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Google non cancella le pagine con le condanne penali

2 Giugno 2014 | Autore:
Google non cancella le pagine con le condanne penali

Privacy sul web: con la compilazione del modulo predisposto da Google per il diritto all’oblio, la cancellazione delle pagine su internet potrebbe non avvenire in caso di frodi finanziarie, la negligenza professionale, le condanne penali o la condotta pubblica di funzionari statali.

 

Finalmente si possono cancellare i dati personali, presenti su internet, quando non più attuali e di pubblico interesse. Gli utenti sembrano essersene accorti solo dopo la recente sentenza della Corte di Giustizia dell’UE (leggi: “Rivoluzione nel diritto all’oblio”), ma in realtà si tratta di un principio che già i nostri giudici avevano sancito sin dai tempi della carta stampata tradizionale.

Le notizie non più attuali, infatti, non possono essere ripescate, sia attraverso la “ristampa” del giornale, sia dall’algoritmo di un motore di ricerca. Il diritto di cronaca, infatti, non può pregiudicare il reinserimento sociale del criminale che, quindi, ha diritto ad essere “dimenticato”. Diversamente, lo scopo rieducativo della pena verrebbe meno. Si chiama “diritto all’oblio” ed è divenuto il problema più serio da quando c’è internet, da quando, cioè, le pagine sul web, riportanti le notizie di cronaca, vengono indicizzate dai motori di ricerca.

Come garantire l’oblio su internet?

Di questo ho parlato più volte in vari articoli (rinvio all’ultimo contributo “Rimuovere un nome da internet”): l’arma della diffida e del successivo ricorso d’urgenza resta sempre l’espediente più risolutivo. Ciò, infatti, elimina il problema alla radice (poiché garantisce la rimozione del contenuto alla fonte) ed è definitivo (il contenuto non rischia di essere ripescato dall’algoritmo di Google in un momento successivo).

Al contrario, il sistema predisposto da Google con il modulo online di richiesta per la cancellazione dei dati rischia di divenire un semplice espediente volto a evitare ulteriori condanne dei giudici. In pratica, il motore di ricerca tenta così di dimostrare la propria buona volontà, ma null’altro.

Perché non funziona il sistema predisposto da Google?

Gli ambiti del diritto all’oblio disegnati dai giudici italiani e quelli, invece, rispettati da Google sono diversi: nel primo caso assai rigidi e garantistici, nel secondo caso invece più labili e ristretti. Infatti, Google ha dichiarato (fonte: Sole24Ore del 31.05.2014) che non cancellerà (perché ritenute ancora di pubblico interesse) le notizie inerenti a:

1. frodi finanziarie

2. negligenza professionale

3. condanne penali

4. condotta pubblica di funzionari statali.

Pertanto, chiunque voglia richiedere, attraverso il modello messo a disposizione online da Google, la cancellazione di una pagina web nei suddetti quattro casi potrebbe trovarsi, dopo settimane dalla richiesta medesima, con un “nulla di fatto”.

Al contrario, il diritto all’oblio riconosciuto dalla giurisprudenza nazionale si applica senza limiti di contenuti (salvo per i fatti di carattere storico).

Insomma, a voler automatizzare troppo la legge rischia di creare inutili aspettative da chi ha subito una lesione dei diritti costituzionali.



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