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Dissuasori di sosta verticali: quando sono legali?

18 Settembre 2021
Dissuasori di sosta verticali: quando sono legali?

Davanti alla mia abitazione, il Comune ha concesso a un cittadino di installare dei dissuasori di sosta verticali. A mio avviso, sono pericolosi per i bambini che giocano in strada e per le autovetture, considerato che si tratta di senso unico in pieno centro storico. Posso fare ricorso?

Il Regolamento di esecuzione e di attuazione del Codice della strada (D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495), all’art. 180, prevede la possibilità di installare questi tipi di dispositivi con lo scopo di impedire la sosta di veicoli (quindi non solo delle auto, ma anche delle moto ad esempio) in aree o zone determinate.

Per legge, i dissuasori devono armonizzarsi con gli arredi stradali e assolvere anche a funzioni accessorie, quali la delimitazione di zone pedonali, aree di parcheggio riservate, zone verdi, aiuole e spazi riservati per altri usi.

Nella funzione di arredo stradale, i dissuasori sono di tipologie diverse, scelti dall’ente proprietario della strada tra quelli più confacenti alle singole specifiche necessità, alle tradizioni locali e all’ambiente urbano.

Sempre secondo la legge, i dissuasori assumono forma di pali, paletti, colonne a blocchi, cordolature, cordoni ed anche cassonetti e fioriere, benché integrati con altri sistemi di arredo. I dissuasori devono esercitare un’azione di reale impedimento al transito sia come altezza sul piano viabile sia come spaziamento tra un elemento e l’altro, se trattasi di componenti singoli disposti lungo un perimetro.

I dissuasori possono essere di qualunque materiale: calcestruzzo, ferro, ghisa, alluminio, legno o plastica a fiamma autoestinguente. Devono essere visibili e non devono, per forma od altre caratteristiche, creare pericolo ai pedoni e, in particolare, ai bambini.

I dissuasori di sosta devono essere autorizzati dal ministero dei Lavori Pubblici – Ispettorato generale per la circolazione e la sicurezza stradale, e posti in opera previa ordinanza dell’ente proprietario della strada.

Passiamo ora ad analizzare la procedura che la legge prevede perché si possa procedere alla loro installazione.

Secondo l’art. 5, comma tre, del Codice della strada, i provvedimenti per la regolamentazione della circolazione sono emessi dagli enti proprietari della strada (cioè il Comune per quello che riguarda le strade comunali, comprese le vie pubbliche cittadine) con ordinanze motivate e rese note al pubblico mediante i prescritti segnali.

Ai sensi dell’art. 6, comma 4, lettera b), del Codice, l’ente proprietario può stabilire obblighi, divieti e limitazioni di carattere temporaneo o permanente per ciascuna strada o tratto di essa, o per determinate categorie di utenti, in relazione alle esigenze della circolazione o alle caratteristiche strutturali delle strade.

In base alla legge, quindi, l’ente proprietario della strada ha il potere di decidere di installare un dissuasore di sosta con lo scopo di impedire anche permanentemente la sosta in aree o zone determinate.

Occorre precisare che una decisione di questo tipo può essere adottata dal Comune anche, eventualmente, a vantaggio di un privato il cui passo carrabile o il cui posto auto riservato (in quanto, ad esempio, disabile) sia abusivamente e frequentemente ostruito dalla sosta di automobilisti.

Ebbene, la decisione del Comune di installare il dissuasore andrà autorizzata con apposita ordinanza sindacale; ma occorrerà anche che il tipo di dissuasore prescelto sia stato autorizzato con decreto del ministero dei Lavori Pubblici – Ispettorato generale per la sicurezza stradale.

Dunque, per la posa su strada dei dissuasori di sosta occorrono due condizioni. Innanzitutto, il tipo di dissuasore scelto deve essere stato autorizzato con decreto del ministero dei Lavori Pubblici – Ispettorato generale per la sicurezza stradale.

In secondo luogo, occorre che il Comune emani un’ordinanza che giustifichi i motivi per i quali si è decisa l’installazione del dissuasore, indicando inoltre anche i motivi che hanno indotto a scegliere quel particolare tipo e gli estremi del decreto ministeriale che ha autorizzato quel modello di dissuasore.

Nella decisione sull’autorizzazione da rilasciare o meno subentra quindi la discrezionalità tecnica: l’apprezzamento delle circostanze non riguarda solo l’oggetto materiale da collocare sulla strada, ma si intreccia necessariamente con le condizioni di viabilità e di sicurezza, che il Comune deve apprezzare e garantire.

Il Comune non può mai concedere l’autorizzazione a un tipo di dissuasore privo dell’approvazione ministeriale, anche se esso appare compatibile con l’area in cui deve essere impiegato.

Secondo la giurisprudenza (Tar Lombardia, sent. n. 190 del 21.01.2021), nel decidere se installare o meno dei dissuasori, occorre bilanciare l’interesse pubblico con quello privato, adottando, se la sicurezza della circolazione stradale lo richiede, a cura del Comune, gli appositi provvedimenti di regolamentazione della viabilità locale mediante ordinanza e provvedendo all’apposizione della segnaletica necessaria nonché all’adozione delle ulteriori cautele necessarie a ridurre la pericolosità, come ad esempio l’apposizione di specchi parabolici, di dissuasori di velocità (cioè i dossi artificiali) o, addirittura, di un semaforo.

Alla luce di quanto appena detto, sarebbe possibile far rimuovere i dissuasori in oggetto solo se gli stessi non sono a norma perché non autorizzati dal ministero dei Lavori pubblici, ovvero per un vizio del provvedimento comunale. Quest’ultimo, tuttavia, può essere adottato con una certa discrezionalità che, oggettivamente, è difficile da contestare. In effetti, il fatto che i paletti siano usati dai bambini per farci lo “slalom” non è un buon motivo per chiedere la loro rimozione, visto che a essere inadatto è il comportamento dei ragazzi, non i dissuasori in sé.

In effetti, l’installazione di dissuasori per tutelare la proprietà privata è consentita, come ricordato sopra e come riportato anche dalla sentenza del Tar da ultimo citata, la quale riguardava un caso in cui il Comune aveva negato l’installazione dei paletti in un’area destinata alle auto dei condòmini. Il giudice amministrativo ha annullato il diniego, affermando quanto ricordato sopra, e cioè che occorre bilanciare l’interesse pubblico con quello privato.

Tirando le fila, se si volesse impugnare il provvedimento comunale innanzi al Tar, bisognerebbe farlo entro 60 giorni dalla sua pubblicazione. Lo scrivente sconsiglia tuttavia di intraprendere questa strada, molto onerosa e dall’esito incerto.

In alternativa, è possibile chiedere al Comune di agire in autotutela e annullare il provvedimento, fondando la propria istanza su valide ragioni, come ad esempio il pericolo che i dissuasori arrecano alla circolazione stradale. Ad esempio, un valido motivo di lagnanza potrebbe essere la scarsa utilità dei dissuasori, i quali non solo servono a poco ma addirittura possono arrecare danno alle autovetture, trattandosi di strada di ridotte dimensioni a senso unico. Insomma: andrebbe contestata la funzione dei dissuasori che, come detto in apertura, devono esercitare un’azione di reale impedimento al transito.

A sommesso avviso dello scrivente, però, le possibilità che un’istanza di tal genere possa essere accolta sono poche, per via del fatto che, come più volte detto, sussiste una certa discrezionalità in capo all’ente proprietario della strada circa la possibilità di installare dissuasori e, più in generale, di regolare la circolazione.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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