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Intercettazioni: quando sono legali e come scoprirle?

25 Settembre 2021
Intercettazioni: quando sono legali e come scoprirle?

Penso di essere spiato in casa. Come faccio a sapere se sono intercettato dalla polizia? Cosa posso fare per tutelarmi da microspie illegali?

Occorre innanzitutto fare chiarezza su alcune circostanze giuridiche, prima fra tutte quelle inerenti alle intercettazioni. Esistono tre tipi di intercettazioni:

  • l’intercettazione telefonica, che consiste nel captare la conversazione che avviene a distanza tra due persone, per mezzo del telefono o di strumento analogo;
  • l’intercettazione ambientale, che consiste nel sentire tutto ciò che viene detto all’interno di un determinato luogo (l’abitacolo di un’auto, la camera di una stanza, ecc.);
  • l’intercettazione telematica, che consiste nel captare le conversazioni che ci si scambia tramite internet e altri mezzi informatici (si pensi alle chiamate tramite Skype, ecc.). Spesso, questo tipo di intercettazione avviene mediante l’installazione di trojan, cioè di virus che si nascondono nel pc.

Poiché l’intercettazione viola il diritto costituzionale alla segretezza delle comunicazioni, la polizia può procedere con questo mezzo di ricerca della prova solo se autorizzata dal giudice, e soltanto in presenza di determinati reati (spaccio, pedopornografia, ecc.).

Per la precisione, le intercettazioni sono legali solamente quando:

  • richieste dal magistrato del pubblico ministero;
  • autorizzate dal giudice;
  • effettuate dalla polizia giudiziaria, con la propria strumentazione.

L’autorizzazione è concessa dal giudice quando vi sono gravi indizi di reato e l’intercettazione è assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini.

Il decreto del pubblico ministero che dispone l’intercettazione indica le modalità e la durata delle operazioni. Tale durata non può superare i quindici giorni, ma può essere prorogata dal giudice con decreto motivato per periodi successivi di quindici giorni, qualora permangano i presupposti.

Solo eccezionalmente, nei casi di estrema urgenza e gravità, il pm può ordinare alla polizia di procedere a intercettazione senza l’autorizzazione del giudice. In questa evenienza, però, il permesso del giudice non è escluso, ma solo posticipato: entro ventiquattro ore bisognerà trasmettere il decreto del pm al giudice, il quale ha 48 ore di tempo per convalidare le operazioni.

Nel solo caso di intercettazione ambientale (cioè, intercettazione di comunicazioni tra persone presenti nello stesso ambiente) all’interno di un domicilio privato (la propria casa, il proprio ufficio, ecc.), è possibile procedere solo se vi è fondato motivo di ritenere che in quel luogo si stia svolgendo l’attività criminosa.

Secondo la legge, i risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati in procedimenti diversi da quelli nei quali sono stati disposti.

Per sapere se si è oggetto di indagini, è possibile fare un’istanza direttamente alla Procura della Repubblica territorialmente competente. E infatti, non sempre l’indagato è avvisato delle investigazioni in corso. L’informazione di garanzia, così come la richiesta di eleggere domicilio, viene notificata solamente quando occorre compiere un atto di indagine per il quale è necessaria la presenza dell’indagato: l’interrogatorio, la perquisizione, l’ispezione personale, ecc. Qualora tali atti non siano necessari, l’indagato verrebbe a conoscenza delle indagini solamente alla loro conclusione, con la notifica (sempre necessaria) dell’avviso di conclusione delle indagini.

Quindi, per sapere se si è indagati occorre recarsi in procura e depositare un’apposita istanza (cosiddetta istanza ex art. 335 c.p.p.) con la quale si chiede di avere conoscenza delle eventuali iscrizioni a proprio carico nel registro delle notizie di reato (il famoso registro degli indagati). In questo modo si potrà sapere, autonomamente oppure delegando a fare ciò un avvocato, se ci sono delle indagini in corso, magari che legittimano un’intercettazione.

Poiché, però, come ricordato in precedenza, le intercettazioni della polizia sono legali solo in presenza di gravi crimini e solo per brevi periodi di tempo, se sono in atto delle intercettazioni è possibile che esse siano illecite. Le intercettazioni effettuate al di fuori dei limiti sopra indicati integrano il reato di interferenze illecite nella vita privata, punito dall’art. 615-bis del codice penale con la reclusione da sei mesi a quattro anni, aumentata da uno a cinque anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato.

A proposito delle altre situazioni narrate, potrebbero configurarsi in astratto tre reati diversi (oltre a quello di illecite interferenze): le molestie, lo stalking e la diffamazione.

Lo stalking scatta ogni volta che una persona ne perseguita un’altra. Per la precisione, il Codice penale (art. 612-bis cod. pen.) dice che commette stalking chi, con condotte ripetute nel tempo, minaccia o molesta taluno, in modo da provocargli almeno una di queste conseguenze:

  • un perdurante e grave stato di ansia o di paura;
  • un fondato timore per l’incolumità propria, di un prossimo congiunto o di persona a cui si è legati da relazione affettiva;
  • l’alterazione delle proprie abitudini di vita.

In pratica, per aversi stalking non è sufficiente la condotta molesta, ma anche che questa sia reiterata almeno due volte in un breve lasso di tempo e che provochi una conseguenza concreta nella vittima. La legge punisce altresì la molestia o disturbo alle persone arrecato per una ragione riprovevole.

Il Codice penale (art. 660 cod. pen.) prevede due tipi di molestia:

  • la prima presuppone che sia stata arrecato disturbo in luogo pubblico (cioè in un posto accessibile a tutti: piazze, libere vie, ecc.) o aperto al pubblico (luoghi ove è possibile a chiunque accedere, ma solo a determinate condizioni: si pensi ad un cinema o a un museo, ove è possibile entrare solamente pagando il prezzo del biglietto);
  • la seconda, prescindendo totalmente dal luogo, importa l’utilizzo del telefono come strumento per veicolare il comportamento indesiderato.

Ad esempio, l’uomo che rivolge all’ex fidanzata frasi ed attenzioni per ore, alla presenza di numerosi avventori del locale pubblico ove la donna lavora come cameriera, commette il reato di molestie. Commette il reato di molestie anche chi fotografa o filma ripetutamente una persona in luogo pubblico senza il consenso del soggetto ritratto.

La diffamazione si integra nel momento in cui si lede la reputazione di un’altra persona in assenza di quest’ultima. Dunque, spettegolare su un individuo non è reato, ma può diventarlo se le maldicenze offendono la reputazione della vittima, anche qualora i fatti narrati fossero veri.

In sintesi, dalle vicende narrate potrebbero astrattamente configurarsi i seguenti reati:

  • interferenze illecite nella vita privata, nel caso di intercettazioni illegali;
  • stalking;
  • molestie;
  • diffamazione.

Per procedere occorre sporgere denuncia presso le autorità competenti. Il consiglio è di depositare la propria segnalazione direttamente in Procura. Il reato di interferenze illecite è procedibile a querela e, pertanto, deve essere denunciato entro tre mesi dall’ultimo atto illecito. Tuttavia, nella sua forma aggravata (punita con la reclusione da uno a cinque anni), lo stesso delitto è procedibile d’ufficio e, pertanto, può essere denunciato senza limiti di tempo.

Lo stalking è querelabile entro sei mesi dall’ultimo atto persecutorio, mentre le molestie sono procedibili d’ufficio. La diffamazione è sempre procedibile a querela di parte, da sporgere entro tre mesi.

Il problema riguarda l’identificazione dei soggetti responsabili. Per il momento, potrebbe limitarsi a una querela contro ignoti, riservandosi eventualmente in un successivo momento di integrare la segnalazione indicando i responsabili. È bene invece individuare sin da subito gli eventuali mezzi di prova che potranno essere utili agli inquirenti, come testimoni, registrazioni, documenti, messaggi, email, ecc.

La scelta di un investigatore privato è stata senz’altro corretta, anche se non ha condotto ad alcun risultato concreto. Magari, fornendo qualche ulteriore precisazione, sarebbe possibile affidarsi ad altro professionista con maggiore fortuna.

Per sapere se si è intercettati è possibile affidarsi a qualche esperto del settore. Ad esempio, un tecnico potrebbe individuare la presenza di microspie o di trojan all’interno dei propri dispositivi (smartphone, pc, tablet, ecc.).

Il consiglio è di raccogliere quanto più materiale possibile prima di sporgere denuncia/querela, al fine così di evitare l’archiviazione. In quest’ultima evenienza, è comunque possibile proporre opposizione, entro venti giorni dalla notifica dell’avviso a cura della Procura. L’opposizione deve contenere l’indicazione delle investigazioni suppletiva che la Procura dovrebbe espletare, pena l’inammissibilità dell’opposizione stessa.

Si ricordi che, per essere avvisati della richiesta di archiviazione, occorre inserire nella denuncia/querela l’apposita richiesta di essere informati qualora il pm si determinasse in tal senso, così da poter proporre tempestiva opposizione. Senza questa specifica richiesta, la denuncia potrebbe essere archiviata senza alcun avviso.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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