Diritto e Fisco | Articoli

Prova contraria e processo civile

15 Novembre 2021 | Autore:
Prova contraria e processo civile

Prova diretta e indiretta: cosa significa? Come dimostrare l’inesistenza dei fatti raccontati dalla controparte?

Tutti in giudizio hanno il diritto di poter dimostrare le proprie ragioni. Per farlo, occorre avvalersi di mezzi adeguati, come ad esempio documenti, perizie, fotografie e filmati. Tuttavia, la prova in assoluto più utilizzata è la testimonianza, cioè la narrazione che viene resa da una persona estranea ai fatti di causa. La testimonianza ha valore perché è resa sotto giuramento: chi mente commette reato. Con questo articolo ci occuperemo di un particolare tema: quello della prova contraria nel processo civile.

Va subito fatta una premessa importante ai fini della corretta comprensione di ciò che si dirà. La legge italiana non prevede la possibilità di presentare in giudizio testi a sorpresa. Dimenticate quindi tutti i film e telefilm americani in cui l’avvocato, come un mago che estrae un coniglio dal cilindro, all’improvviso fa comparire il supertestimone che sbroglia il caso. Per garantire il diritto di difesa, è previsto che ciascuna parte depositi, con largo anticipo, le proprie memorie difensive contenenti non solo i nominativi delle persone che si vogliono sentire come testimoni, ma anche le circostanze che agli stessi devono essere sottoposte.

In altre parole, l’avvocato deve rendere nota alla controparte non solo la propria lista testi, ma anche le domande che intende fare. Perché? Proprio per garantire la prova contraria nel processo civile. Vediamo di cosa si tratta.

Prova contraria: cos’è?

Nel processo civile, la prova contraria consiste nel diritto di poter replicare al mezzo di prova della controparte processuale.

La prova contraria consiste in quel fatto (un documento, una foto, una testimonianza, ecc.) che è capace di smentire quanto intende dimostrare la parte avversaria con le proprie prove.

Detto ancora in altri termini, la prova contraria ha per oggetto l’inesistenza del fatto che l’altra parte intende dimostrare. Un esempio renderà tutto molto più chiaro.

Tizio chiama come testimone Caio affinché dica al giudice che Sempronio ha un debito di mille euro. Sempronio ha diritto alla prova contraria, che consiste nella possibilità di poter smentire quanto affermerà Caio. La prova contraria, in questo caso, serve a negare l’esistenza del debito.

Prova contraria nel processo civile: in cosa consiste?

La prova contraria può consistere tanto nell’indicazione di testimoni (come in genere avviene) quanto nella produzione di nuovi documenti, purché abbiano come scopo quello di smentire quanto sostenuto dalla controparte.

Nel processo civile, inoltre, la prova contraria può essere di due tipi: diretta e indiretta. Analizziamole entrambe.

Prova contraria diretta: cos’è?

Nel processo civile, la prova contraria è diretta quando si chiede al giudice di sottoporre i capitoli di prova formulati dalla parte avversa anche ai propri testimoni.

In altre parole, con la prova contraria diretta si chiede al giudice che anche i propri testi rispondano alle domande indicate dalla controparte negli scritti difensivi.

Prova contraria indiretta: cos’è?

Nel processo civile, la prova contraria è indiretta quando verte su nuovi capitoli formulati ad hoc, volti a dimostrare fatti incompatibili con quelli che intende dimostrare l’avversario, con l’indicazione specifica delle persone da interrogare.

La differenza tra i due tipi di prova contraria è dunque chiara: mentre la prova diretta serve a sottoporre le stesse circostanze indicate dalla controparte anche ai propri testi (affinché le smentiscano), la prova indiretta consente di elaborare nuovi capitoli di prova, affinché contraddicano quanto sostenuto dalla parte avversa.

Il fine è sempre lo stesso; cambia solo la modalità con cui si intende smentire quanto sostenuto da controparte.

Prova contraria: come funziona nel processo civile?

Spiegato cos’è la prova contraria (diretta e indiretta), vediamo ora come funziona all’interno del processo civile.

Come detto in apertura, la legge italiana non consente mosse a sorpresa: tutti i mezzi di prova di cui ci si intende avvalere devono essere enunciati nei propri scritti difensivi, nei termini stabiliti.

Poiché la prova contraria presuppone che le parti abbiano formulato le prove da ammettere a sostegno delle proprie ragioni, la legge ha stabilito che l’ultima memoria difensiva (almeno con riferimento alla fase introduttiva del giudizio) sia destinata proprio all’articolazione della prova contraria [1].

Dunque, solo all’esito dello scambio delle memorie istruttorie (cioè, quelle che contengono l’indicazione di tutti i mezzi di prova di cui ci si intende avvalere) si potrà formulare la prova contraria. Non potrebbe essere diversamente, visto che la prova contraria nasce proprio per smentire la tesi sostenuta dalla controparte con i propri mezzi di prova.

La prova contraria è dunque l’ultima fase dell’istruttoria, nel senso che dopo di essa non è possibile chiedere al giudice l’ammissione di ulteriori prove.


note

[1] Art. 183, Vi co., nr. 3, c.p.c.

Autore immagine: canva.com/


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube