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Autocertificazione condanne penali: come funziona?

25 Settembre 2021
Autocertificazione condanne penali: come funziona?

Dovrei fare una domanda di lavoro dove mi chiedono se ho ricevuto condanne penali. Dieci anni fa, ho avuto una condanna con sospensione condizionale della pena. Ho letto che grazie alla Riforma Orlando del casellario giudiziale potrei non indicarla. Ho paura di commettere un reato di dichiarazione mendace. Cosa devo fare? Il reato è estinto?

L’art. 167 del Codice penale prevede l’estinzione del reato qualora il condannato che ha beneficiato della sospensione condizionale, nel termine stabilito dalla legge (cioè cinque anni se si tratta di delitti e due anni se si tratta di contravvenzioni), non commette altro delitto o contravvenzione.

L’estinzione del reato comporta la non esecuzione delle pene, ma non l’estinzione degli effetti penali della condanna, di cui si tiene dunque conto ai fini della recidiva (a differenza di quanto avverrebbe, invece, con la riabilitazione).

L’estinzione non opera automaticamente: occorre proporre istanza al giudice dell’esecuzione il quale, valutate le condizioni di legge (mancata commissione di reati nel quinquennio dalla condanna), stabilisce se il reato è estinto o meno.

In questo senso, anche la giurisprudenza (Consiglio di Stato, sez. V, 12 dicembre 2018, n. 7025), secondo cui «quanto all’estinzione del reato (che consente di non dichiarare l’emanazione del relativo provvedimento di condanna), essa sotto il profilo giuridico non è automatica per il mero decorso del tempo, ma deve essere formalizzata in una pronuncia espressa del giudice dell’esecuzione penale, che è l’unico soggetto al quale l’ordinamento attribuisce il compito di verificare la sussistenza dei presupposti e delle condizioni per la relativa declaratoria, con la conseguenza che, fino a quando non intervenga tale provvedimento giurisdizionale, non può legittimamente parlarsi di “reato estinto” e il concorrente non è esonerato dalla dichiarazione dell’intervenuta condanna».

Allo stato, dunque, se nessuna istanza è stata proposta al giudice, il reato non è estinto.

Per quanto riguarda la dichiarazione sostitutiva del proprio certificato penale, la riforma Orlando ha previsto che alcune ipotesi non debbano più essere indicate dal privato. Tra queste vi sono anche le condanne per reati estinti a norma dell’articolo 167, primo comma, del codice penale (art. 24, comma 1, lett. b), d.P.R. n. 313/2002). Dunque, se nel caso di specie si è beneficiato della sospensione condizionale ma non si è ottenuta ancora l’estinzione, la condanna andrà riportata.

Per la precisione, l’art. 28, comma ottavo, d.P.R. n. 313/2002, a seguito della riforma Orlando stabilisce che: «L’interessato che, a norma degli articoli 46 e 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, rende dichiarazioni sostitutive relative all’esistenza nel casellario giudiziale di iscrizioni a suo carico, non è tenuto a indicare la presenza di quelle di cui al comma 7, nonché di cui all’articolo 24, comma 1».

Orbene, tra le iscrizioni che non vanno indicate, il comma settimo si riferisce, tra le altre, «alle condanne per contravvenzioni punibili con la sola ammenda e alle condanne per reati estinti a norma dell’articolo 167, primo comma, del codice penale».

Tra le condanne che non vanno riportate ai sensi dell’art. 24, comma 1, c’è di nuovo il richiamo «alle condanne per contravvenzioni punibili con la sola ammenda e alle condanne per reati estinti a norma dell’articolo 167, primo comma, del codice penale», ma anche a quelle per cui è stata ottenuta la riabilitazione, alle condanne delle quali è stato ordinato che non si faccia menzione nel certificato penale (ai sensi dell’art. 175 c.p.), ovvero ancora alle condanne a seguito di patteggiamento, quando la pena irrogata non superi i due anni di pena detentiva soli o congiunti a pena pecuniaria, a prescindere dalla successiva estinzione.

Ricapitolando: se la condanna alla reclusione con pena sospesa ha beneficiato della riabilitazione, della non menzione nel certificato penale ovvero è frutto di sentenza di patteggiamento (non superiore ai due anni, anche non estinta), tale condanna potrà non essere inserita nella dichiarazione sostitutiva.

Al contrario, se trattasi di mera condanna sospesa, non ancora estinta, allora si sarà obbligati a dichiararla, in quanto la legge si riferisce solo all’estinzione a seguito della sospensione condizionale, ai sensi dell’art. 167 c.p.

Per completezza, non avendo precisi riferimenti in merito alla condanna oggetto del quesito, si riporta di seguito l’intero primo comma dell’art. 24, d.P.R. n. 313/2002, in cui sono elencate tutte le condanne che il privato non deve inserire nella propria dichiarazione sostitutiva:

«Nel certificato sono riportate le iscrizioni esistenti nel casellario giudiziale ad eccezione di quelle relative:

  1. a) alle condanne delle quali è stato ordinato che non si faccia menzione nel certificato a norma dell’articolo 175, del codice penale, purché il beneficio non sia stato revocato;
  2. b) alle condanne per contravvenzioni punibili con la sola ammenda e alle condanne per reati estinti a norma dell’articolo 167, primo comma, del codice penale;
  3. c) alle condanne per i reati per i quali si è verificata la causa speciale di estinzione prevista dall’articolo 556 del codice penale;
  4. d) alle condanne in relazione alle quali è stata definitivamente applicata l’amnistia e a quelle per le quali è stata dichiarata la riabilitazione, senza che questa sia stata in seguito revocata;
  5. e) ai provvedimenti previsti dall’articolo 445, del codice di procedura penale, quando la pena irrogata non superi i due anni di pena detentiva soli o congiunti a pena pecuniaria, e ai decreti penali;
  6. f) alle condanne per fatti che la legge ha cessato di considerare come reati, quando la relativa iscrizione non è stata eliminata;

f-bis) ai provvedimenti giudiziari che hanno dichiarato la non punibilità ai sensi dell’articolo 131-bis del codice penale, quando la relativa iscrizione non è stata eliminata;

  1. g) ai provvedimenti riguardanti misure di sicurezza conseguenti a sentenze di proscioglimento o di non luogo a procedere, quando le misure sono state revocate;
  2. h) ai provvedimenti che riguardano l’applicazione delle misure di prevenzione della sorveglianza speciale semplice o con divieto o obbligo di soggiorno;
  3. i) ai provvedimenti giudiziari emessi dal giudice di pace;
  4. l) ai provvedimenti giudiziari relativi ai reati di competenza del giudice di pace emessi da un giudice diverso, limitatamente alle iscrizioni concernenti questi reati;
  5. m) ai provvedimenti di interdizione, di inabilitazione e relativi all’amministrazione di sostegno, quando esse sono state revocate;
    • m-bis) ai provvedimenti che ai sensi dell’articolo 464-quater del codice di procedura penale dispongono la sospensione del procedimento con messa alla prova;
    • m-ter) alle sentenze che ai sensi dell’articolo 464-septies del codice di procedura penale dichiarano estinto il reato per esito positivo della messa alla prova».

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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