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Causale bonifico trasferimento fondi 

16 Novembre 2021 | Autore:
Causale bonifico trasferimento fondi 

Cosa bisogna scrivere nel modulo bancario o postale per documentare correttamente l’operazione e mettersi al riparo da contestazioni?

Quando compili un bonifico bancario o postale allo sportello, o lo inserisci via Internet, devi sempre indicare la causale, cioè il motivo per cui stai disponendo il trasferimento dei fondi. È un’indicazione necessaria, altrimenti l’operazione non viene accettata; ma non è vincolante, nel senso che non ha un valore assoluto, bensì soltanto presuntivo (se scrivi che stai facendo un regalo mentre in realtà stai prestando soldi a tasso usurario, la causale non ti salverà da un processo). Comunque si tratta di un dato che può giocare un ruolo essenziale, specialmente quando si tratta di ricostruire a distanza di tempo i movimenti sul conto. Vediamo allora cosa bisogna scrivere nella causale del bonifico per trasferimento fondi per documentare correttamente l’operazione svolta ed anche per mettersi al riparo dalle possibili contestazioni fiscali future. 

Innanzitutto, non esiste una causale tipica, cioè espressa con formule vincolate e sacramentali e, dunque, da considerarsi “giusta” e valida per definizione. Nella causale, puoi scrivere tutto quello che vuoi (nei limiti dello spazio disponibile: i moduli online non superano i 140 caratteri, perciò bisogna essere sintetici), anche accompagnando il tuo bonifico con frasi scherzose o espressioni sentimentali, ma devi stare attento su due versanti: la tua controparte, cioè chi riceve il denaro, e il Fisco. Ad esempio, se stai pagando una fattura emessa da un tuo amico, ma nella causale per sbaglio scrivi che si tratta di una donazione spontanea, un domani il fornitore potrà chiederti quei soldi e sarà piuttosto difficile per te dimostrare di aver già pagato con quel bonifico.

I problemi maggiori, però, si verificano con l’Amministrazione finanziaria: le spese che si possono scaricare dalle tasse, come i bonus per i lavori edilizi, devono riportare la causale esatta e completa, altrimenti non verranno riconosciute e la detrazione fiscale non sarà ammessa. E soprattutto l’Agenzia delle Entrate può chiederti conto, anche a distanza di anni, delle ragioni del trasferimento dei fondi avvenuto in favore di altri soggetti, o ricevuto da essi. Questo vale anche se si tratta di uno spostamento di somme tra parenti stretti, come quando un genitore dona soldi ai figli per un ammontare consistente. Qui, la causale del bonifico può avere un valore determinante per dimostrare il motivo dell’attribuzione patrimoniale. A seguire, ti spiegheremo come comportarti in questi casi.

Causale del bonifico: cos’è e a cosa serve?

La causale è la descrizione testuale che accompagna ogni operazione di bonifico; viene registrata e conservata nell’archivio informatico della banca insieme agli altri dati (data, importo, conto di destinazione, codici contabili), e serve ad esporre la ragione del trasferimento dei fondi che è stato disposto ed eseguito. I motivi per i quali viene effettuato un bonifico possono essere vari: un regalo a un figlio, a un parente o a un amico, la dazione di una somma per l’adempimento di un contratto, il pagamento di un debito, di una rata del mutuo o dell’assegno di mantenimento, l’elargizione o la restituzione di un prestito e molto altro ancora. 

Trasferimento fondi con bonifico e accertamenti fiscali

Il Fisco esamina i movimenti bancari sui conti correnti per individuare redditi percepiti in nero e altri proventi non dichiarati: tutte le operazioni di versamento e prelievo svolte dai contribuenti – specialmente se sono imprenditori, commercianti, professionisti o lavoratori autonomi – possono essere utilizzate per ricostruire la base imponibile da sottoporre a tassazione. E il bonifico ricevuto o disposto è una forma di accredito, o di addebito, tracciata ed esattamente documentata dalle risultanze bancarie cui l’Amministrazione finanziaria può accedere per legge [1].

Neanche i lavoratori dipendenti e i pensionati sono immuni dagli accertamenti, se ricevono bonifici per cifre consistenti, anche quando sono frazionate nel corso del tempo. Se l’Agenzia delle Entrate svolge un accertamento e contesta la presenza di bonifici considerandoli redditi non dichiarati, la descrizione contenuta nella causale può servire per individuare la natura del movimento finanziario; ma, essendo una dichiarazione di parte, non fornisce alcuna certezza legale ed ha un valore presuntivo, che tuttavia può rivelarsi utile a contrastare la pretesa fiscale. 

Quali regole per compilare la causale di un bonifico? 

La legge non impone di adottare formule prestabilite per le causali dei bonifici, con l’unica eccezione del bonifico parlante che tra poco ti descriveremo. In molti casi, però, una causale esatta e precisa può mettere al riparo da molte contestazioni. Ad esempio, quando paghi la fattura di un fornitore è buona regola riportare nella causale del bonifico il numero del documento fiscale di riferimento, specificando se il pagamento avviene in acconto o a saldo. 

Quando si tratta di obbligazioni da adempiere a scadenze periodiche e programmate, come il pagamento del canone di affitto, delle quote condominiali o della rata di un mutuo, è bene specificare, nella causale, il periodo al quale il versamento si riferisce: ad esempio, «canone locazione settembre 2021», o «quota spese condominiali 5° bimestre esercizio 2021» e, se c’è più di un immobile, è opportuno riportare nella causale a quale di essi si riferisce il pagamento. 

Se il motivo del bonifico è quello di fare un regalo ad un membro della famiglia, per evitare contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate è opportuno chiarire nella causale qual è il motivo dell’elargizione: ad esempio, donazione, o contributo, per acquisto autovettura, mobili, spese di ristrutturazione, acquisto casa (oppure regalo per matrimonio, compleanno, laurea o altro evento), specificando anche il rapporto di parentela (figlio, nipote, ecc.). Alla stessa maniera si procederà quando si tratta di contributi alle spese di mantenimento del coniuge, dei figli o di altri parenti non conviventi, ad esempio per gli studenti universitari fuori sede.

Se, invece, non si tratta di una donazione ma di un prestito, per evitare equivoci va chiarito nella causale che si tratta di un prestito infruttifero, cioè senza interessi; in tal caso, è preferibile che oltre al bonifico vi sia una scrittura privata tra le parti, possibilmente registrata, per documentare l’entità e l’epoca di questa dazione.

Causale bonifico parlante 

Il bonifico parlante è quello che contiene informazioni ulteriori a quelle di base: è necessario ricorrervi per non perdere il diritto ad alcune detrazioni fiscali, come quelle previste per i lavori edilizi e nei vari bonus casa. 

Oltre ai dati tipici di un bonifico ordinario, il bonifico parlante contiene: 

  • il codice fiscale del beneficiario della detrazione, cioè di colui che la esporrà nella propria dichiarazione dei redditi; 
  • il codice fiscale o la partita Iva dell’imprenditore, del professionista o dell’artigiano che ha eseguito gli interventi pagati con quel bonifico; 
  • la norma di legge alla quale l’agevolazione si riferisce, ossia quella che consente di applicare la detrazione fiscale [1]. 

Se per errore hai effettuato un bonifico ordinario, anziché un bonifico parlante, e rischi di perdere le agevolazioni fiscali, dovrai integrare l’operazione con un atto notorio riportante le informazioni mancanti nel bonifico (leggi “Come rimediare nel caso di bonifico non parlante”).

Causale per trasferimento fondi con giroconto 

Il giroconto è un trasferimento di fondi che avviene tra conti correnti intestati al medesimo soggetto. Uno dei due conti – quello di provenienza delle somme e quello di destinazione – può essere cointestato con altre persone. I casi più comuni di giroconto avvengono tra il conto corrente aziendale, o professionale, e quello familiare, oppure tra il conto corrente singolo e quello cointestato con il coniuge o altri familiari. 

Il trasferimento di fondi con giroconto, se non è collegato ad altre operazioni rientranti in uno schema più ampio (ad esempio, una costituzione di provvista di valuta all’estero), non è rilevante ai fini fiscali o antiriciclaggio, perché non realizza un passaggio di denaro tra soggetti diversi, ma costituisce un semplice spostamento di somme tra due rapporti di conto corrente bancario, o postale, appartenenti al medesimo proprietario. Perciò, nell’indicazione della causale, è sufficiente scrivere «giroconto» perché l’operazione sia validamente esplicata: al di là della descrizione fornita, è significativo il dato obiettivo dell’intestazione dei rapporti in capo allo stesso soggetto. Se si vuole, si può anche specificare sinteticamente, a titolo di promemoria personale, qual è stato il motivo dell’accredito della provvista sul conto di destinazione. 


note

[1] Art. 32 D.P.R. n. 600/1973.

[2] Art. 16 bis D.P.R. n. 917/1986 (per il Superbonus 110% la norma è l’art. 119 del D.L. n. 34/2020, conv. in L. n. 77/2020).


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