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Cos’è l’adozione mite?

18 Novembre 2021
Cos’è l’adozione mite?

L’interesse del minore adottato a mantenere un legame con la propria famiglia di origine.

Tu e tuo marito non siete in grado di occuparvi del vostro bambino di quattro anni. Vivete in un piccolissimo appartamento in affitto pieno di umidità ed entrambi svolgete lavoretti precari. Questa situazione vi fa soffrire tantissimo perché amate il piccolo con tutto il cuore e non volete fargli mancare niente. Purtroppo, situazioni del genere non sono rare. Tuttavia, se la mamma e il papà si dimostrano carenti o comunque inadeguati a svolgere il proprio ruolo genitoriale, il figlio minore può essere affidato ad un’altra famiglia. In questo articolo ti spiego, in particolare, cos’è l’adozione mite.

In pratica, l’adozione mite è un’espressione coniata dalla giurisprudenza per indicare la possibilità di adottare un bambino senza però fargli perdere il rapporto con i suoi genitori biologici. Secondo i giudici, infatti, prima di pronunciare l’adozione cosiddetta legittimante è opportuno valutare l’interesse del minore a conservare il legame con la famiglia naturale in considerazione dell’affetto da questa dimostrato. Ma procediamo con ordine.

Quali sono le tipologie di adozione?

L’adozione è un procedimento che consente, in presenza di determinati requisiti previsti dalla legge, di instaurare un rapporto di filiazione anche se non vi è alcun legame di sangue.

Il nostro ordinamento prevede le seguenti tipologie:

  • adozione legittimante: in tal caso, il minore diventa figlio dei genitori adottivi, ne assume il cognome e si interrompe ogni legame con la famiglia di origine (ad eccezione dei divieti matrimoniali);
  • adozione non legittimante: in questa seconda ipotesi, anche nota come adozione in casi particolari, il minore adottato mantiene il proprio cognome (che pospone a quello dei genitori adottivi), non ha legami di parentela con gli altri componenti della famiglia adottiva e conserva alcuni obblighi nei confronti dei genitori biologici.

Chi può essere adottato?

Possono essere adottati:

  • i minori italiani o stranieri in stato di abbandono, ossia privi di assistenza materiale e morale da parte dei genitori o dei parenti tenuti a provvedervi. Tale condizione, però, deve essere permanente e non temporanea. In quest’ultimo caso, infatti, si fa ricorso all’affidamento, un rimedio che consente al minore di vivere temporaneamente in un’altra famiglia fino a quando i genitori biologici non superino il momento di difficoltà;
  • i maggiorenni: tale possibilità è finalizzata principalmente a tutelare l’interesse dell’adottante privo di figli a trasmettere il cognome e il patrimonio di famiglia.

Quali requisiti servono per l’adozione di un minore?

Coloro che desiderano adottare un bambino devono:

  • essere sposati da almeno tre anni;
  • avere un’età superiore al minore di almeno 18 anni (ma non più di 45 anni);
  • essere in grado di mantenere, educare ed istruire l’adottando.

Cos’è l’adozione mite?

Come ti ho già anticipato in premessa, l’adozione mite è un’espressione utilizzata dalla giurisprudenza e rappresenta una variante dell’adozione in casi particolari in quanto pur sussistendo una inidoneità genitoriale, si vuole tutelare l’interesse del minore a mantenere un rapporto con la famiglia di origine. Ovviamente, si tratta di un’ipotesi che deve essere vagliata attentamente dal giudice, in quanto il bambino viene adottato, ma conserva il legame con i genitori biologici.

Secondo i giudici, l’adozione legittimante, il cui effetto principale è appunto quello di interrompere definitivamente ogni legame con la famiglia naturale, deve rappresentare l’extrema ratio, vale a dire l’ultima risorsa. Detto in altri termini, il giudice chiamato a decidere sulla dichiarazione di adottabilità, cioè sullo stato di abbandono, deve preliminarmente accertare la sussistenza dell’interesse del minore a conservare il legame con i genitori biologici, in considerazione dell’affetto dimostrato dagli stessi. In assenza di questo interesse, perché ad esempio il padre e la madre sono assolutamente incapaci di prendersi cura del proprio figlio anche dal punto di vista educativo, allora sarà più opportuno optare per l’adozione piena e legittimante.

In quali casi si può ricorrere all’adozione mite?

L’adozione mite può essere pronunciata in tutti quei casi in cui i genitori non sono in grado, ad esempio per condizioni economiche precarie o per motivi di salute, di prendersi cura del minore in modo totale e continuativo, pur manifestando affetto nei suoi confronti. Pensa, ad esempio, alle situazioni di affidamento sine die, ossia quando vi è l’impossibilità per il minore di tornare dalla propria famiglia una volta decorsi i ventiquattro mesi previsti.

La Corte di Cassazione [1], richiamando la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, ha ritenuto appropriato il ricorso all’adozione mite nell’ipotesi di una madre che, pur consapevole di non essere pienamente idonea ad occuparsi della figlia minore, ha sempre dimostrato interesse e affetto nei suoi confronti, partecipando a diversi incontri con la bambina e gli assistenti sociali.

Come vedi, quindi, in situazioni di semi-abbandono (anche permanente) è indispensabile accertare l’interesse del bambino a conservare il legame con la mamma e il papà anche se gli stessi, per vari motivi, sono carenti nella loro capacità genitoriale.

Quali sono gli effetti dell’adozione mite?

Come già spiegato, con l’adozione mite il minore, pur affidato ad altre persone, conserva il rapporto con i propri genitori biologici secondo le modalità stabilite dal tribunale. Tuttavia, l’esercizio della responsabilità genitoriale, ossia il potere di assumere decisioni nell’interesse del bambino, spetta agli adottanti così come il dovere di mantenimento. Inoltre, il minore mantiene il proprio cognome a cui si aggiunge quello della famiglia adottiva.


note

[1] Cass. ord. n. 1476/2021 del 25.01.2021.

Autore immagine: pixabay.com


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