Donna e famiglia | Articoli

Divorzio: ripartizione Tfr tra ex e coniuge superstite

19 Novembre 2021
Divorzio: ripartizione Tfr tra ex e coniuge superstite

Come suddividere la quota del trattamento di fine rapporto tra il divorziato e il nuovo coniuge del lavoratore deceduto.

Ti sei separata da tuo marito perché non andavate più d’accordo su nulla. Dopo circa un anno, il giudice ha pronunciato lo scioglimento del matrimonio ed entrambi vi siete rifatti una vita. Lui ha sposato un’altra donna, mentre tu sei ancora single. Dal punto di vista economico, però, siete ancora legati in quanto ogni mese ti corrisponde un assegno per il tuo sostentamento. Inoltre, vorresti ottenere una parte del trattamento di fine rapporto. In questo articolo faremo il punto della situazione sul divorzio e sulla ripartizione del Tfr tra l’ex e il coniuge superstite.

Devi sapere che, in presenza di determinati requisiti previsti dalla legge, il divorziato ha il diritto di percepire una quota della liquidazione dell’altro in relazione agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio. Ma cosa succede se, nel frattempo, il lavoratore si è risposato e poi è deceduto? Te lo spiego con poche e semplici battute.

Divorzio: quando si può chiedere?

Prima di parlare del Tfr e della quota spettante all’ex coniuge, voglio spiegarti brevemente come funziona il divorzio.

Lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio (a seconda che l’unione sia stata celebrata in Comune o in chiesa) può essere chiesto solamente in caso di:

  • separazione dei coniugi protrattasi per almeno 6 mesi (se consensuale) o 12 mesi (se giudiziale);
  • condanna per un reato grave;
  • mancata consumazione del matrimonio;
  • rettificazione del sesso di uno dei coniugi;
  • scioglimento o annullamento del matrimonio del coniuge cittadino straniero.

In presenza di una delle suddette ipotesi, ciascun coniuge può domandare il divorzio allo scopo di mettere un punto definitivo al matrimonio.

Divorzio: come si chiede?

Qualora la coppia raggiunga un accordo sugli aspetti personali e patrimoniali del rapporto coniugale (tipo l’affidamento dei figli, l’assegnazione della casa, ecc.), allora si parla di divorzio consensuale. In tal caso, è possibile scegliere una delle seguenti modalità:

  • ricorso congiunto: in pratica, la coppia deposita un’unica istanza in tribunale e, fallito il tentativo di conciliazione, il giudice omologa l’accordo raggiunto dalle parti se lo ritiene equo e rispondente agli interessi di eventuali figli;
  • negoziazione assistita: le parti, con l’aiuto dei rispettivi avvocati, mettono nero su bianco un accordo in cui stabiliscono le condizioni del divorzio. Successivamente, l’atto viene firmato ed inviato al pubblico ministero e all’ufficiale di Stato civile del Comune in cui fu trascritto il matrimonio;
  • dichiarazione dinanzi al sindaco: in questa terza e ultima ipotesi, la coppia, in presenza di determinati requisiti, si reca in Comune per manifestare congiuntamente la volontà di divorziare.

Se la coppia non riesce ad accordarsi su nulla, non resta che avviare la strada più lunga e costosa del divorzio giudiziale. In altre parole, ciascun coniuge è libero di depositare un ricorso in tribunale (anche se l’altro è contrario) per affidare al giudice il compito di decidere gli aspetti legati alla fine del matrimonio.

Divorzio: quando spetta il Tfr?

Dopo aver tracciato un quadro generale sul divorzio, cerchiamo ora di concentrarci sul tema principale di questo articolo: quando spetta il Tfr.

Ebbene, con la parola Tfr si indica il trattamento di fine rapporto, ossia una somma di denaro (anche nota come liquidazione) che viene riconosciuta al lavoratore alla cessazione del rapporto di lavoro subordinato qualunque sia la causa (dimissioni, pensionamento, ecc.)

In caso di divorzio, il lavoratore deve versare all’ex coniuge una quota del Tfr pari al 40% della liquidazione totale netta per tutti gli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio (compreso, quindi, il periodo della separazione legale). Ti faccio un esempio.

Tizio e Caia sono sposati da 20 anni. Lui lavora come ingegnere chimico presso un’azienda farmaceutica, mentre lei è casalinga. I due però, decidono di divorziare a causa dei continui litigi. Il giudice, quindi, dichiara la fine del matrimonio e pone a carico di Tizio l’obbligo di versare all’ex moglie un assegno periodico.

Come vedi, Caia avrà diritto alla quota del 40% del Tfr di Tizio (quando andrà in pensione) solo per gli anni in cui è stata sposata con lui.

Divorzio: quali sono i requisiti per ottenere il Tfr?

Per beneficiare della una quota del Tfr dell’ex coniuge è necessario:

  • percepire periodicamente un assegno divorzile in forza di una sentenza passata in giudicato. Tuttavia, il diritto non scatta qualora l’assegno sia stato versato in un’unica soluzione;
  • non aver contratto nuove nozze con un’altra persona.

Quindi, in estrema sintesi, se l’ex coniuge percepisce l’assegno divorzile periodicamente (perché versa in stato di bisogno) e non si è risposato, può chiedere ed ottenere il 40% del Tfr dell’altro.

Ovviamente, se la liquidazione è maturata al momento della proposizione della domanda di divorzio, il diritto alla quota viene dichiarato direttamente nella sentenza; se, invece, il Tfr matura dopo lo scioglimento del matrimonio, allora occorre avviare un apposito procedimento presentando un’istanza in tribunale ove il giudice dovrà accertare la sussistenza dei presupposti previsti dalla legge.

Divorzio: ripartizione Tfr tra ex e coniuge superstite

A questo punto, analizziamo il caso di un ex marito che si risposa con un’altra donna e, dopo qualche anno, muore. In tal caso, è opportuno capire come viene suddivisa la quota del Tfr tra l’ex (titolare dell’assegno divorzile) e il coniuge superstite.

Secondo la Corte di Cassazione [1], qualora si verifichi un’ipotesi del genere è necessario dapprima procedere alla ripartizione dell’indennità tra il coniuge superstite e i figli (in base allo stato di bisogno di ciascuno) del lavoratore deceduto. Successivamente, sulla quota spettante al coniuge superstite deve essere calcolata quella da attribuire al divorziato, tenendo conto della durata del matrimonio e dell’eventuale periodo di convivenza prematrimoniale (purché ne venga accertata la stabilità ed effettività).


note

[1] Cass. ord. 21247/2021 del 23.07.2021.

Autore immagine: pixabay.com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube