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Restauro beni culturali privati: quando è legale?

25 Novembre 2021 | Autore:
Restauro beni culturali privati: quando è legale?

Beni culturali: cosa sono? Il proprietario può restaurare i beni di pregio storico di cui è titolare? Cos’è la dichiarazione di interesse culturale?

L’Italia è un Paese dall’immenso patrimonio culturale, tanto che l’intera penisola, da nord a sud, ospita numerosi siti che sono dichiarati dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. Questa ricchezza però va preservata, innanzitutto dai danni creati dal tempo, con interventi che devono essere autorizzati dallo Stato. Ciò vale anche quando i beni sono di proprietà privata? Come funziona il restauro dei beni culturali privati? Quando è legale?

Pensiamo a una persona che si trovi per le mani un oggetto di evidente importanza storica, come ad esempio una cassettiera del XVIII secolo o un mosaico. Trattandosi di una sua proprietà, pensa di poterci fare ciò che vuole, compreso un intervento di restyling, come ad esempio una verniciatura. Questa operazione sarebbe lecita oppure occorrerebbe chiedere il permesso alle autorità competenti? È legale il restauro di beni culturali privati? Scopriamolo insieme.

Beni culturali: cosa sono?

Per legge [1], sono beni culturali le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico, archivistico e bibliografico.

I beni culturali si contrappongono ai “beni naturali” in quanto questi ultimi sono presenti in natura, mentre i primi sono il prodotto della civiltà umana.

Per la precisione, sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico.

Sono altresì beni culturali, quando sia intervenuta dichiarazione di interesse culturale, le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico particolarmente importante, appartenenti a soggetti diversi dallo Stato, dalle Regioni e dagli altri enti pubblici territoriali.

Beni culturali: quali sono?

Sono esempi di beni culturali, quando hanno carattere di rarità e di pregio o di interesse storico e artistico:

  • cose che interessano la paleontologia, la preistoria e le primitive civiltà;
  • vecchie monete;
  • edifici e monumenti;
  • manoscritti, autografi, carteggi, libri, stampe e incisioni;
  • carte geografiche e spartiti musicali;
  • fotografie, pellicole cinematografiche e supporti audiovisivi in genere;
  • ville, parchi e giardini;
  • pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani;
  • siti minerari di interesse storico od etnoantropologico;
  • navi e galleggianti;
  • architetture rurali.

Beni culturali: possono essere privati?

I beni di particolare pregio possono appartenere anche a soggetti privati. In questo caso, essi diventano beni culturali a tutti gli effetti a seguito della dichiarazione di interesse culturale adottata dal Ministero.

La dichiarazione d’interesse deve accertare nelle cose, immobili e mobili, appartenenti a privati, la sussistenza di un interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico, particolarmente importante.

Il soprintendente avvia il procedimento, anche su motivata richiesta della Regione e di ogni altro ente territoriale interessato, dandone comunicazione al proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo della cosa. Il termine per la presentazione di eventuali osservazioni è di 30 giorni. La comunicazione comporta l’applicazione, in via cautelare, delle disposizioni di tutela. Se il procedimento riguarda complessi immobiliari, la comunicazione è inviata anche al Comune e alla città metropolitana. La dichiarazione dell’interesse culturale è adottata dal Ministero.

La dichiarazione è notificata al proprietario, possessore e detentore a qualsiasi titolo della cosa ed è trascritta nei relativi registri, su richiesta del soprintendente. Dei beni vincolati, il Ministero forma e conserva un apposito elenco, anche su supporto informatico.

Una volta completato l’iter, il bene privato diventa a tutti gli effetti bene culturale, con la conseguenza che su di esso ci sarà un vincolo che non permetterà al proprietario di poter intervenire sulla cosa a proprio piacimento, ma solo dietro autorizzazione della soprintendenza, salvo interventi urgenti che non potrebbero attendere il permesso.

Beni culturali: cos’è il restauro?

Per legge, occorre provvedere alla conservazione, alla manutenzione e al restauro dei beni culturali.

Secondo la legge [2], per restauro si intende l’intervento diretto sul bene attraverso un complesso di operazioni finalizzate all’integrità materiale ed al recupero del bene medesimo, alla protezione ed alla trasmissione dei suoi valori culturali.

Per legge, è il Ministero che definisce, anche con il concorso delle regioni e con la collaborazione delle università e degli istituti di ricerca competenti, i criteri da seguire in caso di restauro di beni culturali.

Ciò che è certo, è che gli interventi di manutenzione e restauro su beni culturali mobili e superfici decorate di beni architettonici sono eseguiti in via esclusiva da coloro che sono restauratori di beni culturali ai sensi della normativa in materia.

In poche parole, per procedere al restauro di un bene di interesse culturale occorre l’autorizzazione dell’ente pubblico e l’incarico può essere affidato a un restauratore di professione [3] ovvero a un architetto specializzato in tutela e restauro dei beni culturali.

Beni culturali: quando si possono restaurare?

I beni culturali si possono restaurare solo dietro specifico permesso. Secondo la legge, l’esecuzione di opere e lavori di qualunque genere su beni culturali è subordinata ad autorizzazione del soprintendente, al quale deve essere trasmessa un’apposita istanza a cui va allegato un adeguato progetto di restauro [4].

Restauro beni culturali: quand’è reato?

Procedere al restauro di beni culturali senza autorizzazione costituisce reato. Per la precisione, è punito con l’arresto da 6 mesi ad 1 anno e con l’ammenda da 775,00 ad 38.734,50 euro chi, senza autorizzazione, demolisce, rimuove, modifica, restaura ovvero esegue opere di qualsiasi genere su beni culturali [5].

Sono inoltre previste misure cautelari per contrastare i lavori illegittimamente intrapresi. Il soprintendente può infatti ordinare la sospensione di interventi iniziati senza autorizzazione o condotti in difformità dall’autorizzazione stessa [6]. Contro questa decisione è possibile fare ricorso al Tar.

Il mancato rispetto dell’ordine di sospensione emanato dalla soprintendenza è punito con la stessa pena prevista per chi compie interventi di restauro senza la necessaria autorizzazione (arresto da 6 mesi ad 1 anno e ammenda da 775,00 ad 38.734,50 euro).

Beni culturali privati: si possono restaurare senza permesso?

Da quanto detto sinora si evince che, fino a quando non sia intervenuta la dichiarazione di interesse culturale del Ministero, si è liberi di intervenire su un proprio bene, anche qualora sia di evidente pregio e interesse storico e/o artistico.

Al contrario, se si interviene con un restyling su un bene privato che, però, a seguito di dichiarazione di interesse culturale, è stato inserito nell’elenco della soprintendenza, allora c’è il rischio di commettere un reato, in quanto su tali beni è in genere richiesta la previa autorizzazione.

Solo nel caso di assoluta urgenza possono essere effettuati gli interventi provvisori indispensabili per evitare danni al bene tutelato, purché ne sia data immediata comunicazione alla soprintendenza, alla quale devono tempestivamente essere inviati i progetti degli interventi definitivi per la necessaria autorizzazione.


note

[1] Art. 2, D. lgs. n. 42 del 22 gennaio 2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio).

[2] Art. 29, d. lgs. 42/2004.

[3] Art. 182, d. lgs. 42/2004.

[4] Art. 21, comma 4, d.lgs. n. 42/2004.

[5] Art. 169, d. lgs. 42/2004.

[6] Art. 28, d. lgs. 42/2004.

Photo by Maxim Kotov on Unsplash


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