Tasi, ecco come pagheremo il 60% in più della vecchia Imu

2 Giugno 2014
Tasi, ecco come pagheremo il 60% in più della vecchia Imu

Uno studio di Bankitalia rivela quello che era apparso ormai chiaro a tutti i contribuenti: l’imposta sulla casa è stata, di fatto, reintrodotta e peserà di più rispetto all’IMU del 2013.

Uno dei passaggi più delicati della “Relazione annuale di Bankitalia”, appena pubblicata, è dedicato alla nuova tassa sugli immobili, la Tasi, che già ha aperto un vespaio di polemiche e molte ancora ne aprirà. Secondo lo studio, l’introduzione della nuova imposta potrebbe comportare un aumento del prelievo sull’abitazione principale compreso tra il 12% e il 60% in più rispetto all’anno passato, raggiungendo, quindi, le soglie del 2012 (non appena era stata reintrodotta l’Imu). In verità, la Banca d’Italia ha rivelato ciò che già in molti avevano ben compreso e che apparirà in tutta la sua evidenza nel prossimo mese di ottobre, quando le aliquote saranno ormai rese pubbliche da tutte le amministrazioni locali.

Tutto parte quando la vecchia imposta sulla casa, l’ICI, è stata reintrodotta nel 2012 con il nuovo nome IMU, a sua volta soppressa l’anno successivo (2013) per questioni elettorali (l’IMU era rimasta in vita solo per le abitazioni di lusso). In realtà, l’IMU è tornata, di fatto, nel 2014, con il nuovo nome TASI.

La quasi abolizione dell’Imu sulla prima casa decisa l’anno scorso (quando si è pagato solo il 40% della differenza fra l’aliquota applicata da ciascun Comune e quella base del 4 per mille) ha determinato nel 2013 una significativa contrazione del prelievo locale» sulle case non di lusso, che invece è destinato ad aumentare nel 2014. Vediamo perché.

Come ormai noto, la TASI si compone di una parte statale e di un’altra comunale. Più nel dettaglio – rivela lo studio della Banca d’Italia – se gli enti si limitassero all’aliquota base dell’1 per mille, quest’anno il prelievo aumenterebbe di circa il 12% rispetto all’anno passato; se invece applicassero il tetto massimo del 2,5 per mille il prelievo complessivo crescerebbe di oltre il 60% rispetto al 2013, ritornando ai livelli del 2012.

Per le case di basso valore tutto dipende dalle detrazioni

La principale differenza tra Tasi e Imu sta nelle detrazioni.

Se infatti l’Imu prevedeva detrazioni fisse di 200 euro per tutti e di 50 euro aggiuntive per ogni figlio convivente, la Tasi non ne prevede affatto.

Tale circostanza, peraltro, si riverserà in uno svantaggio per le case più povere. Il che è facile da comprendere. Le detrazioni Imu erano state previste in misura fissa, cioè a prescindere dal valore dell’immobile: pertanto, più l’abitazione era di basso valore, tanto maggiore (in percentuale) era l’incidenza positiva del bonus su di esse.

Con la Tasi, invece, le abitazioni di valore più alto pagheranno meno del 2012 (perché, ad oggi,  le aliquote sono più basse di quelle dell’Imu), mentre le sorti delle abitazioni di valore medio-basso (ossia la maggioranza) dipenderanno dalle scelte del Comune e dall’intenzione di quest’ultimo di introdurre detrazioni parametrite sui valori fiscali degli immobili.

In conclusione

In conclusione, la Tasi sull’abitazione principale peserà molto di più dell’Imu 2013: il che è ovvio perché l’anno scorso l’imposta era stata abolita con la sola eccezione (molto caotica) della “mini-Imu” pagata nei Comuni dove era stata aumentata l’aliquota. Rispetto invece all’Imu 2012, le cifre dovrebbero rimanere più o meno invariate. Salvo l’assenza di detrazioni.

La morale è questa, ed era prevedibile: più dei numeri, ad infiammare il dibattito è la presa di coscienza del fatto che l’idea di far uscire il Fisco dall’abitazione principale è durata meno di un anno. Visti i conti pubblici e l’obbligo, se si vuole sperare nella crescita, di affrontare altre emergenze come la pressione fiscale sul lavoro e sull’impresa, nemmeno questo era difficile da pronosticare.

Una polemica tutta concentrata sulle abitazioni principali continua però a trascurare la condizione fiscale di tutti gli altri immobili, dalle seconde case (un “ex-investimento”, ormai) ai negozi, dai capannoni agli alberghi: il passaggio dall’Ici all’Imu ha raddoppiato il conto a loro carico, la Tasi ne aggiunge un tassello e il tutto avviene nel silenzio quasi generale della politica.


note

Autore immagine: 123rf . com


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