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L’avvocato che guadagna poco dove paga i contributi?

31 Agosto 2021 | Autore:
L’avvocato che guadagna poco dove paga i contributi?

Gli avvocati il cui reddito è inferiore ai 5mila euro annui devono iscriversi alla Cassa Forense o alla gestione Separata?

È vero che l’avvocato che guadagna meno di 5mila euro all’anno deve iscriversi alla gestione Separata e non alla Cassa Forense? La questione, ormai risolta in base alla nuova disciplina dell’ordinamento della professione di avvocato [1], risulta sempre attuale, in quanto non sono poche le controversie ancora pendenti in merito all’assoggettamento alla previdenza obbligatoria di chi esercita la professione forense. L’avvocato che guadagna poco dove paga i contributi?

Ad oggi, l’iscrizione alla Cassa Forense è obbligatoria, a prescindere dall’accertamento delle condizioni reddituali o dell’effettività dell’esercizio della professione, per gli avvocati iscritti agli Albi professionali forensi, per gli iscritti agli Albi forensi che siano contemporaneamente iscritti in altri Albi professionali, salvo che non abbiano esercitato diritto di opzione (se previsto) presso un’altra gestione, prima del 1° febbraio 2013, nonché per gli iscritti agli Albi forensi che svolgono funzioni di giudice di pace, di giudice onorario di tribunale e di sostituto procuratore onorario di udienza.

L’iscrizione alla Cassa è facoltativa per gli iscritti nel registro dei praticanti.

In passato, invece, in base alla previgente disciplina [2], l’avvocato con reddito inferiore a determinate soglie non aveva l’obbligo di iscrizione alla Cassa forense, ma poteva essere tenuto all’iscrizione presso la gestione Separata dell’Inps, un fondo di previdenza obbligatoria dedicato ai lavoratori atipici (come i parasubordinati, i collaboratori ed i lavoratori occasionali) ed ai professionisti privi di una cassa di categoria, o impossibilitati o non tenuti all’iscrizione presso la cassa professionale.

Obbligo d’iscrizione presso la gestione Separata

L’iscrizione presso la gestione Separata è obbligatoria per i liberi professionisti:

  • che non hanno un’apposita cassa di previdenza, cioè per i cosiddetti liberi professionisti senza cassa;
  • che, pur avendo una gestione previdenziale di categoria, non possono iscriversi per ragioni di incompatibilità o di altra natura: è il caso dell’ingegnere già coperto da altre forme di previdenza obbligatorie, come il Fondo pensione lavoratori dipendenti dell’Inps, situazione che non consente l’iscrizione all’ente di categoria (Inarcassa), in base al regolamento;
  • che non risultano integralmente coperti dalla cassa professionale di appartenenza.

L’iscrizione obbligatoria presso la gestione Separata discende dal cosiddetto principio di universalizzazione della copertura assicurativa [3]: in sostanza, l’obbligo di versare i contributi alla gestione Separata Inps è rivolto a chiunque percepisca un reddito derivante da un’attività professionale, per la quale la legge preveda l’iscrizione ad un albo, anche se l’attività non è svolta in maniera abituale ed il compenso percepito non risulta l’unica fonte di guadagno del professionista. Lo Stato, difatti, deve tutelare non solo i professionisti senza cassa, ma anche coloro che, pur avendo una cassa di categoria, non possono essere iscritti.

In merito all’abitualità, però, è necessario sottolineare che l’obbligo d’iscrizione alla gestione Separata non sorge, qualora il reddito annuo prodotto sia inferiore ai 5mila euro e derivi da lavoro autonomo occasionale: lo ha confermato la Cassazione, con una recente ordinanza [4].

Iscrizione presso la gestione Separata per i lavoratori autonomi occasionali

La Cassazione, nel dettaglio, ha affermato che l’obbligatorietà dell’iscrizione alla gestione Separata Inps da parte di un professionista iscritto ad un albo o a un elenco è collegata all’esercizio abituale, ancorché non esclusivo, di una professione, che dia luogo ad un reddito non assoggettato a contribuzione da parte della cassa di riferimento.

In buona sostanza, se il professionista svolge l’attività abitualmente e non versa i contributi alla cassa di categoria, deve iscriversi alla gestione Separata, a prescindere dal reddito prodotto [5].

Il professionista che svolge lavoro autonomo occasionale e non versa alla cassa di categoria non è invece obbligato all’iscrizione alla gestione Separata, a meno che il reddito prodotto non risulti superiore alla soglia di 5mila euro annui lordi: in quest’ipotesi, l’iscrizione alla gestione Separata è obbligatoria nonostante l’attività di lavoro autonomo sia esercitata occasionalmente.

Come si accerta l’abitualità dell’attività?

Come capire, nel concreto, se l’attività è svolta in modo abituale, oppure se si tratta di lavoro occasionale?

Secondo la Cassazione [4], per accertare il requisito dell’abitualità possono rilevare determinate presunzioni, quali l’iscrizione all’albo professionale, l’apertura della partita Iva, nonché l’organizzazione materiale predisposta dal professionista a supporto della sua attività; in senso contrario, può invece rilevare la percezione da parte del libero professionista di un reddito annuo di importo inferiore a 5mila euro. Nessuno di questi elementi può però configurare di per sé l’abitualità o l’occasionalità nell’esercizio dell’attività, salvo quanto osservato in merito alla soglia reddituale pari a 5mila euro, che rende obbligatoria l’iscrizione alla gestione Separata per i lavoratori autonomi occasionali.

In presenza di un reddito inferiore a 5mila euro annui, l’Inps deve dunque dimostrare concretamente che l’attività dell’avvocato è svolta abitualmente [4].

L’esercizio della professione di avvocato non costituisce un elemento che, da solo, prova l’esercizio dell’attività in modo abituale, nemmeno nell’ipotesi in cui il legale non contesti la pretesa dell’Inps: nel concreto, per stabilire l’occasionalità o meno nello svolgimento dell’attività, è invece indispensabile un’attività di valutazione che si sottrae al principio di non contestazione.

Avvocato: iscrizione alla Cassa Forense o alla gestione Separata?

In base a quanto esposto, considerando la normativa previgente, se l’attività dell’avvocato non obbligato all’iscrizione presso Cassa forense è svolta abitualmente, il legale è obbligato a iscriversi presso la gestione Separata, a prescindere dall’ammontare dei compensi percepiti. Se, invece, l’attività è svolta occasionalmente, l’obbligo di iscrizione sorge solo al superamento della soglia di compensi pari a 5mila euro annui.

La mera iscrizione all’Albo forense o la titolarità di una partita Iva non sono elementi sufficienti a dimostrare l’abitualità dell’esercizio dell’attività professionale.

In ogni caso, secondo l’attuale ordinamento, è sufficiente l’iscrizione agli Albi professionali forensi per essere obbligati ad iscriversi presso la Cassa forense.


note

[1] Art.21 Co.8,9 e 10 L. 247/2012.

[2] Art. 22 L. 576/1980.

[3] Art. 35 Cost.

[4] Cass. ord. 23530/2021.

[5] Cass. sent. 4419/2021, 12419/2021, 12358/2021.

Autore immagine: pixabay.com


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