Ecco perché paghiamo così tante tasse: lo dice la Corte dei Conti

5 Giugno 2014
Ecco perché paghiamo così tante tasse: lo dice la Corte dei Conti

Italia schiacciata dalle tasse: pressione fiscale al 43,8%, 4 punti oltre la media Ue.

 

Una pressione fiscale al 43,8% del Pil, quattro punti sopra la media Ue; redditi sul lavoro tassati fino al 42,3%, il 6% sopra il resto d’Europa; redditi d’impresa colpiti il 50% oltre l’insieme dei partner europei. È la Corte dei conti a lanciare l’allarme sulla pressione fiscale e contributiva che attanaglia l’Italia, ostacolando la ripresa.

Ieri, la Corte ha presentato il “Rapporto 2014 di coordinamento della finanza pubblica”, sottolineando che l’economia sommersa è arrivata al 21,1% del Pil, mentre l’evasione fiscale è a quota 50 miliardi tra Iva e Irap.

Per non dire dell’Irpef non pagata, ma che resta la tassa delle tasse, il vero forziere da cui attingere e far pagare i soliti noti. E chi l’ha detto che l’Italia non ha i suoi primati? Li ha eccome e spiegano con la forza indiscutibile dei numeri perché il Paese arranca, arretra, non cresce. L’insostenibile pesantezza del fisco e l’arma impropria del cuneo fiscale, si confermano la prima malattia del Belpaese.

La Corte dei conti rilancia in pieno l’allarme del virus fiscale e contributivo che attanaglia l’Italia e non le permette di spiegare le ali.

Nel Rapporto 2014 presentato ieri a Roma tra gli stucchi dorati del Senato, la Corte ricorda i trascorsi anni di sciali e di spese sopra le righe, di riforme promesse ma non fatte, di sprechi mai abbastanza aggrediti che hanno lasciato segni indelebili, facendo della leva fiscale, un serbatoio di entrate. E così adesso uscire dall’incubo delle tasse diventa un’impresa nell’impresa.

Ma così non si può andare avanti, ha messo una volta di più in guardia il presidente della Corte dei conti, Raffaele Squitieri. Perché le cure da cavallo di questi anni, che pure hanno dato risultati, non possono durare in eterno. Anzi. La disciplina dei conti, la tenuta dei bilanci, devono restare una stella polare.

I 146 enti «nascosti» ci costano 25 miliardi

Sono angoli di una galassia sconosciuta, o quasi. Una costellazione che s’è ingigantita e dilatata, anziché ridursi come da tempo invano si promette. La Corte dei Conti punta il dito – una specie di rivelazione –  su quello che definisce il “mondo delle strumentali”. Ossia enti e società “strumentali” partecipate dallo Stato.

È così emerso fin qui un universo di 286 società cosiddette “di secondo livello”. Di esse, appunto, ben 146 poste al di fuori del perimetro di osservazione che è proprio della magistratura contabile. Con un assegno staccato ogni anno dallo Stato agli enti e alle società oggetto del censimento, che ammonta alla bellezza di 25 miliardi di euro.

È all’interno di questo cosmo indecifrabile che la Corte vuole accendere un faro sempre più forte e intenso. Da rilevare, tra l’altro, che 39 delle “società strumentali” sono totalmente partecipate, che 69 hanno una partecipazione che supera il 50%, e che la quota restante, cioè 178 enti, hanno una partecipazione inferiore al 50%. Tutto questo, a fronte di un impegno pubblico verso le società partecipate che in termini di pagamento da parte dello Stato equivale a 26 miliardi nel 2013.


note

Autore immagine: 123rf com


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