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Macellaio in carcere se mette solfiti nella carne per farla sembrare fresca

4 Giugno 2014
Macellaio in carcere se mette solfiti nella carne per farla sembrare fresca

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 Giugno 2014



Reato di sofisticazione alimentare per chi vende prodotti alimentari adulterati con sostanze per farli sembrare esteticamente più appetitosi.

Avete presente il bancone frigo del macellaio, con la carne tritata di quel rosso intenso che sembra appena macellata? In realtà, per ottenere quell’effetto di prodotto “fresco”, alcuni disonesti commercianti ricorrono all’aggiunta di solfiti, additivi che, però, possono essere estremamente nocivi per la salute.

In particolare, con una recente sentenza, la Cassazione [1] si è occupata del caso di un macellaio che, per arrestare i fenomeni di putrefazione della carne, ha utilizzato un preparato realizzato con una polvere diluita in acqua: effetto che, sebbene abbia dato all’alimento le sembianze di un prodotto fresco, dall’altro lato ha provocato uno shock anafilattico al consumatore.

Mettere in commercio carne fresca con aggiunta di notevoli concentrazioni di additivi alimentari costituisce reato di adulterazione e sofisticazione di sostanze alimentari. Tale comportamento illecito, una volta accertato dalle autorità, viene punito anche col carcere.

È bene che ogni consumatore sappia che l’uso dei solfiti è vietato nelle carni fresche. Essi conservano solo in apparenza la freschezza del prodotto per renderla “esteticamente accettabile”. In pratica, i solfiti proteggono l’alimento solo dall’ossidazione, ma non invece dal processo putrefattivo. Risultato: si porta in tavola un hamburger bello da vedere, ma, in realtà, vecchio di diverse settimane e, quindi, già andato a male.

Nella qualità di operatore del settore, ogni macellaio deve essere al corrente di ciò, anche attraverso la frequentazione di corsi sul rispetto della normativa alimentare e della salute pubblica.  In ogni caso, per far scattare il reato è sufficiente la coscienza e volontà generica del macellaio di adulterare il prodotto con l’elemento nocivo, a prescindere dalla consapevolezza delle conseguenze che esso può avere sulla salute del consumatore e del pericolo obiettivo per la salute pubblica.

note

[1] Cass. sent. n. 22618 /14 del 30.05.2014.


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