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Indicazioni stradali: distanze dalle costruzioni

25 Settembre 2021
Indicazioni stradali: distanze dalle costruzioni

Il Comune ha installato un palo con tabelle toponomastiche proprio davanti alla finestra di casa mia. È legale?

Non c’è una norma nazionale che individui la distanza minima delle tabelle toponomastiche dalle abitazioni. Questa è in genere stabilita dal regolamento comunale, il quale definisce le regole per il posizionamento. Proviamo tuttavia a cercare la risposta al quesito all’interno della legge italiana e, nello specifico, nel Codice della strada e nel suo regolamento d’esecuzione.

L’art. 39 del Codice della strada enumera, tra i segnali stradali verticali, anche quelli di indicazione; questi hanno la funzione di fornire agli utenti della strada informazioni necessarie o utili per la guida e per la individuazione di località, itinerari, servizi ed impianti. Tra di essi rientrano infatti anche i segnali di identificazione strade, i segnali di itinerario, di località e centro abitato, nonché i segnali di nome strada. Possiamo dunque far rientrare le tabelle toponomastiche all’interno di questa categoria.

Il Codice della strada rinvia al suo Regolamento di esecuzione l’individuazione delle modalità di impiego e di apposizione di detti segnali.

Secondo l’art. 81, comma secondo, del Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo Codice della strada (D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495): «I segnali da ubicare sul lato della sede stradale (segnali laterali) devono avere il bordo verticale interno a distanza non inferiore a 0,30 m e non superiore a 1,00 m dal ciglio del marciapiede o dal bordo esterno della banchina. Distanze inferiori, purché il segnale non sporga sulla carreggiata, sono ammesse in caso di limitazione di spazio. I sostegni verticali dei segnali devono essere collocati a distanza non inferiore a 0,50 m dal ciglio del marciapiede o dal bordo esterno della banchina; in presenza di barriere i sostegni possono essere ubicati all’esterno e a ridosso delle barriere medesime, purché non si determinino sporgenze rispetto alle stesse».

Secondo l’art. 133, «Il segnale NOME-STRADA indica il nome di strade, vie, piazze, viali e di qualsiasi altra tipologia viaria e deve essere collocato nei centri abitati su entrambi i lati di tutte le strade in corrispondenza delle intersezioni. 2. Nelle zone centrali della città il segnale nome-strada può essere sostituito dalle targhe toponomastiche di tipo tradizionale. 3. I segnali nome-strada hanno le dimensioni e le caratteristiche di cui alla tabella II.15 e cornice di colore blu. 4. Il segnale nome-strada può essere applicato:

  1. a) al di sopra delle lanterne semaforiche, con lo sbalzo tutto sopra il marciapiede, e comunque rivolto dalla parte esterna alla carreggiata. L’altezza del bordo inferiore del segnale deve essere compresa tra 3,00 e 3,50 m circa dal piano stradale;
  2. b) nelle piazze, viali alberati, ecc. su supporti posti presso il bordo del marciapiede. Ogni supporto può comprendere i segnali delle due strade in angolo, disposti secondo l’angolo formato dalle due strade, e sfalsati in altezza;
  3. c) ove esistano pali o sostegni della pubblica illuminazione o di altro tipo, il segnale può essere applicato ad essi;
  4. d) in altri casi, ove le circostanze lo consiglino, con attacchi a muro;
  5. e) nei casi b), c) e d) l’altezza dei segnali è compresa tra 2,50 e 3,00 m, salvo casi di impossibilità materiale […]».

Come si evince da questo breve quadro normativo, nessuna disposizione nazionale individua la distanza precisa dei segnali dalle abitazioni. Ciononostante, dalle norme appena richiamate si desumono alcuni principi:

  • i sostegni verticali dei segnali devono essere collocati a distanza non inferiore a 0,50 m dal ciglio del marciapiede;
  • nelle piazze, viali alberati, ecc. su supporti posti presso il bordo del marciapiede.

Orbene, poiché l’art. 133 del regolamento d’esecuzione del Codice della strada parla di segnali nome-strada posti presso il bordo del marciapiede, è ragionevole ritenere che questa segnaletica debba essere collocata nell’immediata prossimità della strada e non delle abitazioni.

Nel caso esposto, pur non potendosi desumere dalla foto allegata a quale distanza sia stato installato il segnale, è evidente che la tabella copra una parte della veduta offerta dalla finestra. Non va dimenticato che il proprietario di un’abitazione possiede un vero e proprio diritto di veduta, cioè il diritto d di affacciarsi e godere della vista o comunque, nel caso di edifici confinanti, di affacciarsi sul fondo del vicino senza incontrare, prima d’una certa distanza, ostacoli di sorta.

Secondo l’art. 907 del Codice civile, «Quando si è acquistato il diritto di avere vedute dirette verso il fondo vicino, il proprietario di questo non può fabbricare a distanza minore di tre metri». Questa norma, pur non potendosi applicare al caso concreto, testimonia comunque l’importanza del diritto di veduta.

A sommesso parere dello scrivente, la tabella comunale, così come installata, è illegittima in quanto posta a distanza troppo ravvicinata rispetto all’abitazione, implicando altresì una lesione del proprio diritto di veduta. Pertanto, sarà possibile rivolgersi presso l’ufficio comunale competente (magari con diffida di un legale) per chiedere la rimozione della tabella e l’installazione in altro luogo più consono.

Prima di fare ciò, sarebbe opportuno prendere visione del regolamento del Comune di appartenenza. Tuttavia, è possibile che anche all’interno di tale corpo normativo non sia rinvenibile alcuna disposizione riguardante le istanze minime e, comunque, è davvero difficile immaginare un regolamento che autorizzi un’installazione così ravvicinata. Ad ogni modo, resterebbe comunque la lesione del diritto di veduta.

In conclusione, l’installazione della tabella è illegittima.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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