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Scontro in strada con animali selvatici: c’è risarcimento?

31 Agosto 2021 | Autore:
Scontro in strada con animali selvatici: c’è risarcimento?

Difformità di pareri tra le sentenze della Cassazione e quella recente della Corte d’Appello di Ancona, che sostiene: impossibili recinti e segnaletica ovunque.

Hai presente quel segnale stradale di pericolo con un cervo che salta dentro il triangolo rosso? Ti sarà capitato di vederlo spesso in montagna o in aperta campagna. Indica il rischio di trovarsi davanti al parabrezza un animale selvatico – non necessariamente un cervo – e di fare un incidente tutt’altro che banale. In certe zone, in base alla fauna locale, il cartello può essere ancora più specifico ed avvisare della presenza nei paraggi di cinghiali o di ricci. I primi possono sicuramente disfare il muso dell’auto in caso di impatto ad una certa velocità. I secondi fanno talmente tanta tenerezza che, di istinto, si tende ad evitarli frenando di colpo o sterzando bruscamente, il che comporta un rischio concreto di incidente. Se le precauzioni non bastano, in caso di scontro in strada con animali selvatici, c’è risarcimento?

Una recente sentenza della Corte d’Appello di Ancona ha smentito vecchie pronunce che condannavano Regioni e Province a risarcire il danno ai malcapitati automobilisti. I giudici marchigiani allargano le braccia e dicono: l’unico modo per evitare che un animale finisca in mezzo ad una strada è quello di recintarla completamente. Cosa, sostengono i magistrati, che gli enti locali proprietari della strada stessa non sono sempre tenuti a fare. Non resta che avere prudenza e vedere quando c’è diritto al risarcimento in caso di scontro con animali selvatici.

Animali selvatici: le responsabilità degli enti locali

Finora, la Cassazione [1] ha più volte detto che in caso di scontro sulla strada con animali selvatici, c’è il risarcimento per l’automobilista che fa l’incidente e che tale risarcimento deve essere pagato dall’ente proprietario della strada stessa, che si tratti di Comune, Provincia, Regione. Lo stesso vale quando non avviene materialmente l’urto tra la macchina ed il cervo, il cinghiale o il daino oppure quando il riccio che attraversa all’improvviso non viene nemmeno sfiorato dalla ruota del veicolo: se a causa della presenza dell’animale l’auto si vede costretta a fare una brusca manovra e finisce contro il muro di contenimento o addosso ad un’altra macchina, la Suprema Corte riconosce lo stesso il risarcimento.

Il perché è subito spiegato: la Pubblica Amministrazione – ricordano i giudici di legittimità – ha una posizione di garanzia nei confronti degli utenti della strada che si traduce in quella che viene definita «responsabilità oggettiva». Scatta anche quando l’ente locale non ha alcuna colpa dell’incidente, a meno che il conducente dell’auto abbia trasgredito qualche norma del Codice della strada, come il mancato rispetto dei limiti di velocità o un’invasione di corsia prima della comparsa dell’animale.

Animali selvatici: quando c’è il risarcimento?

Sempre secondo la Cassazione, ci sono alcune circostanze in cui è possibile chiedere il risarcimento in caso di scontro sulla strada con animali selvatici. Una di queste è la mancata segnaletica che avverte della presenza delle bestie. Come si diceva all’inizio, esiste un apposito cartello di pericolo (quello triangolare con il cervo salterino, piuttosto che altri specifici riguardanti delle specie più comuni nella zona). Se questo segnale manca, difficilmente l’automobilista può sapere se può trovarsi davanti da un momento all’altro (magari dietro una curva) un cinghiale, un cerbiatto, perfino un orso in certe zone montane dov’è possibile incrociare un erede di Baloo. Pertanto, è l’ente locale in difetto per non avere posizionato al punto giusto il cartello. E si prende le sue responsabilità.

L’altra circostanza in cui il comportamento della Pubblica Amministrazione potrebbe giustificare il risarcimento per lo scontro con animali selvatici riguarda la recinzione della strada. Ed è proprio quella che, come vedremo tra poco, ha portato la Corte d’Appello di Ancona a dissentire dal parere della Cassazione. Gli Ermellini ritengono che la carreggiata debba essere dovutamente recintata al fine di evitare che gli animali che si trovano nei boschi o nelle campagne – anche quelli piccoli, come un riccio – sorprendano gli automobilisti e provochino un incidente.

Animali selvatici: quando non c’è il risarcimento?

La Corte d’Appello di Ancona smonta quest’ultima tesi della Cassazione. Poco dice nella sua recente sentenza [2] sulla mancata segnaletica. Non è detto che se l’ente locale non avvisa del rischio di scontro con animali selvatici sulla strada, la responsabilità sia la sua.

Più determinata la Corte sul discorso che riguarda la recinzione. Secondo i giudici di merito, l’automobilista non può pretendere che l’ente locale recinti tutta la strada per evitare l’incidente con l’animale selvatico. Il che vuol dire che non c’è diritto al risarcimento di chi, a causa della presenza dell’animale, va ad impattare o contro la bestia stessa o contro il muro di contenimento. Anche se il conducente o uno dei passeggeri rimediano delle lesioni personali permanenti.

Il ragionamento dei giudici è il seguente: «Non può considerarsi esigibile una recinzione della strada dato che non possono essere pretese dall’ente pubblico la recinzione e la segnalazione generalizzate di tutti i tratti boschivi indipendentemente dalle loro peculiarità concrete, imponendosi alla Pubblica Amministrazione unicamente di adempiere ai doveri di gestione, tutela e vigilanza del territorio, non certo l’obbligo di sorvegliare o prevenire in modo generalizzato le manifestazioni di intemperanza della fauna selvatica».

Come a dire: non è che l’ente pubblico può stare lì giorno e notte a controllare cosa fanno i cinghiali. Anzi: «L’invasione imprevista di un animale selvatico sulla strada – si legge ancora nella sentenza – è un evento suscettibile di essere scongiurato solo ricorrendo alla recinzione di tutte le strade in modo continuativo», cosa, però, «non suscettibile di pratica attuazione e, quindi, inesigibile».


note

[1] Cass. sent. n. 11785/17.

[2] Corte appello Ancona sent. non 556/2021.


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1 Commento

  1. Hanno tenuto conto che tutta la selvaggina è “patrimonio indisponibile dello Stato” e di conseguenza ne è responsabile per tutti i danni che producono? (Se non è cambiata qualche normativa ultimamente)

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