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Miscellanea Professionista? Ecco quanto i tuoi colleghi hanno dichiarato l’anno scorso

Miscellanea Pubblicato il 31 maggio 2014

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> Miscellanea Pubblicato il 31 maggio 2014

Le Finanze hanno rivelato i dati relativi a Unico 2013 per i quasi 4 milioni di contribuenti soggetti agli studi di settore: per i lavoratori autonomi il reddito è calato di oltre l’11%.

I notai sono quelli che hanno dichiarato il maggiore calo, perdendo quasi il 26,1% di ricavato rispetto agli anni passati; invece, per avvocati e ingegneri e avvocati la perdita è stata dell’15%.

Sono questi i dati ufficiali sui redditi dichiarati nel 2013 appena rivelati dal dipartimento delle Finanze: dati che confermano come il 2012 sia stato un anno durissimo anche per i liberi professionisti e, in generale, per i quasi 3,7 milioni di contribuenti soggetti agli studi di settore.

In media il reddito medio dichiarato si è fermato a quota 27.200 euro lordi, cioè l’11,4% sotto i livelli a cui si era attestato l’anno prima. Un reddito che, in taluni casi, è anche al di sotto del lavoro dipendente.

Le cifre sono quelle ufficiali, diffuse ieri dal dipartimento Finanze nella solita elaborazione sulle dichiarazioni dell’anno precedente. Quest’anno, però, le tabelle del dipartimento presentano cifre dolorose.

L’analisi deve partire da un dato generale: la platea dei contribuenti alle prese con gli studi di settore si è allargata in un anno del 6,3%, in particolare per la chiusura del vecchio regime dei “minimi” in vigore fino al 2011, ma il totale dei redditi dichiarati non ha superato i 100 miliardi di euro, cioè il 5,8% in meno di quando i dichiaranti erano in numero minore.

L’ingresso degli ex minimi nella platea ha statisticamente contribuito all’abbassamento del reddito medio, ma i segni “meno” sono così corposi, e diffusi anche fra categorie non interessate al fenomeno, da rendere questo effetto del tutto marginale. Flessioni plateali si incontrano anche nei settori caratterizzati da redditi più alti, e certo non interessati dal vecchio “regime di favore”: è il caso, per esempio, dei 4.434 studi notarili, che continuano a guidare la classifica dei guadagni dichiarati al Fisco ma nelle dichiarazioni 2013 si fermano in media a 233mila euro, lasciando sul campo un quarto abbondante del reddito registrato l’anno precedente.

Con il -26,1%, i notai primeggiano anche per il calo dei redditi, che in misure diverse si incontra però in tutti gli studi professionali. Commercialisti e consulenti del lavoro, accomunati dallo stesso studio di settore, perdono il 6,1% in un anno e si attestano a 58.500 euro, gli avvocati fanno peggio (49.600 euro, -15,5%), ingegneri e geometri sono accomunati da flessioni intorno al 15% (e dichiarano 36.000 euro medi i primi, 24mila i secondi), e gli architetti crollano del 19,3% fermandosi a 23.500 euro. La crisi, anche se con cifre meno consistenti, si è sentita anche in campo sanitario, fra i medici che perdono in un anno il 6,6% del proprio reddito medio (64.900 quello dichiarato nel 2013) e gli altri operatori sanitari che subiscono una flessione del 9,8% (23.700 euro). Unica eccezione i dentisti, che dichiarano 51.600 euro e registrano un +0,4% rispetto all’anno prima: un’avanzata minima, ma significativa all’interno di un quadro in cui i segni “più” sono praticamente assenti.

Ma non sono solo i professionisti, ovviamente, a patire la frenata dell’economia, e gli studi di settore offrono una geografia puntuale della crisi fra tutti i lavoratori autonomi. Una crisi che tocca i propri picchi di intensità nell’abbigliamento (-31,2%, il dato peggiore fra gli studi di settore più “frequentati”) e nell’edilizia, con il settore delle costruzioni che vede alleggerirsi i propri redditi medi del 25,9% in un anno (anche elettricisti e idraulici perdono sul campo il 13%, mentre la produzione di mobili rende il 17,7% in meno dell’anno prima). Male anche il turismo, con gli albergatori schiacciati da un -26,4 per cento nel proprio reddito.


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