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Da mantenere l’ex moglie che perde il lavoro: legittima la revisione dell’assegno

3 Giugno 2014
Da mantenere l’ex moglie che perde il lavoro: legittima la revisione dell’assegno

Mia moglie mi ha chiesto un aumento dell’assegno di mantenimento perché sostiene di aver perso il lavoro; io ritengo invece che si sia fatta licenziare solo per spillarmi più soldi e magari lavora in nero. È legittima la sua richiesta?

In generale, la moglie che lamenti delle modifiche peggiorative del proprio reddito può sempre chiedere la revisione delle condizioni di separazione a suo tempo disposte dal giudice.

Questo vuol dire che, anche dopo che sia intervenuta la separazione, la moglie che abbia, successivamente, perso il lavoro a seguito di licenziamento (e non già per dimissioni volontarie, salvo il caso di problemi di salute) potrebbe chiedere un’integrazione dell’assegno mensile erogatole dal marito. Per fare ciò, dovrà intraprendere un ricorso presso il tribunale.

In ogni caso, il giudice, prima di procedere all’aumento dell’assegno di mantenimento, è chiamato a effettuare una “valutazione comparativa” con le condizioni economico-patrimoniali dell’uomo (che, per esempio, potrebbero essere mutate in peggio anch’esse, specie in questi tempi di crisi).

Inoltre, la capacità reddituale del coniuge richiedente un contributo al proprio mantenimento non deve essere valutata in astratto e in generale, ma sul piano dell’effettività e della concretezza delle possibilità di occupazione, in considerazione di tutti i fattori come età, titolo di studio, competenze specifiche, mercato [1]: in pratica, sulla decisione del giudice potranno incidere anche altri fattori come l’eventuale giovane età o l’eventuale qualificazione professionale della ex moglie e la conseguente possibilità per la stessa di reimpiegarsi.

Certo è che, in teoria, il rischio che la ex moglie possa chiedere e ottenere un aumento delle condizioni di separazione sussiste, essendo onere di quest’ultima provare solo il mutamento, in peggio, delle proprie risorse: onere che, nella fattispecie, si esaurisce nella dimostrazione (assai semplice) del licenziamento medesimo.

Se, viceversa, il marito sospetta un eventuale impiego in nero della donna dovrà assumerne le prove e portarle davanti al giudice.


note

[1] C. App. Ancona, ord. n. 12346 del 3.06.2014.

Autore immagine: 123rf com


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