Diritto e Fisco | Editoriale

I segreti della SIAE e il nuovo mercato del diritto d’autore

24 ottobre 2011 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 ottobre 2011



Il 2011 sarà un anno decisivo per quel che riguarda il mondo degli autori ed editori.

Dopo che lo scorso 30 novembre si è dimesso dalla carica di Presidente della S.I.A.E. l’avv. Giorgio Assuma, l’11 febbraio è iniziato il procedimento di nomina del Commissario Straordinario.

La motivazione è chiarita nella lettera del Ministero per i Beni e le Attività Culturali inviata alla stessa Società degli Autori ed Editori. Benché convocata tre volte, l’Assemblea non ha raggiunto il quorum costitutivo, sicché essa non è più nella condizione di operare, di approvare atti importanti come il bilancio preventivo 2011 o di designare il nuovo Presidente.

Contemporaneamente, sono trapelate in rete notizie secondo cui la società fondata nel 1882 da Verdi, Carducci, De Sanctis e De Amicis, farebbe acqua da tutte le parti. Le voci parlano di circa 800 milioni di euro di debito verso gli associati. Eppure anche queste indiscrezioni non sono corrette. L’ente pubblico gode, al contrario, di ottima salute ed è forse quello meglio capitalizzato di tutti gli enti italiani.

Le ragioni di questo apparente indebitamento sono piuttosto legate ad un aspetto della contabilità della S.I.A.E. che cercherò di spiegare con parole semplici.

Ogni anno la S.I.A.E. raccoglie circa 650 milioni di euro solo come diritti d’autore. I proventi ottenuti nell’arco di un semestre sono poi ripartiti tra gli associati nell’anno successivo. Per fare un esempio: i diritti riscossi da gennaio a giugno 2010 vengono distribuiti a partire da gennaio 2011. Il che significa che, a fine bilancio 2010, i debiti dello stesso 2010 non sono stati ancora estinti (lo saranno, infatti, solo l’anno successivo). La conseguenza è che, se si prende a riferimento il solo bilancio statico, esso appare sempre in passivo. Ciò però non vuol dire che la S.I.A.E. non abbia le liquidità necessarie per pagare i propri debiti. Anzi, il sistema le consente di lucrare ancora di più dagli interessi attivi.

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