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Videosorveglianza ai cortei: privacy a rischio

31 Agosto 2021 | Autore:
Videosorveglianza ai cortei: privacy a rischio

Sì alle bodycam per le forze dell’ordine, ma il Garante chiede di essere sentito sul trattamento dei dati: «Possibili violazioni di diritti e libertà».

La pubblica sicurezza dovrà tenere conto del diritto alla privacy. Le forze dell’ordine saranno autorizzate ad indossare dei sistemi di videocontrollo di eventi particolarmente a rischio ma, allo stesso tempo, saranno tenute a prestare particolare attenzione al loro utilizzo e al modo in cui vengono trattati i dati delle persone che vengono riprese. Lo chiede il Garante della privacy, dopo che l’Arma dei Carabinieri (e in precedenza anche la Polizia di Stato) ha informato l’Autorità dell’intenzione di indossare bodycam per controllare determinate operazioni di ordine pubblico, comprese le manifestazioni in piazza. Significa che con la videosorveglianza ai cortei la privacy è a rischio?

Il rischio, secondo il Garante, è concreto: registrare la presenza ed il pacifico comportamento di un cittadino durante una manifestazione può voler dire svelare l’appartenenza ad un determinato gruppo politico o ad una particolare categoria sociale della persona ripresa. Il che porta con sé, secondo l’Authority, il pericolo di un trattamento scorretto di quei dati e di discriminazione degli interessati. Ecco come il Garante chiede a Polizia e Carabinieri di comportarsi in queste situazioni e come la videosorveglianza nei cortei con bodycam ma anche attraverso le telecamere urbane deve rispettare il diritto alla privacy.

Cortei: i nuovi controlli di Polizia e Carabinieri

Come accennato, l’Arma dei Carabinieri è legittimata a fornire ai militari in servizio le cosiddette bodycam, cioè delle telecamere indossabili simili a quelle che anche la Polizia di Stato ha intenzione di utilizzare per monitorare determinati eventi, comprese le manifestazioni in piazza ed i cortei. A monte di questo tipo di videosorveglianza c’è una regia centralizzata dalla quale si tiene tutto sott’occhio, sia quando le cose procedono con calma sia quando è il caso di sedare gli animi di qualche gruppo di esaltati. Ad ogni modo, il volto di tutti i partecipanti finisce nell’occhio e nelle registrazioni delle forze dell’ordine.

A tal proposito, Polizia prima e Carabinieri poi hanno trasmesso al Garante della privacy una relazione nota come Dpia (Data Protecion Impact Assessment), cioè una valutazione di impatto della protezione dei dati, come richiesto dal Regolamento europeo in materia, il Gdpr.

La Dpia serve a descrivere un trattamento di dati per valutarne la necessità, la proporzionalità e i relativi rischi, allo scopo di eliminare, o quantomeno di ridurre, questi ultimi. Questa relazione – fa notare il Garante – «va sempre trasmessa all’Autorità anche se il titolare del trattamento ha adottato misure idonee a minimizzare il rischio», per consentire l’accertamento della conformità del trattamento alla normativa. Cosa che potrebbe riguardare, in questo caso, non solo l’utilizzo delle bodycam ma anche quello delle telecamere di videosorveglianza urbana che possono riprendere eventi e manifestazioni.

L’uso delle bodycam

I Carabinieri sottolineano la necessità di documentare alcune tipologie di azioni illecite, spesso indirizzate proprio contro i militari dell’Arma. Viene, così, individuato nelle bodycam, cioè nelle telecamere indossate sulla divisa, lo strumento indispensabile per raccogliere, in situazioni di difficoltà, «preziosi elementi probatori in ordine a condotte di natura penale, nonché per l’applicazione delle misure di prevenzione personali, quali quelle riguardanti l’ambito delle manifestazioni sportive, come il Daspo». L’Arma ritiene che strumenti come le bodycam abbiano un effetto deterrente, specialmente per quanto riguarda le aggressioni rivolte direttamente agli operatori di polizia.

Stando così le cose, si legge sulla Dpia, «la finalità del trattamento in oggetto consiste nel raccogliere e conservare elementi di prova audio-video o fotografici riguardanti condotte illecite, rilevanti sotto l’aspetto penale o per l’applicazione di misure di prevenzione, perpetrate in occasione di eventi o manifestazioni pubbliche. Il sistema non prevede operazioni di trattamento successive alla raccolta incompatibili con lo scopo iniziale».

Come funziona il controllo?

A livello pratico, come funzionano i nuovi controlli delle forze dell’ordine nei cortei, nelle manifestazioni o in altri eventi a rischio? Il sistema è strutturato su diversi livelli.

Ci sono, innanzitutto, le telecamere indossabili usate per l’acquisizione di foto e filmati che, successivamente, vengono trasferiti nei totem per lo stoccaggio e gli altri trattamenti. Questi «totem» sono degli apparati periferici dedicati ai trattamenti in discussione e posizionati presso le sedi dell’Arma. Hanno un software di gestione, di collegamento al server centrale che si trova presso il centro telematico dell’Arma, e di docking station per la gestione e la ricarica delle videocamere.

La conservazione dei documenti acquisiti (filmati e foto) avviene, fisicamente, in dispositivi di memorizzazione dedicati, dotati di un certo numero di unità disco in configurazione ridondata. I totem dell’Arma sono equipaggiati anche di un lettore di tessere di riconoscimento personale, di un DVD writer e di un lettore del codice a barre delle videocamere.

Parallelamente, i militari addetti al servizio di ordine pubblico vengono dotati di un pc portatile per la condivisione delle immagini con l’Autorità di Pubblica sicurezza, nella persona del dirigente del servizio di ordine pubblico, nell’immediatezza dei fatti e direttamente sul posto tramite la Polizia scientifica.

Ogni videocamera viene associata ad un carabiniere abbinando il numero seriale del dispositivo al numero di matricola del militare, che verrà registrato nel sistema. Inoltre, filmati e foto visionati dalle postazioni di lavoro recheranno in sovraimpressione la matricola del militare che opera l’accesso e la visualizzazione. Il materiale catturato dalle telecamere potrà essere condiviso con altre forze di polizia e con la magistratura.

Quando avviene la registrazione?

L’inizio della registrazione dei filmati durante cortei e manifestazioni viene disposta dal dirigente del servizio di ordine pubblico, quando l’evolversi della situazione faccia capire l’insorgenza di concrete e reali situazioni di pericolo di turbamento dell’ordine e della sicurezza pubblica o comunque siano perpetrati fatti costituenti reato. La registrazione può essere avviata d’iniziativa anche dal Comandante della squadra cui è assegnata la videocamera, per l’urgente necessità di documentare episodi che configurino turbative dell’ordine pubblico o fatti di reato e non sia oggettivamente possibile chiedere l’intervento del dirigente, che comunque deve essere informato appena possibile.

La registrazione è interrotta al termine dell’intervento, sempre su disposizione del dirigente del servizio di ordine pubblico ovvero autonomamente dal Comandante di squadra, in caso di necessità.

L’avvio e il termine delle riprese sono documentati dalle informazioni automaticamente sovraimpresse nel filmato (ora e data).

I dati personali oggetto del trattamento sono raccolti con le videocamere e registrati nel supporto di memoria dell’apparato. Al termine del servizio, il carabiniere ritira il dispositivo dal Comandante di squadra, provvedendo al trasferimento nello storage dei contenuti multimediali registrati. Concluso il download, i file sono cancellati automaticamente dalla memoria della videocamera. La cancellazione dei dati avviene unicamente collegando il dispositivo al totem multimediale. Altre funzioni di cancellazione sono disabilitate.

Cortei e privacy: le disposizioni del Garante

Visto quanto esposto sopra, il Garante della privacy premette che i sistemi di controllo illustrati dai Carabinieri fanno parte dello stesso quadro giuridico che riguarda le tecniche di videosorveglianza urbana, cioè le telecamere di sicurezza collocate in diversi punti della città [1]. Pertanto, e secondo l’Autorità, per evitare che la privacy dei cittadini sia a rischio durante cortei, manifestazioni o altri eventi, il titolare del trattamento dei dati personali deve sempre consultare il Garante quando il tipo di ripresa può mettere seriamente a repentaglio i diritti e le libertà dei diretti interessati. Quest’obbligo deve essere rispettato anche se il titolare ha già adottato dei provvedimenti utili a ridurre al massimo il rischio. Precauzioni che saranno verificate dal Garante, poiché – sostiene l’Authority – i partecipanti a questi eventi possono essere oggetto di «discriminazione. sostituzione di identità, pregiudizio per la reputazione o ingiusta privazione di diritti e libertà».

Il provvedimento del Garante invita, infine, a considerare «che il contesto sociale di utilizzo del sistema in argomento costituito da manifestazioni pubbliche rende estremamente probabile il trattamento […] di dati personali che rivelino l’origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche o l’appartenenza sindacale e dati relativi all’orientamento sessuale della persona, a seconda della specifica motivazione della manifestazione. Pertanto, l’attività di trattamento in discussione va considerata a elevato rischio per gli interessati e si ritiene necessaria la consultazione preventiva».



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