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Acquisizione forense di un profilo Instagram

18 Settembre 2021
Acquisizione forense di un profilo Instagram

In qualità di consulente tecnico informatico mi hanno incaricato di acquisire alcune pagine web di Instagram al fine di dimostrare la pubblicazione di determinati contenuti.

Il profilo Instagram in questione è privato, occorre cliccare su “Segui” per seguire appunto la pagina, ma i contenuti che si devono acquisire sono pubblici, si possono visualizzare anche senza seguire la pagina Instagram, basta avere un account e loggarsi.

È possibile acquisire questi contenuti senza problemi legali, civili e/o penali?

Nella condotta esposta nel quesito non si ravvisano profili di illiceità.

L’acquisizione forense di un profilo social è pratica sempre più diffusa, di pari passo con i crimini che su tali piattaforme si commettono (soprattutto diffamazioni e sostituzioni di persona). L’acquisizione forense si rende necessaria perché il semplice screenshot o la stampa analogica potrebbe non essere sufficiente a provare la responsabilità, penale e civile, del titolare dell’account.

Orbene, l’acquisizione forense di un profilo Instagram è legale, purché ovviamente non si realizzi un accesso abusivo (art. 615-ter cod. pen.) all’account personale del soggetto il cui profilo è oggetto di acquisizione.

Quasi tutti i profili Instagram sono pubblicamente accessibili; talvolta, anche le persone non iscritte possono visualizzarli, utilizzando un semplice browser web. Seguendo un profilo Instagram, è possibile accedere a maggiori contenuti.

Nel caso di specie, i contenuti che si intendono ottenere sono pubblici e, pertanto, “acquisibili” da chiunque. L’importante, lo si ripete, è che non si acceda all’account personale carpendone le credenziali o bypassandole, un po’ come farebbe un hacker. Salvare invece tutto ciò che è pubblico è legale, perché equivale a prenderne visione.

Per quanto riguarda le immagini e i contenuti delle altre persone connesse all’account oggetto di interesse, anche per loro vale lo stesso discorso della pubblicità dei contenuti. In altre parole, tutto ciò che è liberamente accessibile può essere “salvato” grazie all’acquisizione forense.

È lo stesso principio che si applica anche per i luoghi pubblici non virtuali: tutto ciò che è liberamente visibile può essere immortalato. Fotografare o riprendere la strada è legale, così come lo è fotografare il giardino del vicino privo di siepi o di altri elementi che servono a precluderlo alla visuale. Diverso, invece, è procurarsi immagini di ciò che succede all’interno di un appartamento privato, dietro la tenda che copre le finestre e i balconi.

Se i video e le immagini presenti sul detto profilo raffigurano soggetti che non avevano prestato il consenso ad essere ritratti, la responsabilità sarà di chi ha effettuato e poi pubblicato il video, non di chi ne prende semplicemente visione, magari assicurandosi la sua provenienza mediante tecnica di acquisizione forense.

Volendo, se l’operazione non intacca la bontà dell’acquisizione, è possibile oscurare i dati e i volti dei soggetti che seguono la pagina. A sommesso avviso dello scrivente, però, non è necessario.

Va ricordato che l’acquisizione forense di un profilo o di una pagina web serve semplicemente a certificare che un contenuto provenga da un determinato autore, garantendo così la genuinità dello stesso ed escludendo fraudolente alterazioni, rese possibili oggi grazie a software che consentono di modificare immagini, testi, ecc.

Infine, si ricorda che l’acquisizione forense è destinata all’impiego per fini giudiziari, ad esempio per provare un reato o per difendersi da un’accusa ingiusta. Ciò significa che di questa acquisizione non può essere fatto un utilizzo diverso. Di conseguenza, non sarà possibile pubblicare i risultati dell’acquisizione forense, oppure utilizzare le immagini e i contenuti così ottenuti per scopi diversi.

Ad esempio, anche se l’immagine di un profilo social è pubblica, di essa non è lecito l’impiego per altre finalità. La giurisprudenza (Trib. Milano, sent. del 20 aprile 2013) ha affermato che, anche nell’ipotesi di immagini già rese pubbliche, come ad esempio di quelle estrapolate dai social network, è vietato ai terzi di farne un utilizzo libero. Ne consegue che l’esposizione o la pubblicazione dell’immagine altrui già nota al pubblico, in assenza di consenso, costituisce un uso abusivo del ritratto.

Dello stesso tenore un’altra sentenza (Trib. Roma, sent. n. 12076 dell 1 giugno 2015.), secondo cui la pubblicazione di fotografie nella pagina Facebook di chi le ha scattate non comporta la cessione integrale dei diritti fotografici. Si formalizza, così, il riconoscimento del diritto d’autore sulle fotografie pubblicate sul social network.

Il perito, quindi, una volta ultimato il proprio lavoro e certificato la provenienza dei contenuti, si limiterà a consegnare le acquisizioni fatte, senza fare di quei contenuti un uso diverso.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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