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Se voglio liberare uno dei beni pignorati dalla banca

26 Giugno 2014
Se voglio liberare uno dei beni pignorati dalla banca

Sono il proprietario di un immobile sottoposto a procedura esecutiva da parte di una banca a seguito di mancato pagamento di parte del mutuo; il mutuo in questione é frazionato in 64 lotti a ciascuno dei quali corrisponde un sub dell’immobile esecutato. Vorrei sapere se la legge mi consente di chiedere al giudice dell’esecuzione di liberare, dietro pagamento della quota corrispondente in termini di capitale e interessi, uno o più lotti. La banca creditrice, a seguito di nostra richiesta, ci ha detto che non é possibile poiché, pur essendo il mutuo frazionato, il debito sarebbe da considerarsi unico.

 

La banca ha, in parte, ragione. Difatti, la legge consente al creditore di azionare il procedimento di esecuzione forzata per il recupero coattivo dei propri crediti, siano essi dipendenti dalla stessa causa (per esempio, lo stesso contratto), siano essi dipendenti da cause diverse. Ben potrebbe, allora, il creditore pignorare un immobile del debitore benché il credito vantato sia riconducibile a differenti cause. Viceversa, potrebbe altrettanto pignorare diversi immobili, in un’unica procedura di esecuzione forzata, a fronte di un unico credito o di una pluralità di crediti. Il pignoramento, infatti, ha una valenza “unitaria” a prescindere dalle cause che lo originano.

Tuttavia, nella pratica, capita spesso che, nel corso di una procedura esecutiva, il creditore e il debitore trovino un accorso sulla liberazione di alcuni dei beni pignorati a fronte del pagamento – da parte del debitore – del relativo valore. Perché ciò avvenga, però, si deve essere già instaurato il procedimento di pignoramento immobiliare davanti al tribunale e il giudice deve avere già incaricato il “consulente tecnico d’ufficio” per la stima del valore dell’immobile (o degli immobili) pignorato/i, con la specifica del valore di ogni singola particella, se frazionato. In tale fase del processo esecutivo, è di norma l’avvocato del debitore a presentare la cosiddetta “istanza di conversione del pignoramento” per la particella di cui si intende chiedere la liberazione. Perché ciò avvenga fruttuosamente, in ogni caso, è necessario l’accordo tra debitore e creditore, innanzi al giudice (cosa che, nella prassi, non è raro che avvenga).

In particolare, terminato il pignoramento, prima che sia emessa l’ordinanza con la quale è disposta la vendita o l’assegnazione dei beni (o l’ordinanza di delega al professionista delegato alla vendita), il debitore può chiedere, con istanza al giudice dell’esecuzione, di sostituire alle cose o ai crediti pignorati, una somma di denaro pari, oltre alle spese di esecuzione, all’importo dovuto al creditore pignorante e ai creditori intervenuti, comprensivo di capitale, degli interessi e delle spese.

L’istanza può essere avanzata una sola volta, a pena di inammissibilità. Il debitore deve depositare nella cancelleria del giudice:

1. la richiesta di conversione del pignoramento;

2. una somma non inferiore a 1/5 dell’importo del credito per cui è stato eseguito il pignoramento e dei crediti dei creditori intervenuti indicati nei rispettivi atti di intervento.

Tale deposito è richiesto a pena di inammissibilità della richiesta.

Il cancelliere provvede a depositare suddetta somma presso un istituto di credito indicato dal giudice.

Il giudice dell’esecuzione fisserà un’udienza per sentire le parti sull’istanza presentata dal giudice non oltre 30 giorni dal deposito dell’istanza medesima. Quindi provvede a determinare la somma destinata a sostituire il bene pignorato, tenendo conto, oltre che delle spese di esecuzione, dell’importo, comprensivo del capitale, degli interessi e delle spese, dovuto al creditore pignorante.

Con l’ordinanza che ammette la sostituzione, il giudice:

– dispone che le cose pignorate siano liberate dal pignoramento e che la somma versata vi sia sottoposta in loro vece;

– trattandosi di pignoramento immobiliare, può disporre – se ricorrono giustificati motivi – che il debitore versi con rateizzazioni mensili entro il termine massimo di 18 mesi la somma determinata, maggiorata degli interessi scalari al tasso convenzionale pattuito o, in difetto, al tasso legale.

I beni immobili sono liberati dal pignoramento solo con il versamento dell’intera somma.

In alternativa, Lei potrebbe tentare di risolvere il problema effettuando un pagamento parziale al creditore e poi procedendo al deposito di una istanza di “Riduzione del pignoramento”, presso la cancelleria del giudice dell’esecuzione (allegando la prova dell’avvenuto pagamento).

La legge, infatti, stabilisce che, quando il valore dei beni pignorati è superiore all’imposto delle spese dell’esecuzione e dei crediti dovuti al creditore pignorante e agli eventuali creditori intervenuti, comprensivo del capitale e degli interessi e delle spese, il debitore può presentare al giudice dell’esecuzione un’istanza (scritta o orale, ma Le consiglio di effettuarla attraverso un atto depositato da un avvocato) di riduzione del pignoramento.

L’istanza può essere proposta in qualsiasi fase della procedura esecutiva, finché non si sia proceduto alla vendita dei beni. Il giudice, se ne ricorrono gli estremi, può disporre la riduzione del pignoramento decidendo con ordinanza non impugnabile, dopo aver sentito il creditore pignorante.

Il giudice, in particolare, può limitare l’espropriazione al mezzo che il creditore (e non il debitore) sceglie o, in mancanza, a quello che egli ritiene più opportuno. Proprio a tal fine, Le consiglierei di motivare con cura la Sua istanza e indicare, con estrema precisione, i dati catastali degli immobili pignorati e di quelli di cui chiede la liberazione. In ogni caso, ciò non le garantisce la certezza che la particella liberata sarà esattamente quella da Lei sperata.


note

Autore immagine: 123rf. com


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