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Sì al recesso dalla locazione se il cane del vicino fa rumore e disturba la quiete

3 Giugno 2014
Sì al recesso dalla locazione se il cane del vicino fa rumore e disturba la quiete

Il recesso dalla locazione dell’immobile può dipendere da qualsiasi rumore sopravvenuto, imprevedibile, proveniente da terzi, che arrechi disturbo alla quiete e al riposo notturno: non è obbligatorio agire prima contro il vicino molesto.

Il conduttore può recedere dall’affitto anticipatamente se la quiete è costantemente disturbata da rumori molesti come il continuo abbaiare del cane del vicino. A dirlo è una recente sentenza della Cassazione [1].

Come recedere dalla locazione

Se il contratto non prevede alcuna possibilità di disdetta anticipata, l’inquilino può sempre recedere dalla locazione, prima della sua scadenza, solo se sussistono gravi motivi e, comunque, dandone preavviso al locatore almeno 6 mesi prima.

Tali “gravi motivi” devono consistere in fatti:

estranei alla volontà di entrambe le parti (per esempio: in un palazzo senza l’ascensore, se l’inquilino non possa più percorrere le scale a piedi, a causa di sopraggiunti impedimenti fisici);

imprevedibili e successivi alla conclusione del contratto.

Il cane del vicino

Il disturbo arrecato al conduttore dal continuo abbaiare di un cane di proprietà dell’inquilino sovrastante può essere considerato come un “grave motivo”: di fatti, si tratta di un fatto estraneo alla sfera di entrambe le parti, imprevedibile e sopravvenuto alla stipula del contratto stesso.

Ovviamente, non si può trattare di un normale guaito, ma il rumore deve superare la soglia della normale tollerabilità.

Non è necessario, per il conduttore, agire prima contro l’autore del fatto illecito (nel caso di specie, il padrone dell’animale domestico): cosa che certamente può fare, in quanto la legge glielo consente [2]. Ma egli può anche decidere di intraprendere un’altra strada, certamente più risolutiva: quella di richiedere direttamente il recesso dall’affitto al padrone di casa.

Infatti – sostiene la Suprema Corte – non si può obbligare il conduttore a continuare a vivere nell’abitazione e ad agire in causa contro il vicino molesto, essendo questa una facoltà e non un obbligo.

 

Altri rumori oltre la normale tollerabilità

Lo stesso discorso può essere fatto anche per qualsiasi altro tipo di rumore, purché:

– sopravvenuto,

– imprevedibile,

– proveniente da terzi,

– di portata superiore alla normale tollerabilità, tale cioè da ingenerare condizioni di stress per il disturbo alla quiete e al riporto notturno.

Altri esempi potrebbero essere l’installazione di un condizionatore rumoroso, di un ascensore che cigola, la presenza di un vicino maleducato, ecc.


note

[1] Cass. sent. n. 12291/14 del 30.05.2014.

[2] Art. 1895 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Salve,
    grazie per l’articolo.
    Io mi ritrovo in una situazione simile a quella descritta.
    Sono conduttore insieme a mia moglie di un appartamento ad uso abitativo, con contratto 4+4, stipulato a settembre 2013.
    Ora mia moglie è in gravidanza e a causa di gravi problemi di salute ha dovuto lasciare il lavoro.
    Nelle sue condizioni ha bisogno di stare tranquilla e a riposo il più possibile. Soprattutto lontana da ogni tipo di stress.
    Il problema è che nell’appartamento accanto vive una signora che passa la giornata a parlare sul pianerottolo con il vicino anziano che non sente bene, quindi è costretta ad alzare parecchio la voce. Inoltre questa signora ha un figlio di circa 40 anni, con problemi psichici. Sia di giorno che di notte urlano e litigano, sbattendo porte e svegliandoci. Spesso la signora ci suona alla porta alla sera tardi per scusarsi del rumore…, con aria disperata… a volte dicendo che il figlio vorrebbe ammazzarla. Dai locatori non eravamo stati mai avvisati di questa situazione, mentre l’amministratrice di condominio ci ha detto che ci sono sempre stati questi problemi con la vicina e il figlio. Questa situazione ci costringe a cercare subito un’altra sistemazione. E attendere 6 mesi mi sembra eccessivo. Non ci sentiamo sicuri a vivere qui. Mi sembra ci siano dei validi motivi per disdire il contratto, ma non ho intenzione di attendere 6 mesi per andarmene. Cosa prevede la legge in merito? I locatori non sono persone disponibili a venirci incontro. Sul contratto c’è scritto “6 mesi di preavviso”, quindi dovremmo rispettare questi 6 mesi. Ma in questa situazione mia moglie non può continuare la gravidanza in santa pace…
    Grazie in anticipo.
    Saluti

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