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Quando decade l’usufrutto?

22 Novembre 2021 | Autore:
Quando decade l’usufrutto?

Cos’è e in cosa consiste l’usufrutto? Quali sono le cause di estinzione? Cosa succede alla morte dell’usufruttuario?

L’usufrutto consente a chi ne è titolare di usare un bene come se ne fosse il proprietario. A parte alcuni vincoli, l’usufruttuario può disporre della cosa altrui in maniera sostanzialmente libera, tanto che il diritto che rimane in capo al titolare viene chiamato “nuda proprietà”. L’usufrutto, però, non può essere mai perpetuo, proprio per evitare che la proprietà resti svuotata per troppo tempo. Con questo articolo vedremo quando decade l’usufrutto.

La legge prevede diversi modi di estinzione dell’usufrutto. Nello specifico, si può dire sin d’ora che l’usufrutto si estingue: per raggiungimento della sua durata massima; per prescrizione; per la riunione dell’usufrutto e della proprietà nella stessa persona; per il totale perimento della cosa su cui è costituito. Infine, è anche possibile rinunciare all’usufrutto spontaneamente. Analizziamo ognuna delle singole cause per capire quando decade l’usufrutto.

Usufrutto: cos’è?

L’usufrutto è un diritto che consente al suo titolare di godere di un bene (quasi) come se fosse il proprietario dello stesso.

Frequente è l’usufrutto di un’abitazione. In questo caso, l’usufruttuario può vivere nell’immobile come se fosse suo, salvo il rispetto di alcuni limiti che vedremo più avanti.

Usufrutto: quanto dura?

Secondo la legge, l’usufrutto non può eccedere la durata della vita del suo titolare mentre, se è costituito a favore di una persona giuridica (come un’associazione o una società), non può durare più di trent’anni [1]. Ciò significa che l’usufrutto, anche se ceduto dall’usufruttuario, si estingue alla morte di quest’ultimo, in quanto non può eccedere la vita di colui che per primo ne ha beneficiato [2].

Il divieto di usufrutto successivo deriva dal fatto che, se l’usufrutto si trasmettesse agli eredi come qualsiasi altro diritto patrimoniale, il nudo proprietario rimarrebbe nell’impossibilità di riacquistare le sue piene facoltà sul bene che gli appartiene.

Usufrutto: in cosa consiste?

L’usufruttuario, cioè colui che beneficia dell’usufrutto, può godere del bene come se ne fosse il proprietario, salvo l’obbligo di non alterarne la destinazione economica [3]; può altresì godere di ogni utilità derivante dallo stesso. Cosa significa?

Vuol dire che il divieto principale posto all’usufruttuario è quello di modificare radicalmente la natura del bene concesso in usufrutto. Ad esempio, se l’oggetto del rapporto è un’abitazione, l’usufruttuario potrà senz’altro abitarvi, ma non potrà mutarne la destinazione, trasformandolo, ad esempio, in un locale commerciale.

Usufrutto: come si estingue?

Come anticipato in apertura, l’usufrutto si estingue per:

  • decorso del tempo massimo (la vita dell’usufruttuario oppure trent’anni, se l’usufruttuario è persona giuridica, come ad esempio una società);
  • prescrizione dovuta al non utilizzo protratto ininterrottamente per venti anni;
  • riunione dell’usufrutto e della proprietà nella stessa persona (in questi casi, si parla anche di consolidazione). Si pensi all’usufruttuario che acquista anche la nuda proprietà;
  • totale perimento della cosa su cui è costituito. Si pensi alla casa andata distrutta per via di un sisma, sulla quale una persona vantava l’usufrutto.

Cosa succede se l’usufruttuario muore?

La morte dell’usufruttuario comporta l’estinzione dell’usufrutto in quanto, come detto in precedenza, l’usufrutto non può durare più della vita del suo titolare.

La conseguenza più rilevante di ciò è che l’usufrutto non cade mai in eredità: gli eredi dell’usufruttario non possono rivendicare alcun diritto sul bene.

Se anche il contratto ha fissato una durata di usufrutto prestabilita e l’usufruttuario muore prima della scadenza del termine, l’usufrutto decade con il decesso di quest’ultimo.

Alla morte dell’usufruttuario, quindi, cessa sempre l’usufrutto, anche quando la durata dello stesso, convenuta nel contratto, è superiore. E con la cessazione dell’usufrutto, il nudo proprietario ritorna ad acquisire pieni poteri sul proprio bene, divenendo di nuovo «pieno proprietario». Questo passaggio avviene automaticamente, senza bisogno di un nuovo contratto o di una pronuncia del giudice.

Per approfondire questo specifico tema si consiglia la lettura degli articoli “Morte usufruttuario: che succede?” e “Cosa fare se muore chi detiene l’usufrutto“.

Usufrutto: si può rinunciare?

È facoltà dell’usufruttuario rinunciare al proprio diritto: così facendo, l’usufrutto si estinguerà con il conseguente riespandersi dei diritti del nudo proprietario, il quale tornerà ad essere proprietario a tutti gli effetti.

La rinuncia può essere giustificata da molte ragioni, per lo più di natura economica: è l’usufruttuario, infatti, a dover pagare le tasse dell’immobile concesso in usufrutto. Ugualmente, non vi sarà interesse a tale diritto se l’oggetto del rapporto necessita di costose migliorie (pensa ad una casa fatiscente). Per approfondire questo particolare modo di estinzione dell’usufrutto, si rinvia alla lettura dell’articolo “Rinuncia usufrutto: si può fare senza notaio?“.


note

[1] Art. 979 cod. civ.

[2] Art. 698 cod. civ.

[3] Art. 981 cod. civ.

Autore immagine: canva.com/


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