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Confisca per equivalente e per sproporzione: differenze

25 Settembre 2021
Confisca per equivalente e per sproporzione: differenze

A causa di alcuni reati fiscali mi è stato confiscato un bene ricevuto come donazione dai miei genitori oltre trenta anni prima della commissione del reato. Vorrei avere maggiori chiarimenti sulla possibilità di confiscare beni o somme già conseguiti prima di compiere l’illecito tributario.

La confisca è una misura di sicurezza patrimoniale. La confisca può essere applicata dal giudice, in caso di condanna, su tutte le cose che sono servite o destinate a commettere il reato, nonché sulle cose che ne sono il prodotto o il profitto (art. 240 c.p.). In questi casi, la confisca è facoltativa.

Il prodotto del reato è quanto derivato dal compimento dell’illecito, mentre il profitto consiste nel guadagno, non esclusivamente patrimoniale, conseguente al compimento del reato (ad esempio, il provento della vendita di un bene precedentemente rubato).

Per legge, poi, il giudice, in caso di condanna, ordina sempre la confisca (confisca obbligatoria):

  • delle cose che costituiscono il prezzo del reato (cioè, quanto promesso ad un soggetto perché commetta un reato);
  • dei beni e degli strumenti informatici o telematici che risultino essere stati in tutto o in parte utilizzati per la commissione dei principali reati informatici (come ad esempio l’accesso abusivo a un sistema telematico o la frode informatica);
  • delle cose, la fabbricazione, l’uso, il porto, la detenzione e l’alienazione delle quali costituisce reato, in questa ipotesi anche se non è stata pronunciata condanna.

Non sempre è possibile procedere alla confisca dei beni che sono serviti per commettere un reato, oppure a quelli che ne costituiscono il prodotto o il profitto; ciò perché è possibile che, nelle more del procedimento o addirittura prima ancora che questo cominci, le cose confiscabili non esistano più o non sono rintracciabili.

In tutte queste ipotesi, si può procedere mediante la confisca per equivalente (o per valore). In pratica, l’autorità giudiziaria può disporre la confisca di beni di valore corrispondente al profitto del reato.

Secondo l’art. 322-ter c.p., i beni che hanno costituito il prezzo o il profitto di uno dei principali reati contro la Pubblica Amministrazione (concussione, peculato, corruzione, ecc.) sono confiscati a seguito di sentenza di condanna. Se questi beni non ci sono o non sono più reperibili, è ordinata la confisca dei beni di proprietà del colpevole per un valore corrispondente al suo illecito arricchimento.

Per i reati tributari, la confisca per equivalente è prevista dall’art. 12-bis del decreto legislativo n. 74/2000, secondo cui, nel caso di condanna o di patteggiamento, è sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto o il prezzo, salvo che appartengano a persona estranea al reato, ovvero, quando essa non è possibile, la confisca di beni, di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente a tale prezzo o profitto.

Ai sensi dell’art. 12-ter, si applica la confisca allargata (o per sproporzione) dell’art. 240-bis c.p. nell’ipotesi in cui ricorrano alcune gravi circostanze, come ad esempio quando l’ammontare degli elementi passivi fittizi è superiore a euro duecentomila nel caso di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, oppure quando l’imposta evasa è superiore a euro centomila nel caso di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, o ancora quando l’importo non rispondente al vero indicato nelle fatture o nei documenti è superiore a euro duecentomila.

In pratica, la confisca allargata ha ad oggetto il denaro, i beni o le altre utilità di cui il condannato non può giustificare la provenienza e di cui risulta essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo – quindi, anche per interposta persona –, in valore sproporzionato al proprio reddito dichiarato o alla propria attività economica. Da ciò si evince come alla base del funzionamento di questo tipo di confisca vi sia una sproporzione patrimoniale, dalla quale si presume l’origine illecita dei beni.

Peraltro, va precisato come la confisca allargata ex art. 12-ter d.lgs. n. 74/00 sia applicabile solo alle condotte poste in essere dopo l’entrata in vigore della legge di conversione (legge 19 dicembre 2019, n. 157) del decreto fiscale (D.l. n. 124/2019) che ha introdotto tale misura.

Secondo la sentenza delle Sezioni Unite citata nel quesito (15 luglio 2021, n. 27421), nel caso di confisca allargata, la sentenza di condanna o di patteggiamento per il reato è il limite invalicabile per presumere la provenienza illecita dei beni. Un criterio di ragionevolezza temporale fissato come termine ultimo, anche quando l’acquisizione patrimoniale avviene dopo il reato considerato e la misura, prevista dall’articolo 240-bis c.p., è richiesta dal giudice dell’esecuzione. Quest’ultimo, investito dell’istanza di confisca allargata, può disporla esercitando gli stessi poteri del giudice di cognizione, sempre nel rispetto della regola della ragionevolezza dei tempi, in relazione ai beni entrati nella disponibilità del condannato fino al momento della pronuncia della sentenza per il reato presupposto. Resta salva la possibilità di confiscare anche i beni acquistati dopo la sentenza se le risorse finanziarie utilizzate erano possedute da prima.

Le Sezioni unite della Cassazione, con la sentenza 27421 sopra citata, fanno coincidere il termine finale di riferimento per la confisca allargata con la sentenza di condanna o di patteggiamento. Ciò per prevenire «strumentali iniziative temporeggiatrici dell’accusa, finalizzate ad ottenere una confisca più estesa in fase esecutiva».

Orbene, in base alle scarne informazioni in possesso, nel caso esposto nel quesito sembra che l’autorità giudiziaria abbia disposto una confisca per equivalente (o per valore) e non una confisca allargata (o per sproporzione). Ciò si desume sia dalle norme richiamate (art. 322-ter c.p., che prevede la confisca per equivalente, riferita ai reati contro la P.A.), che dalla difficile applicazione, al caso concreto, di una sanzione (la confisca allargata) introdotta per i reati tributari solo per i fatti successivi al dicembre 2019.

Non è pertanto applicabile, al caso di specie, il principio enunciato dalle Sezioni Unite del 2021 citate nel quesito, atteso che esse riguardano la confisca allargata ex art. 240-bis c.p. Si tratterebbe dunque della confisca ex art. 12-bis del d. lgs. 74/2000. La confisca per equivalente è legata al “valore” e non all’illecito: a differenza delle altre ipotesi di ablazione tradizionalmente conosciute nell’ambito del diritto penale, infatti, il bene materialmente oggetto di apprensione non è affatto considerato “pericoloso”, ma è considerato unicamente per il proprio valore economico, equivalente, appunto, al vantaggio conseguito dal reo.

Da tale considerazione, discende l’irrilevanza della legittima provenienza del bene e, ancor di più, la completa indifferenza per qualsivoglia nesso di pertinenzialità che leghi il bene oggetto di apprensione con la commissione del reato.

Il presupposto e la stessa ragion d’essere della confisca per equivalente risiede nel fatto che il prezzo o il profitto del reato non sia rinvenuto e tale circostanza autorizza lo spostamento della misura dal bene costituente prezzo o profitto del reato ad altro di valore equivalente ricadente sempre nella libera disponibilità dell’indagato o della persona giuridica.

A parere dello scrivente, il riferimento all’art. 322-ter c.p. deve ritenersi un refuso, in quanto la norma, in ambito tributario, è stata sostituita dall’art. 12-bis più volte richiamato. E infatti, originariamente la legge 244/2007 (c.d. «Finanziaria 2008»), al comma 143 del suo primo articolo disponeva l’applicazione del summenzionato articolo 322-ter c.p. per alcuni reati tributari, come quello di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, dichiarazione infedele, omessa dichiarazione, emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, omesso versamento di ritenute certificate, omesso versamento di Iva, indebita compensazione e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte.

Successivamente, l’articolo 10 del d.lgs. 158/2015, introducendo l’articolo 12-bis all’interno del d.lgs. 74/2000, ha abrogato il comma 143 dell’articolo 1 della legge 244/2007.

Pertanto, tirando le fila di quanto detto sinora, deve ritenersi che la confisca in oggetto sia quella per equivalente, alla quale non si applica il limite temporale stabilito dalle Sezioni Unite per la confisca allargata. L’art. 12-bis stabilisce infatti che «è sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto o il prezzo, salvo che appartengano a persona estranea al reato, ovvero, quando essa non è possibile, la confisca di beni, di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente a tale prezzo o profitto».

Tanto trova conferma anche da una precedente sentenza a Sezioni Unite della Suprema Corte (n. 38691/2009), riferita alla confisca per equivalente di cui all’art. 322-ter c.p., in cui si stabilisce che non c’è alcun limite temporale alla confisca per equivalente: la legge non afferma in alcun modo che non sarebbero confiscabili i beni immobili acquistati prima della commissione del reato da cui deriva il profitto confiscabile per equivalente.

Più recentemente, in tema di reati tributari, la Suprema Corte (sentenza n. 40071 del 1° ottobre 2019) ha ribadito che è legittimo, nei confronti del legale rappresentante di una spa, il sequestro finalizzato alla confisca per equivalente di un bene che l’imputato ha acquistato molto prima di commettere il reato.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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