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Posso smettere di lavorare aspettando la pensione?

19 Novembre 2021 | Autore:
Posso smettere di lavorare aspettando la pensione?

Uscita anticipata dal lavoro e diritto al trattamento pensionistico: prepensionamento, disoccupazione, riscatto, contributi volontari, accrediti figurativi.

L’inasprimento dei requisiti per la pensione è un processo lento ed inesorabile iniziato alcuni decenni fa, che ha conosciuto un notevole inasprimento con la riforma Fornero [1] e che ancora continua, con l’adeguamento biennale delle condizioni per il pensionamento alla speranza di vita media.

Ben 67 anni di età per la pensione di vecchiaia ordinaria Inps, addirittura 71 anni per chi, privo di contributi ante 1996, non raggiunge il requisito contributivo o relativo all’importo dell’assegno al compimento dei 67 anni. Per la pensione anticipata ordinaria non è prevista un’età minima, ma sono necessari ben 42 anni e 10 mesi di contribuzione per gli uomini, un anno in meno per le donne. In un simile contesto, è normale domandarsi: posso smettere di lavorare aspettando la pensione?

Certamente, non si tratta di una domanda “per tutte le tasche”, in quanto bisogna giocoforza contare su altre fonti di reddito, per potersi permettere l’uscita dal lavoro senza diritto alla pensione.

La situazione è più semplice per coloro che hanno diritto a un’indennità di accompagnamento alla pensione, o prepensionamento, come l’Ape sociale o l’isopensione: in questi casi, è possibile uscire dal lavoro, anche se non risultano ancora perfezionate le condizioni richieste per la pensione, con il diritto ad un assegno. I beneficiari del prepensionamento, o scivolo pensionistico, devono però rispettare requisiti specifici, che variano in base al tipo di indennità spettante.

È utilizzata come indennità di prepensionamento anche la Naspi, ossia l’indennità di disoccupazione spettante alla generalità dei lavoratori dipendenti: l’assegno spetta sino a un massimo di 2 anni e dà diritto all’accredito figurativo di contribuzione, utile alla pensione.

Risulta possibile rendere i periodi non lavorati utili alla pensione anche attraverso il versamento volontario dei contributi, oppure, relativamente a determinati periodi pregressi (anni di laurea, pause tra lavori discontinui) attraverso il riscatto. Utile anche la domanda di accrediti figurativi, senza oneri per l’assicurato, per determinati periodi non lavorati tutelati dalla legge.

Scivolo per la pensione

Le principali indennità di prepensionamento, che consentono l’uscita dal lavoro senza aver ancora maturato il diritto a pensione, ma con un’indennità mensile a sostegno del reddito, risultano:

  • l’isopensione, che consente un anticipo massimo di 7 anni rispetto alla data di maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata ordinaria;
  • l’assegno straordinario di prepensionamento, che consente un anticipo sino a 5 anni, in base al fondo di appartenenza;
  • l’Ape sociale, che consente un anticipo massimo pari a 4 anni rispetto al compimento dell’età pensionabile, ossia dell’età per la pensione di vecchiaia;
  • la Rita, che consente un anticipo massimo pari a 4 anni rispetto al compimento dell’età pensionabile, ossia dell’età per la pensione di vecchiaia, ma riguarda unicamente la previdenza complementare;
  • il contratto di espansione, che consente un anticipo massimo di 5 anni rispetto alla data di maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata ordinaria.

Per conoscere quali sono i requisiti per accedere a ciascuna di queste misure, leggi la guida allo scivolo per la pensione.

Naspi

Può essere utilizzata come indennità di accompagnamento alla pensione anche la Naspi, cioè l’indennità di disoccupazione. Va subito chiarito, a tal proposito, che la cessazione volontaria dal rapporto di lavoro è incompatibile sia con lo stato di disoccupazione che con la Naspi, in quanto è necessaria la perdita involontaria dell’impiego. Le dimissioni e la risoluzione consensuale del contratto di lavoro sono accettate soltanto in casi specifici: ne abbiamo parlato in Requisiti per la Naspi.

La Naspi viene corrisposta ogni mese, per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contributi degli ultimi 4 anni, quindi sino a un massimo di 24 mesi.

L’ammontare dell’indennità è pari al 75% della retribuzione media mensile imponibile ai fini previdenziali degli ultimi 4 anni, se questa è inferiore a 1.227,55 euro (valore 2021). Se superiore, l’indennità è pari al 75% di 1.227,55 euro, con un incremento del 25% della differenza tra la retribuzione media mensile e 1.227,55 euro. L’importo massimo mensile non può in ogni caso superare, per il 2021, 1.335,40 euro.

Per i periodi di Naspi è accreditata la contribuzione figurativa dall’Inps: si tratta di contributi accreditati dall’ente previdenziale, senza oneri. I contributi figurativi sono accreditati in proporzione alla retribuzione utile al calcolo della Naspi, entro un limite pari a 1,4 volte l’importo massimo mensile della Naspi per l’anno in corso.

Considerando che l’importo massimo mensile della Naspi per l’anno 2021 è di 1335,40 euro, come appena osservato, la contribuzione figurativa è dunque riconosciuta entro il limite di 1.869,56 euro per il 2021 (1.335,40 x 1,4 = 1.869,56).

Nella generalità dei casi, la contribuzione figurativa Naspi è utile sia per il diritto che per la misura del trattamento di pensione. Il fatto che sussista un tetto massimo di accredito, come osservato pari a 1.869,56 euro mensili, può però risultare penalizzante per i lavoratori che non hanno uno stipendio basso: per limitare il taglio del trattamento pensionistico, la legge [2] interviene, in relazione alle quote retributive della pensione, col cosiddetto meccanismo di neutralizzazione. Per approfondire: Naspi e pensione.

Contributi figurativi

Abbiamo osservato che, in merito ai periodi di disoccupazione indennizzata, sono accreditati i contributi figurativi, utili al diritto e alla misura della pensione. La contribuzione figurativa, solitamente, è accreditata d’ufficio dall’Inps, senza necessità di inviare un’apposita domanda: solo relativamente ad alcuni particolari periodi è necessario l’invio dell’istanza.

Chi decide di cessare anticipatamente dal lavoro senza diritto alla pensione può valutare, per perfezionare prima i requisiti per il trattamento pensionistico, la possibilità di recuperare periodi che non figurano nell’estratto conto previdenziale, mediante la domanda di accrediti figurativi. È il caso, ad esempio, dei periodi di servizio militare, o di maternità al di fuori del rapporto di lavoro. Nella guida ai contributi figurativi sono elencati tutti i periodi che è possibile recuperare, senza costi per l’assicurato.

Riscatto dei contributi

Alcuni periodi non lavorati possono diventare utili ai fini della pensione, se previsto da specifiche norme di legge, attraverso il riscatto dei contributi: è il caso, ad esempio, degli anni di laurea, dell’aspettativa non retribuita e degli intervalli tra lavori stagionali.

Il riscatto, a differenza degli accrediti figurativi, richiede il pagamento di un onere a carico dell’assicurato, che può essere calcolato con sistema retributivo, o della riserva matematica, oppure contributivo, o percentuale, a seconda della collocazione dei periodi da recuperare. Un calcolo forfettario è previsto per il solo riscatto agevolato della laurea.

Per sapere quali periodi è possibile riscattare e con quali costi leggi la guida al riscatto dei contributi.

Contributi volontari

Il lavoratore può rendere utili ai fini pensionistici i periodi in cui non svolge alcuna attività, grazie ai contributi volontari: si tratta di versamenti spontanei, a carico dell’assicurato, che servono a coprire i periodi di inattività.

Questi versamenti sono normalmente utili sia ai fini del diritto che ai fini dell’importo della pensione. La spesa che i versamenti volontari comportano, però, non è indifferente.

Per essere autorizzati al versamento dei contributi volontari è necessario rispettare condizioni specifiche, diverse a seconda della gestione di appartenenza. Per approfondire, leggi la Guida ai contributi volontari.

Con quanti anni di contributi posso smettere di lavorare?

Se puoi permetterti di smettere di lavorare senza aver raggiunto il requisito anagrafico per la pensione, né il diritto al prepensionamento, ma hai raggiunto almeno il requisito contributivo, devi sapere che questo non è unico, ma differisce in base al trattamento pensionistico richiesto ed alla categoria di appartenenza. Considera inoltre che al requisito anagrafico ed a quello di contribuzione possono accompagnarsi ulteriori condizioni richieste:

  • così, a coloro che risultano in possesso di contribuzione al 31 dicembre 1995 bastano 20 anni di contributi per raggiungere la pensione di vecchiaia, mentre coloro che non possiedono contributi alla stessa data devono possedere, oltre a 20 anni di versamenti, anche un assegno pensionistico minimo pari ad almeno 1,5 volte l’assegno sociale;
  • i beneficiari di deroghe specifiche, poi, possono ottenere la pensione di vecchiaia con soli 15 anni di contributi;
  • bastano addirittura 5 anni di contributi, per coloro che, privi di contribuzione al 31 dicembre 1995, scelgono di raggiungere la pensione di vecchiaia a 71 anni;
  • per questi lavoratori, con 20 anni di contributi si può raggiungere la pensione anticipata a 64 anni, ma l’assegno pensionistico minimo deve essere pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale;
  • per la pensione con opzione donna, che si ottiene con un minimo di 58 anni di età (59 per le lavoratrici autonome), sono invece richiesti 35 anni di contributi, da maturare però entro il 31 dicembre 2020 (salvo proroghe);
  • la quota 100 si raggiunge a 62 anni di età, ma con 38 anni di contributi, purché tutti i requisiti risultino perfezionati al 31 dicembre 2011.

In base a quanto osservato:

  • una volta raggiunto il requisito contributivo richiesto per la pensione, si può smettere di lavorare, bisogna però considerare che:
    • oltre al requisito di contribuzione e dall’età pensionabile, possono essere richiesti ulteriori condizioni da perfezionare;
    • i requisiti previsti dalla legge potrebbero variare nel tempo.

Per saperne di più, leggi la guida ai requisiti per la pensione Inps.


note

[1] Art. 24 DL 201/2011.

[2] D.lgs. 22/2015

Autore immagine: pixabay.com


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