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Reclamo-mediazione tributaria: la guida

5 Giugno 2014
Reclamo-mediazione tributaria: la guida

Dalla fase preliminare del contenzioso con l’Agenzia delle Entrate (Accertamento con adesione, autotutela, sanzioni agevolate, acquiescenza) sino al ricorso in Commissione Tributaria.

Il reclamo è un istituto nato per deflazionare il contenzioso sulle cause minori, ossia quelle di valore non superiore a 20mila euro, contro gli atti emessi dall’agenzia delle Entrate.

È stato avviato nel nostro ordinamento dal 1° aprile 2012 e fin da subito sono sorte perplessità per gli ostacoli che, di fatto, si creavano nell’esercizio del diritto di difesa. In poco tempo, infatti, è stato oggetto di importanti modifiche legislative e di un intervento della Corte costituzionale, che non ha comunque sciolto tutti i dubbi sulla legittimità dell’istituto.

Il reclamo è una sorta di ricorso anticipato all’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate, con il quale si richiede la riforma parziale o totale dell’atto.

Deve possedere i medesimi requisiti di forma e di contenuto del ricorso alla Commissione Tributaria.

Atti impugnabili

In particolare, sono atti impugnabili obbligatoriamente mediante il reclamo gli avvisi di accertamento, gli avvisi di liquidazione, gli atti di irrogazione sanzioni, i rifiuti espressi o taciti di rimborsi di tributi e/o di sanzioni e interessi, i dinieghi o le revoche di agevolazioni, tutti di valore non superiore a 20mila euro e notificati a decorrere da aprile 2012.

Sono inoltre impugnabili (sempre obbligatoriamente) mediante il reclamo le iscrizioni a ruolo di valore non superiore a 20mila euro e, dunque, anche le cartelle di pagamento emesse da Equitalia a seguito dell’invio degli avvisi bonari da parte dell’agenzia delle Entrate.

Cartella esattoriale: vizi propri e di merito

Tuttavia, nel caso della cartella di pagamento il cui valore della lite non supera i 20mila euro, occorre distinguere l’ipotesi di impugnazione della stessa per vizi propri (quindi contro l’agente della riscossione) ove vigono le regole di impugnazione ordinaria mediante presentazione del ricorso, da quella dell’impugnazione per vizi di merito (quindi contro l’agenzia delle Entrate) ove vigono le regole del reclamo.

Ove, invece, il contribuente volesse impugnare la cartella di pagamento di valore della lite non superiore ai 20mila euro sia per vizi propri (quindi contro l’agente della riscossione) sia per vizi di merito (quindi contro l’agenzia delle Entrate) il ricorso deve essere notificato ad entrambi gli uffici.

 

COME OPERA IL RECLAMO/MEDIAZIONE (dal 2 marzo 2014)

Dalla data di notifica del ricorso con allegata l’istanza di reclamo all’Agenzia delle entrate devono decorrere 90 giorni prima della costituzione in giudizio, anche nel caso l’ufficio risponda prima di questo termine negativamente alle richieste del contribuente.

Nel caso di costituzione in giudizio senza l’avvio della procedura o prima del termine di 90 giorni il Giudice se ravvisa la circostanza sollevata dall’Agenzia delle entrate, concede un termine alle parti affinché attivino il reclamo/mediazione.

Durante la fase di reclamo sono sospesi gli obblighi di pagamento derivanti dall’atto impugnato. La previsione evita che il contribuente possa essere soggetto all’obbligo di pagamento del terzo dovuto in pendenza di giudizio.

Sui contributi previdenziali ed assistenziali calcolati sull’imponibile oggetto di mediazione, non sono dovuti interessi e sanzioni. In precedenza gli enti previdenziali emettevano appositi avvisi di addebito per tali somme.

È stata espressamente prevista la sospensione feriale dei termini anche per l’istituto della mediazione.

COSA SUCCEDE SE SI RAGGIUNGE L’ACCORDO

A conclusione della procedura, si possono verificare i seguenti casi:

1. se l’istanza presentata dal contribuente contiene una motivata proposta di mediazione, completa della rideterminazione dell’ammontare della pretesa, che presenti i presupposti per l’accoglimento integrale, lo stesso ufficio può invitare il contribuente a sottoscrivere il relativo accordo di mediazione;

2. in mancanza di una proposta formulata nell’istanza, l’ufficio può comunicare una propria proposta motivata di mediazione, completa della rideterminazione della pretesa tributaria recante, in calce, il nominativo e i recapiti del funzionario incaricato, al fine di consentire al contribuente di contattare in modo celere l’ufficio, sia per la sottoscrizione dell’accordo, qualora intenda integralmente aderirvi, sia per avviare un contraddittorio sulla proposta di mediazione;

3. negli altri casi in cui ritenga possibile esperire la mediazione, l’ufficio può invitare il contribuente al contraddittorio.

In caso di accordo raggiunto con l’ufficio, il contribuente beneficerà dell’automatica riduzione delle sanzioni amministrative del 60%.

L’accordo di mediazione si conclude con la sottoscrizione da parte dell’ufficio e del contribuente e si perfeziona con il versamento, entro venti giorni dalla conclusione dell’accordo, dell’intero importo dovuto, ovvero della prima rata, in caso di pagamento rateale in un massimo di otto rate trimestrali di pari importo.

Il pagamento deve essere effettuato, anche tramite compensazione, con il modello F24.

In caso di mancato versamento delle rate successive alla prima, l’atto di mediazione costituisce titolo per la riscossione coattiva.

Le spese di lite

In caso di accordo, le spese di lite sostenute dal contribuente per l’avvio e la gestione del reclamo rimangono a suo esclusivo carico.

L’ipotesi più significativa riguarda sicuramente l’eventuale annullamento totale della pretesa, ossia quando l’ufficio dopo aver letto i motivi contenuti nel ricorso/reclamo (verosimilmente gli stessi già enunciati in sede di accertamento con adesione), procede all’integrale accoglimento.

Il contribuente dunque se è pur vero che non pagherà il contributo unificato legato solo alla costituzione in giudizio, si è certamente accollato i costi di difesa del professionista scelto.

COSA SUCCEDE SE NON SI RAGGIUNGE L’ACCORDO

Terminata la fase del reclamo, senza alcuna definizione della pretesa, il contribuente entro 30 giorni deve costituirsi in giudizio, ossia deve depositare il ricorso presso la segreteria della Commissione tributaria provinciale competente.

Per gli atti non soggetti all’obbligo di mediazione, invece, la costituzione deve avvenire entro 30 giorni dalla notifica del ricorso all’ente impositore.

L’udienza in commissione tributaria è ordinariamente in camera di consiglio e cioè le parti non vi possono partecipare. Tuttavia, è possibile con una semplice istanza allegata al ricorso (ovvero se separata notificata a tutte le parti coinvolte) chiedere la pubblica udienza.

La presentazione del ricorso non sospende l’obbligo di pagamento frazionato delle imposte. Se l’atto è oggetto di mediazione, è prevista la sospensione per legge sino al termine dei 90 giorni ovvero sino alla data di presentazione del ricorso. È poi necessario presentare una richiesta in tal senso alla Ctp.

La decisione di primo grado può essere impugnata dinanzi alla commissione tributaria regionale. L’appello può essere proposto da entrambe le parti in caso di soccombenza reciproca.

Chi propone l’appello è chiamato appellante, mentre chi lo riceve appellato.

Quest’ultimo può proporre a sua volta appello incidentale, qualora avesse interesse a riformare la sentenza del giudice provinciale.

La decisione di appello è impugnabile dinanzi alla Corte di Cassazione rilevando eventuali vizi di legittimità della pronuncia. La Suprema Corte, infatti, salvo casi particolari non può decidere nel merito della vicenda.

 

 

PRIMA DEL RECLAMO: PROCEDURE ALTERNATIVE

Prima della presentazione del reclamo-mediazione per gli atti impositivi di valore fino a 20mila euro, si può optare per altri istituti deflativi del contenzioso.

 

L’accertamento con adesione

Laddove l’atto non sia stato già preceduto da un invito al contraddittorio, il contribuente può presentare autonomamente un’istanza di accertamento con adesione (se non chiamato prima dall’Ufficio) per una definizione dell’accertamento concordata in sede di contraddittorio.

Con tale procedura il contribuente avrà 150 giorni di tempo a decorrere dalla notifica dell’atto di accertamento (oltre all’eventuale sospensione dei termini feriali che va dal 1° agosto al 15 settembre) per proporre reclamo se non perviene alla definizione.

Risulta possibile instaurare in un primo momento l’accertamento con adesione e, se tale procedura non ha esito positivo, procedere con la presentazione dell’istanza di reclamo-mediazione (che in questo secondo caso sarà trattata da un Ufficio diverso rispetto a quello che ha curato l’accertamento con adesione). In caso di accordo saranno dovute le maggiori imposte rideterminate e le relative sanzioni ridotte ad 1/3 del minimo previsto.

Le sanzioni agevolate

Sempre prima della presentazione del reclamo, ed entro il termine di 60 giorni dalla notifica dell’atto, il contribuente può optare per la definizione agevolata delle sanzioni, decidendo di estinguere la controversia limitatamente ai profili sanzionatori con il pagamento di una sanzione amministrativa di ammontare pari ad 1/3 delle sanzioni irrogate (non rateizzabile). Tuttavia, in caso di esito positivo del successivo reclamo, permangono dei dubbi in merito alla spettanza del rimborso delle sanzioni definite.

L’agenzia delle Entrate, infatti, ha chiarito che il perfezionamento della procedura di definizione agevolata delle sanzioni estingue irrevocabilmente l’obbligazione tributaria, precludendo al contribuente la possibilità di chiedere a rimborso le sanzioni versate, a seguito di sentenza favorevole che accerta la non debenza del tributo. Anche se, in tal caso, contro il diniego dell’Amministrazione finanziaria alla richiesta di rimborso, si potrebbe presentare un nuovo reclamo (sempre se di importo inferiore a 20mila euro).

L’autotutela

Rimane ferma, sia prima che dopo la presentazione del reclamo, la possibilità di presentare l’istanza di autotutela ossia di annullamento totale o parziale della pretesa tributaria contenuta nell’atto da parte della stessa Amministrazione per errori materiali, come errori di calcolo o di applicazione della normativa. Occorre in questo caso prestare molta attenzione al fatto che l’istanza di autotutela non sospende i termini del processo. In caso di mancata risposta dell’ufficio, sempre entro 60 giorni dalla notifica dell’atto occorrerà presentare un’istanza di accertamento con adesione o direttamente il reclamo.

L’acquiescenza

Il reclamo è, invece, precluso dall’eventuale acquiescenza ossia l’accettazione giuridica (e, dunque, il pagamento entro 60 giorni dalla notifica dell’atto) delle maggiori imposte contestate nell’avviso di accertamento e il pagamento ridotto delle sanzioni comminate dall’Ufficio a 1/3 o a 1/6 del minimo previsto dalla legge, nel caso in cui l’atto di accertamento non sia stato preceduto da processo verbale di constatazione o da invito al contraddittorio.

La conciliazione giudiziale

Infine, la proposizione del reclamo inibisce anche la possibilità di attivare la conciliazione giudiziale, ossia di definire la lite successivamente all’instaurazione del contenzioso dinanzi alla Commissione tributaria provinciale mediante il pagamento delle rettifiche concordate e la riduzione al 40% delle sanzioni irrogabili in base al tributo conciliato.


note

Autore immagine: 123rf com


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