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Come fare per recuperare un credito?

5 Settembre 2021
Come fare per recuperare un credito?

Che fare se il debitore non paga: dalla condanna civile alla possibilità di una denuncia. 

Chi avanza soldi da un’altra persona e si chiede come fare per recuperare un credito deve tenere presente che il ricorso alla giustizia ha comunque i suoi tempi e, soprattutto, dei costi non sempre proporzionati ai benefici. È quindi bene fare innanzitutto un’attenta analisi dei benefici che la procedura potrebbe procurare, tenendo peraltro conto che, anche qualora si ottenga un provvedimento giudiziale di condanna nei confronti del debitore, non è detto che questi sia nelle condizioni di pagare. E siccome chi è privo di beni pignorabili non subisce alcuna conseguenza di carattere sanzionatorio o penale, non ci sarà altra via se non quella di rinunciare al recupero delle somme. 

Cerchiamo allora di capire come fare per recuperare un credito da un privato o da un’azienda (la strada è identica) e quando l’avvio dell’azione legale è giustificabile. 

Si può denunciare chi non paga?

Partiamo da una questione che, il più delle volte, genera non pochi equivoci. Chi non paga un debito, anche se lo fa volontariamente o per dispetto, non commette reato e, pertanto, non può essere denunciato. 

Il reato scatta solo quando il credito sorge a seguito di un atto fraudolento, da un comportamento del debitore volto a trarre in inganno il creditore. Si pensi a chi, nel chiedere un prestito, esibisca una falsa busta paga allo scopo di rassicurare sulle proprie capacità economiche; oppure si pensi a chi finge di avere un’attività commerciale che invece non possiede. 

Cosa si può fare contro chi non paga un debito?

Contro chi non paga i debiti si può agire solo in via civile, ottenendo una sentenza di condanna al versamento delle somme, eventualmente maggiorate dei danni subìti a seguito dell’inadempienza.

Se si tratta però di debiti di gioco o di scommesse non esiste alcuna tutela; in questi casi, anche dinanzi a chi non mantiene la parola data (anche se messa per iscritto), non c’è giudice che possa emettere una condanna di pagamento.

In tutti gli altri casi, il procedimento di recupero del credito è diverso a seconda che si abbia o meno una prova scritta del credito stesso.  

Nel primo caso, si può richiedere al giudice l’emissione di un decreto ingiuntivo, ossia di un ordine di pagamento da notificare successivamente al debitore. Il procedimento del decreto ingiuntivo offre il vantaggio di essere più celere ed economico (le imposte da versare sono ridotte a metà). Il decreto infatti viene emesso senza un regolare processo, dietro semplice esibizione della prova scritta del credito presentata in cancelleria (mediante comunicazione telematica). 

Il giudice, una volta verificata la documentazione, emette l’ingiunzione di pagamento che il creditore notifica al debitore tramite l’ufficiale giudiziario o con posta elettronica certificata. 

Valide prove scritte per l’ottenimento del decreto ingiuntivo possono essere i contratti, le fatture emesse dal creditore medesimo, gli ordini di pagamento o le bolle di consegna, le promesse di pagamento firmate dal debitore, anche una semplice email in cui quest’ultimo chiede uno sconto o una dilazione, così implicitamente riconoscendo l’esistenza dell’obbligazione.

Una volta notificato il decreto ingiuntivo al debitore, quest’ultimo ha 40 giorni di tempo per decidere se pagare o se fare opposizione, contestando il diritto del creditore. In caso di opposizione si instaura una vera e propria causa, in cui spetterà al creditore dimostrare il proprio diritto. Se i 40 giorni scadono senza che vi sia opposizione o pagamento, il creditore avrà diritto al pagamento.

In assenza di una prova scritta, quando l’accordo tra le parti è stato solo verbale e non vi è alcuna “carta”, chat o e-mail che possa attestare l’esistenza del debito, allora il creditore dovrà avviare una causa ordinaria. Questa sarà molto più lunga e costosa rispetto al decreto ingiuntivo. In più, per importi non superiori a 50mila euro, prima del giudizio, è necessario recarsi presso un organismo di mediazione per tentare una conciliazione con la controparte.

In entrambi i casi, se il valore dell’importo è inferiore a 1.100 euro non c’è bisogno dell’avvocato.

Che fare se il debitore non paga?

Il vero problema non è tanto ottenere un decreto ingiuntivo o una sentenza di condanna del giudice al pagamento delle somme vantate dal creditore, ma recuperare i soldi. E chiaramente tutto dipende dalle possibilità economiche del debitore. Se questi è nullatenente non c’è molto da fare se non sperare che un giorno gli eredi, alla sua morte, accettino l’eredità e paghino i debiti del defunto.

Di norma, in caso di mancato pagamento volontario dinanzi alla condanna del giudice, si procede con il pignoramento dei beni del debitore. Beni che possono essere rintracciati chiedendo l’autorizzazione, al Presidente del tribunale, di accedere all’Anagrafe Tributaria. Si tratta di un archivio dell’Agenzia delle Entrate ove sono elencati tutti i redditi dei contribuenti, ivi compresi eventuali conti correnti (dei quali però non è riportato il saldo).

Il pignoramento può essere rivolto ad aggredire i beni mobili presenti in casa, il conto corrente, l’eventuale casa, i fitti e le pigioni, il quinto dello stipendio o della pensione (sottratto, in questo secondo caso, il cosiddetto “minimo vitale” per il sostentamento dell’anziano, pari a una volta e mezza l’importo dell’assegno sociale).

Conviene recuperare un credito? 

Veniamo ora alla domanda più importante: conviene davvero recuperare un credito e pagare l’avvocato? Tutto dipende dall’importo e dalla solvibilità del debitore. Innanzitutto, per quest’ultima problematica, laddove possibile, sarà necessario fare delle verifiche tramite, ad esempio, una visura immobiliare o verificando se lo stesso percepisce uno stipendio o una pensione. A volte, queste indagini vengono affidate a un’agenzia investigativa, ma anch’essa ha un costo non economico.

Quanto all’importo, di certo, per poche decine di euro non è conveniente imbarcarsi in una procedura giudiziale. L’utilità potrebbe partire dai 300/400 euro a salire, sempre che – come detto – vi siano le materiali condizioni per il recupero. 



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