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Come assumere un cittadino comunitario?

15 Novembre 2021 | Autore:
Come assumere un cittadino comunitario?

Assunzione di un lavoratore con cittadinanza europea: adempimenti e possibilità di soggiornare in Italia.

In Italia è possibile assumere, nell’ambito della generalità dei rapporti di lavoro subordinati, sia cittadini italiani che stranieri, appartenenti all’Unione europea o extracomunitari. Dell’assunzione di cittadini extracomunitari abbiamo parlato nella guida all’assunzione di lavoratori stranieri. Ma come assumere un cittadino comunitario?

A questo proposito, è bene sapere che i cittadini dell’Unione europea hanno il diritto di circolare e soggiornare liberamente nel territorio italiano e possono svolgere ogni tipo di attività, sia autonoma che subordinata, alle stesse condizioni dei cittadini italiani.

Pertanto, il datore di lavoro che intende instaurare un rapporto di lavoro subordinato con un lavoratore comunitario di qualsiasi tipologia, a tempo determinato o indeterminato, stagionale o domestico, deve seguire gli ordinari adempimenti previsti per l’assunzione di un cittadino italiano. Bisogna però tenere presente che sono previste condizioni diverse, per i cittadini comunitari, in merito al soggiorno in Italia, a seconda della sua durata, inferiore o superiore a 3 mesi.

Assunzione lavoratore domestico

Per assumere un collaboratore domestico (colf, badanti, giardinieri, governanti, babysitter…), successivamente alla sottoscrizione del contratto di lavoro- lettera di assunzione, devi inviare un’apposita comunicazione all’Inps, entro le ore 24 del giorno precedente l’avvio dell’attività lavorativa. Puoi comunicare l’assunzione:

  • tramite la procedura on-line sul portale web dell’Inps;
  • tramite il contact center integrato Inps al numero 803.164, gratuito da rete fissa, o al numero 06.164.164 da rete mobile;
  • tramite patronato;
  • tramite intermediari abilitati, come i consulenti del lavoro.

Qui trovi la guida all’assunzione dei lavoratori domestici.

Assunzione lavoratore subordinato

Per assumere un lavoratore subordinato non domestico, bisogna innanzitutto stipulare il contratto di lavoro: il contratto deve essere soltanto firmato da datore e lavoratore e conservato da entrambe le parti, non è necessario registrarlo.

È obbligatorio, però, comunicare ai servizi per l’impiego del proprio territorio l’avvio del rapporto di lavoro, assieme ai suoi dati essenziali. La comunicazione di assunzione deve avvenire almeno entro le ore 24 del giorno prima dell’inizio dell’attività, attraverso il modello Co Unilav.

Nel modello Co Unilav, in particolare, devono essere riportati:

  • i dati del datore di lavoro: denominazione, sede legale e sede operativa, codice Ateco dell’attività svolta, codice fiscale, recapiti;
  • i dati del lavoratore: nome, cognome, data e luogo di nascita, codice fiscale, indirizzo;
  • i dati del rapporto di lavoro: data di assunzione, eventuale data di termine del rapporto, eventuale durata del periodo di formazione (in caso di apprendisti), codice Inps e Inail del datore di lavoro, tipologia di rapporto (ad esempio a tempo determinato, indeterminato, apprendistato…); bisogna poi indicare se si tratta di lavoro stagionale, in mobilità o di socio lavoratore, il tipo di orario (tempo pieno, tempo parziale orizzontale, verticale o misto), le ore settimanali medie di lavoro, la qualifica professionale Istat (ad esempio aiuto commesso), il contratto collettivo applicato, il livello d’inquadramento, la retribuzione annua prevista e se si tratta di un rapporto di lavoro in agricoltura;
  • infine, nella sezione dati invio vanno riportati i dati di chi effettua la comunicazione Unilav (ad esempio del consulente del lavoro).

Documenti per assunzione

Assumere un lavoratore richiede diverse pratiche e adempimenti: la procedura da seguire e la documentazione necessaria possono differire notevolmente, in base alla tipologia di rapporto lavorativo che si vuole attivare.

Tra i rapporti per i quali la procedura di assunzione risulta più semplice vi sono senza dubbio i rapporti di lavoro domestico ed i cosiddetti nuovi voucher (contratto di prestazione occasionale e libretto famiglia). Tra le procedure più complesse vi sono senza dubbio quelle che riguardano l’assunzione di lavoratori stranieri extracomunitari.

Ma, per quanto riguarda un lavoratore comunitario, con rapporto di lavoro subordinato ordinario, quali sono i documenti per assunzione? Lo straniero comunitario che faccia ingresso in Italia deve essere in possesso di un documento d’identità valido per l’espatrio, ossia della carta d’identità o del passaporto in corso di validità [1].

I documenti che devono essere richiesti al lavoratore all’atto dell’assunzione non si limitano alla carta d’identità e al codice fiscale: a seconda della tipologia del rapporto di lavoro e della categoria a cui appartiene il lavoratore, difatti, devono essere presentati numerosi documenti e dichiarazioni, da quelli relativi alla corresponsione degli assegni familiari, alle informazioni previdenziali, ai certificati di abilitazione. Qui la guida ai documenti per l’assunzione.

Cittadini comunitari che soggiornano per meno di 3 mesi

Sino a un massimo di 3 mesi, i cittadini dell’Unione hanno il diritto di soggiornare nel territorio nazionale senza alcuna condizione o formalità, salvo il possesso del documento d’identità valido per l’espatrio.

Non è necessario dichiarare la propria presenza nel territorio nazionale con un’apposita “dichiarazione di presenza” presso un Ufficio di Polizia, ma è comunque consigliabile, entro 8 giorni dall’ingresso in Italia: difatti, se lo straniero non riesce a provare di essere in Italia da meno di 3 mesi, è considerato soggiornante da più di 3 mesi.

Cittadini comunitari che soggiornano per più di 3 mesi

Il cittadino dell’Unione europea può soggiornare in Italia per più di 3 mesi a condizione che:

  • sia un lavoratore subordinato o autonomo in Italia;
  • sia in possesso di un’assicurazione sanitaria valida per almeno 1 anno (per i non lavoratori) o di un formulario comunitario (come il modello S1);
  • disponga di risorse economiche tali da non diventare un onere per il sistema di assistenza sociale dello Stato estero (da valutarsi caso per caso sulla base della situazione complessiva dell’interessato [2]);
  • si iscriva all’anagrafe del Comune di dimora, presentando la documentazione richiesta dal singolo Comune; a questo proposito, deve ottenere l’attestazione di richiesta di iscrizione anagrafica, che ha sostituito la carta di soggiorno per cittadini comunitari.

Cittadini comunitari che soggiornano permanentemente

Il cittadino dell’Unione che soggiorni in Italia legalmente e in via continuativa per più di 5 anni ha diritto al soggiorno permanente, che deve essere richiesto alla Questura del luogo di residenza.

Non pregiudicano la continuità del soggiorno le assenze non superiori complessivamente a 6 mesi all’anno, al pari delle assenze dovute all’assolvimento di obblighi militari, o le assenze fino a 12 mesi consecutivi per motivi rilevanti, quali la gravidanza e la maternità, la malattia grave, gli studi o la formazione professionale o il distacco per motivi di lavoro in un altro Stato membro o in un Paese terzo.

In ogni caso, il diritto di soggiorno permanente si perde per assenze dall’Italia di durata superiore a 2 anni consecutivi.

Sono previste delle deroghe per:

  • il lavoratore autonomo o dipendente che risulti aver soggiornato ininterrottamente nello Stato per più di due anni e smetta di esercitare l’attività per via di una sopravvenuta incapacità lavorativa permanente; non si applica alcuna condizione relativa alla durata del soggiorno, se l’incapacità risulta causata da un infortunio sul lavoro o da una malattia professionale;
  • il lavoratore dipendente o autonomo il quale, al termine di 3 anni d’attività e di soggiorno continuativi nello Stato, eserciti un’attività subordinata o autonoma in un altro Stato membro, continuando a risiedere nel territorio dello Stato e mantenendo le condizioni previste per l’iscrizione anagrafica;
  • il lavoratore autonomo o dipendente che, al termine dell’attività, raggiunga i requisiti per la pensione di vecchiaia o per il pensionamento anticipato, a condizione che abbia esercitato nel territorio dello Stato la propria attività perlomeno negli ultimi dodici mesi e vi abbia dimorato in via continuativa per più di 3 anni; qualora il lavoratore faccia parte di una categoria per cui la legge non accetta il diritto alla pensione di vecchiaia, è sufficiente il compimento dei 60 anni.

note

[1] Art. 5 D.lgs. 30/2007.

[2] Circ. Min. Interno 18/2009; Art. 9 Co. 3-Bis D.lgs. 30/2007.

Autore immagine: pixabay.com


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