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SMS: se offensivo, no diffamazione. Purché…

2 Giugno 2014
SMS: se offensivo, no diffamazione. Purché…

Il messaggio riservato, non indirizzato alla parte offesa ma a un terzo non integra il delitto contro l’onore.

Mettiamo che Tizio invii a Caio un sms in cui parla male di Sempronio, offendendolo. Si può ritenere, in questo caso, che vi sia diffamazione? La risposta è “no” e la questione è stata affrontata dalla Cassazione in una sentenza pubblicata venerdì scorso [1], a dimostrazione che il dubbio è sorto anche all’avvocato della parte (presunta) lesa.

Secondo la Suprema Corte, nonostante un sms abbia contenuto diffamatorio e offenda la reputazione di qualcuno, perché possa scattare il reato di diffamazione sono necessarie altre due condizioni:

1. che l’sms sia inviato a una sola persona, che non sia però il soggetto destinatario dell’offesa. Se, infatti, il messaggino fosse inviato alla “vittima” (nel nostro esempio, Sempronio), allora non scatterebbe il reato di diffamazione, ma quello di ingiuria;

2. che non ci sia la volontà di farlo circolare o di portarlo a conoscenza di terzi o, comunque, di inoltrarlo in un gruppo/chat aperta a più soggetti. Per esempio, si avrebbe diffamazione se l’sms fosse scritto in un gruppo di whatsapp a cui partecipano più soggetti. Al contrario, non scatta né il reato di diffamazione se il testo del messaggino viene letto da una sola persona (nel nostro esempio, solo da Caio). Del resto, parlare male di un terzo con un altro soggetto non è, per il nostro ordinamento, un reato.

Secondo il costante orientamento della Cassazione, in tema di delitti contro l’onore, la diffamazione consiste non solo nella consapevolezza di scrivere qualcosa che lede l’altrui reputazione, ma anche nella volontà che la frase denigratoria sia conosciuta da più persone. Per cui, due sono le soluzioni possibili:

1. o Tizio rende nota la frase a Caio e, oltre a questi, anche soltanto a un ulteriore soggetto;

2. oppure, come nel caso dell’sms, si indirizza la frase a una sola persona (a Caio) con modalità tali da rendere certo che la notizia sarà da quest’ultima messa a conoscenza di ulteriori soggetti: evento, quest’ultimo, che chi ha scritto l’sms (Tizio) deve immaginarsi e anche volere [2]. Di tale ultima volontà bisogna dare una prova concreta, senza poterlo presumere per congetture. Se manca tale dimostrazione, l’sms denigratorio inviato a una sola persona non fa scattare il reato.


note

[1] Cass. sent. n. 22853/14.

[2] Cass. sent. n. 36602/2010.

Autore immagine: 123rf .  com


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1 Commento

  1. vorrei sapere se si può ritenere che sussista reato di diffamazione per quanto può essere scritto nello “stato di whatsapp” (che appare quindi ad una moltitudine di persone)

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