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Pensione di reversibilità: riduzioni per reddito

21 Novembre 2021 | Autore:
Pensione di reversibilità: riduzioni per reddito

Taglio del trattamento ai superstiti per i beneficiari che possiedono altri redditi oltre alla pensione: come funziona, quali sono le voci escluse.

La pensione di reversibilità, o pensione ai superstiti, o indiretta, è una prestazione che viene riconosciuta ad alcuni familiari del lavoratore o del pensionato deceduto, individuati dalla legge [1]. Il trattamento non spetta, però, nella stessa misura riconosciuta al dante causa defunto, ma è ridotta, sia in base al rapporto di parentela ed al numero degli aventi diritto, sia in base ai redditi del beneficiario. In merito alla pensione di reversibilità quali sono le riduzioni per reddito?

In merito, bisogna osservare che la Legge Dini [2], che ha previsto i limiti di cumulo tra redditi e pensione ai superstiti, ha una falla, in quanto non chiarisce quali sono i redditi del beneficiario da valutare ai fini del cumulo col trattamento pensionistico.

A tale mancanza ha ovviato l’Inps, intervenendo con diverse circolari sull’argomento [3].

La riduzione della reversibilità a causa dei redditi prodotti si rivela spesso una brutta sorpresa, per gli ignari beneficiari: chi non invia il modello Red, o un equivalente modello di dichiarazione dei redditi, sia determinati a consuntivo che presunti, subisce, anche a distanza di anni, una decurtazione della pensione da parte dell’Inps.

Il taglio della reversibilità, nei casi di mancato invio della dichiarazione reddituale, interviene infatti in un secondo momento, rispetto a quello in cui è stato accreditato il trattamento dell’Istituto: il beneficiario della pensione ai superstiti può dunque trovarsi non solo la decurtazione ordinaria della pensione, ma anche ulteriori tagli riferiti a quanto percepito indebitamente in precedenza.

Quando si deve presentare il modello Red per la reversibilità?

Nella generalità dei casi, sono obbligati a presentare il modello di dichiarazione reddituale Inps Red tutti i titolari di prestazioni erogate dall’Istituto (pensioni, trattamenti di assistenza…) legate al reddito, se:

  • non hanno alcun reddito oltre alla pensione o alla prestazione collegata al reddito, sono esonerati dalla presentazione della dichiarazione dei redditi ed effettivamente non la presentano;
  • hanno presentato la dichiarazione dei redditi, ma possiedono ulteriori redditi che devono essere dichiarati obbligatoriamente secondo le indicazioni presenti nella matricola dell’interessato, detti redditi obbligatori da matricola.

Vero è che il Red non deve essere presentato dai pensionati residenti in Italia, beneficiari delle prestazioni collegate al reddito, che abbiano già dichiarato all’Agenzia delle Entrate (tramite modello 730 o Redditi Pf) integralmente tutti i redditi (propri e, se previsto, dei familiari) che rilevano sulle prestazioni collegate al reddito in godimento.

In questi casi, l’Inps acquisisce le informazioni reddituali rilevanti per le pensioni collegate al reddito direttamente dall’Agenzia delle Entrate o da altre banche dati delle pubbliche amministrazioni, come previsto dalla legge.

Si deve però tener presente [4] che il pensionato è obbligato comunque a presentare la dichiarazione reddituale Red, anche se ha inviato la dichiarazione fiscale all’Agenzia delle Entrate, in relazione ai seguenti redditi:

  • lavoro dipendente svolto all’estero;
  • lavoro autonomo;
  • prestazioni coordinate e continuative, lavoro a progetto;
  • redditi derivanti da altri immobili (terreni e fabbricati), diversi dall’abitazione principale;
  • pensioni dirette erogate da stati esteri;
  • pensioni ai superstiti erogate da stati esteri;
  • rendite vitalizie o a tempo determinato costituite a titolo oneroso erogate all’estero.

Come evitare che la reversibilità sia decurtata in ritardo?

Per evitare che l’Inps applichi in ritardo i tagli sulla reversibilità, determinando una situazione debitoria difficilmente sostenibile, è necessario inviare una dichiarazione del reddito presunto tramite modello Red o equivalente, anche contestualmente alla domanda di pensione: in questo modo, l’Inps effettua da subito le decurtazioni dovute. Qualora non sia inviata alcuna dichiarazione a preventivo, l’Inps interviene a consuntivo: il termine per operare il ricalcolo è il 31 dicembre dell’anno successivo rispetto a quello in cui è stata presentata la dichiarazione dei redditi.

La dichiarazione dei redditi percepiti nell’anno 2020 viene presentata nel 2021; il termine ultimo, per l’invio della comunicazione di ricalcolo da parte dell’Inps, è il 31 dicembre 2022.

Quando si riduce la reversibilità?

La pensione di reversibilità, oltre alla riduzione di base spettante in base al grado di parentela ed ai superstiti aventi diritto (vedi Guida alla pensione di reversibilità), come osservato subisce un’ulteriore riduzione nel caso in cui il beneficiario possieda redditi propri diversi dal trattamento ai superstiti.

In particolare, perché la prestazione sia ridotta, è necessario che i redditi posseduti superino le seguenti soglie:

  • 20.107,62 euro (3 volte il minimo Inps per il 2021): in questo caso, la pensione è ridotta del 25%;
  • 26.810,16 euro (4 volte il minimo Inps per il 2021); in questo caso, la pensione è ridotta del 40%;
  • 33.512,70 euro (5 volte il minimo Inps per il 2021); in questo caso, la pensione è ridotta del 50%.

Il trattamento che deriva dal cumulo dei redditi con la reversibilità ridotta non può comunque essere inferiore a quello spettante per il reddito pari al limite massimo della fascia immediatamente precedente.

Quando non si riduce la reversibilità?

La pensione ai superstiti, in ogni caso, non viene ridotta se nel nucleo familiare sono presenti figli minori, studenti o inabili. Inoltre, nessuna riduzione può essere operata ai trattamenti in essere alla data del 1° settembre 1995: questi ultimi subiscono però il congelamento dell’importo senza adeguamento per futuri miglioramenti, fino al completo riassorbimento della differenza.

Quali redditi non riducono la reversibilità?

Non tutti i redditi prodotti dal beneficiario della reversibilità rilevano ai fini dei limiti di cumulo col trattamento.

L’Inps, nella prima circolare sull’argomento [3], si esprime spiegando che rilevano tutti i redditi assoggettabili all’Irpef, ma l’Istituto ha successivamente chiarito- sulla scorta di un’importante ordinanza della Corte Costituzionale [5] – che con il termine si intendono anche i redditi astrattamente assoggettabili all’Irpef, pur se nel concreto assoggettati a tassazione separata o agevolata, o a tassazione all’estero.

I redditi soggetti a cedolare secca, ad esempio, possono determinare la riduzione della reversibilità. Lo dimostra anche il modello Red, in cui i redditi dei fabbricati soggetti a cedolare secca vanno riportati nel Quadro A2 (altri immobili).

Non rilevano nelle soglie di reddito:

  • il Tfr, i trattamenti assimilati e le relative anticipazioni;
  • il reddito della casa di abitazione;
  • gli arretrati sottoposti a tassazione separata;
  • l’importo della pensione ai superstiti su cui deve essere eventualmente operata la riduzione;
  • la pensione e l’assegno sociale (però la reversibilità può determinare la non spettanza di queste prestazioni);
  • le rendite Inail;
  • gli assegni di accompagnamento;
  • le pensioni privilegiate;
  • le pensioni e gli assegni per invalidi, non vedenti e sordomuti.

In base a quanto osservato, in merito ai redditi assoggettati a tassazione separata, sono esclusi dalla rilevanza soltanto gli arretrati.


note

[1] Art. 22 L. 903/1965.

[2] L. 335/1995.

[3] Si vedano, ad esempio, la Circ. Inps 38/1996 e la Circ. Inps 147/2019.

[4] Messaggio Inps 4231/2020.

[5] Ordinanza della Corte costituzionale sul ricorso 3326/1996, avverso la determinazione della Dpt di Perugia, ora Inpdap, n. 1213, del 01/10/1996.


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1 Commento

  1. io sono disoccupato dal 2015 ma se mi manca diversi pochissimi anni per avere 20 anni tipo 2 3 anni come faccio? si puo andare ugualmente?

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