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Commercianti e limite all’uso dei contanti

28 Aprile 2015 | Autore:
Commercianti e limite all’uso dei contanti

Il Ministero Economia e Finanze espone il comportamento che devono tenere gli imprenditori italiani a proposito dell’uso del contante negli acquisti e nelle vendite di beni e/o servizi.

 

Il limite all’uso del contante, oggi posto al di sotto dei 1.000 euro per i soggetti fiscalmente residenti in Italia, serve a contrastare l’evasione fiscale, ma costituisce anche un enorme ostacolo allo sviluppo delle attività commerciali ed al consumo, tanto che il Governo sta pensando di allinearsi alla maggior parte degli altri Paesi UE e di innalzarlo a 3.000 euro.

Dunque sorge legittimo il dubbio sul fatto che la limitazione serva davvero a combattere l’evasione fiscale, mentre sussiste una fondata certezza che la norma produca un forte impatto negativo sui consumi e sullo sviluppo economico, nonché che esista una discriminazione a carico degli imprenditori italiani rispetto ai loro corrispondenti europei.

La VI Commissione Finanze della Camera ha posto alcune domande al MEF [1], sia in relazione ai clienti esteri, comunitari e non, sia ai fornitori esteri, comunitari e non.

In sostanza è stato chiesto se un cliente extra-comunitario, ad esempio un russo, un arabo o un cinese, possa pagare in contanti somme superiori ai 1.000 euro quando acquista beni in Italia.

Si è chiesto inoltre se un imprenditore italiano, che acquisti da un fornitore estero, residente in un Paese che non prevede limiti all’uso del contante, possa pagare in contanti la merce così acquistata.

Le domande suddette si basano su un concetto di fondo.

Il fatto che gli operatori stranieri non siano tenuti ad alcun limite, o a limiti meno rigidi, nell’uso dei contanti, potrebbe provocare un vantaggio competitivo rispetto agli operatori italiani e distorcere il principio di libera concorrenza.

Il MEF risponde negando tale ipotesi in quanto la norma si applicherebbe a tutti i soggetti residenti nel territorio dello Stato indipendentemente dalla loro nazionalità.

In realtà non è proprio così.

Infatti la legge consente due deroghe alla limitazione all’uso del contante nelle operazioni con clienti esteri.

Gli operatori del settore del commercio al dettaglio e le agenzie di viaggio e turismo possono ricevere pagamenti per contanti da cittadini stranieri non residenti in Italia, entro il limite di 15.000 euro.

Questo però significa che all’interno del Paese esiste una discriminazione, infatti i commercianti all’ingrosso, i produttori di servizi, i professionisti e gli artigiani non possono accedere a dette deroghe, pertanto non potranno ricevere pagamenti per contanti provenienti da clienti esteri, residenti in Paesi extra Ue ed extra SEE, per importi superiori a 1.000 euro (compresi).

Se dunque, ad esempio, un cliente russo non residente in Italia decidesse di comprare un gioiello, potrebbe pagarlo, per contanti, sino a 15.000 euro.

Se invece lo stesso soggetto decidesse, ad esempio, di appaltare lavori di ristrutturazione di un alloggio di cui ha la disponibilità in Italia, non potrebbe pagare per contanti importi superiori ad euro 1.000, compresi.

Ed ancora la discriminazione opera anche per i cittadini stranieri, in base alla loro residenza fiscale, infatti la deroga si applica:

– solo alle persone fisiche;

– solo se cittadini di Paesi Extra UE e non SEE [2];

– solo se non residenti fiscalmente in Italia.

Infatti un cittadino egiziano, residente fiscalmente in Italia, non ostante provenga da un Paese extra UE/SEE, non potrà dimostrare il requisito della non residenza.

Non risulta inoltre che sia stata effettuata alcuna domanda in relazione all’efficacia prodotta da una residenza elettiva, fattispecie cui appartengono molte persone fisiche, di posizione agiata, che vengono in Italia senza poter produrre reddito localmente (proibizione di legge), solo per vivere ( e spendere) nel nostro Bel Paese.

In ogni caso, la deroga per i commercianti al minuto e per le agenzie di viaggio, non è indolore.

Per poterla ottenere gli operatori di quei due settori dovranno, in ogni caso:

– presentare una comunicazione preventiva all’Agenzia delle Entrate indicando il conto corrente bancario sul quale intendono depositare le somme ricevute per i pagamenti in contanti derogabili;

– all’atto dell’acquisto, acquisire copia del passaporto e far sottoscrivere una autocertificazione da parte del cliente estero nella quale egli dichiari di non essere residente in Italia e di non essere cittadino di Paese Ue o SEE;

– entro il primo giorno feriale successivo all’operazione versare il contante nel conto precedentemente segnalato, consegnando alla Banca copia della comunicazione preventiva trasmessa all’Agenzia delle Entrate;

– indicare nel cosiddetto “spesometro” le operazioni effettuate sopra i limiti previsti per questa specifica norma.

Come si vede la deroga è molto difficile da utilizzare, anche perché i commercianti sono gente pragmatica e di buon senso, dunque immaginano la reazione del cliente estero nel momento in cui dovessero richiedere, per definire l’acquisto, l’esibizione del passaporto, per trarne copia, e la sottoscrizione di una autocertificazione in lingua italiana, che molti degli acquirenti potrebbero, a ragione, non conoscere, privando di senso l’intero contenuto della dichiarazione stessa.

Senza considerare l’onere di rispettare i tempi sia dei versamenti che delle comunicazioni all’A.E.

Per quanto riguarda invece gli acquisti fatti da imprenditori italiani all’estero l’uso del contante rimane limitato al di sotto dei 1.000 euro.

Sembra proprio che il MEF non tenga in alcuna considerazione né le leggi del mercato, né la logica del commercio.

L’unica fondata certezza è che gli operatori economici italiani sono profondamente discriminati, rispetto ai loro corrispondenti residenti negli agli altri Paesi UE ed extra UE, sia quando agiscono come venditori, di beni e/o servizi, sia quando agiscono in veste di acquirenti, non potendo utilizzare all’estero un mezzo di pagamento utilizzato su quei territori abitualmente ed in grado, magari, di consentire minori costi.



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