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Sì al controllo dei tabulati telefonici per risalire a squilli, telefonate e sms molesti

4 Giugno 2014
Sì al controllo dei tabulati telefonici per risalire a squilli, telefonate e sms molesti

Nessuna violazione della privacy quando si è in presenza di indizi di reato: legittimo il solo decreto motivato del P.M.

Squilli, telefonate e sms continui con riferimenti alla sfera sessuale; assalti costanti, e volgari, ai danni di una donna: in presenza di chiari indizi di reato è legittimo richiedere e utilizzare i tabulati telefonici per risalire all’identità del reo. In tali casi, infatti, si può porre in secondo piano il diritto alla privacy del titolare dell’utenza.

A dirlo è una sentenza di poche ore fa della Cassazione [1]. In particolare la Corte ritiene possibile che la polizia giudiziaria, dietro querela dell’interessato e avvio delle indagini da parte del pubblico ministero, proceda ad acquisire i tabulati telefonici dell’indagato senza bisogno di chiedere l’autorizzazione al magistrato [2].

È sufficiente, per l’acquisizione dei dati esterni relativi al traffico telefonico, archiviati dall’ente gestore del servizio di telefonia, il decreto motivato del pubblico ministero, senza bisogno del “visto” del giudice per le indagini preliminari. E ciò per via della limitata invasività di tale atto.

A supportare tale possibilità, poi, possono aggiungersi i sufficienti indizi del reato di molestie e, ovviamente, l’utilità dell’acquisizione dei tabulati alla prosecuzione delle indagini: ciò basta per mettere in secondo piano il «diritto alla privacy».


note

[1] Cass. sent. n. 23233 del 04.06.14.

[2] Art. 267 cod. proc. pen.

Autore immagine: 123rf com


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