò che era capitato al loro papà, smettessero di fumare…Invece, continuano a fumare con costanza…

  3. Non ha senso chiedere il risarcimento del danno perché hi fuma è consapevole dei pericoli a cui va incontro. Chiaramente, ognuno fa le sue scelte nella vita. Quando dici ad un fumatore che la sigaretta fa male, lui ti risponde spesso che ci sono tante cose che nella vita ti possono far male. E qui non ci piove. Ma perché sfidare la sorte e fumare consapevoli dei rischi del fumo?!

  4. Ma dico io perché si spendono soldi per qualcosa che può far male alla propria salute? Se il fumatore si mettesse da parte il gruzzoletto che ogni giorno spende per un pacco di sigarette, a fine anno si troverebbe un tesoretto che potrebbe consentirgli di farsi una bella vacanza o di acquistare qualcosa che per un motivo o per un altro ha pensato che fosse troppo costosa

  5. Si spendono soldi per le sigarette che possono portare dei danni alla salute. Ci si ammala e poi si chiede il risarcimento dei danni per la patologia causata da quello stesso fumo si sigaretta per cui all’inizio sono state spesi i propri soldi. Ma c’è dell’arguzia in questo ragionamento? Il fumatore mette davvero in conto queste cose in maniera lucida?

  6. Io non capirò mai i fumatori. Conosco persone che accendono e spengono le sigarette senza rendersene conto. Ormai, diventano gesti automatici a cui non si fa neppure caso e non si tiene conto del tempo intercorso tra una sigaretta e l’altra. Questo mi fa capire che la dipendenza è arrivata a livelli estremi per cui è importante richiedere l’intervento di esperti che possano aiutare il fumatore a smettere

  7. Mio nonno ha smesso di fumare dopo tanti anni ed ha notato sin da subito i benefici. Il medico gli disse di smettere perché rischiava di avere gravi ripercussioni sulla sua salute. E quello stesso medico era un fumatore incallito che non riusciva a smettere. Mio nonno è riuscito a sopravvivere per tanti altri anni, mentre il medico è morto dopo poco tempo

  8. Fare causa ad un’azienda che produce sigarette mi sembra assurdo perché sui pacchetti è chiaramente scritto che il fumo fa male alla salute quindi il fumatore ha delle chiare avvisaglie sui pericoli del fumo non solo tramite le scritte ma anche attraverso le immagini che vengono riportate. I fumatori però fanno orecchie da mercante e non badano ai segnali indicati sui pacchetti e non ascoltano le parole dei loro cari preoccupati per la loro salute

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube