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Come farsi pagare una fattura?

25 Novembre 2021 | Autore:
Come farsi pagare una fattura?

Recupero crediti professionisti e aziende: come procedere? Il documento fiscale è prova del credito? Come ottenere un decreto ingiuntivo?

Il recupero dei crediti dei professionisti è sempre un argomento di scottante attualità. Capita spesso, infatti, che il cliente, una volta ricevuta la prestazione richiesta, non paghi l’onorario concordato. Lo stesso accade alle aziende, una volta che hanno eseguito il servizio loro domandato. Insomma, può succedere a tutti i lavoratori che operano nel privato di emettere il documento fiscale e di non essere retribuiti. Come farsi pagare una fattura?

Come vedremo, se diffide e messe in mora non raggiungono alcun risultato, l’unica cosa da fare è ricorrere all’autorità giudiziaria affinché riconosca formalmente il credito. Per farlo, però, occorre produrre la documentazione giusta: la semplice fattura, infatti, potrebbe non essere sufficiente. Se l’argomento ti interessa e vuoi sapere come farsi pagare una fattura, prosegui nella lettura.

Fattura: cos’è?

La fattura è un documento fiscale emesso obbligatoriamente da un soggetto per comprovare l’avvenuta cessione di beni o prestazione di servizi e il diritto a riscuoterne il prezzo.

Fattura: dopo quanto tempo va pagata?

La fattura, una volta emessa, deve essere pagata nel termine stabilito dalle parti. In assenza di accordo, per legge [1] la fattura va saldata entro 60 giorni dall’emissione. Superato questo termine, scatta l’applicazione degli interessi.

Si badi, però, che il termine di sessanta giorni per pagare la fattura non agevola il recupero del credito. In altre parole, non esiste alcun sistema “automatico” per poter ottenere il pagamento dal debitore. Dovrà essere sempre il creditore ad attivarsi per recuperare ciò che gli spetta, come diremo nei prossimi paragrafi.

Mancato pagamento fattura: diffida

Innanzitutto, se il cliente non ha pagato la fattura occorre diffidarlo formalmente con una raccomandata con avviso di ricevimento (racc. a/r) oppure con uno strumento equivalente, come la pec, ad esempio.

Con la diffida si invita formalmente il debitore a saldare la fattura e, al contempo, lo si costituisce in mora per far decorrere gli interessi.

La diffida può essere inviata personalmente oppure affidandosi a un legale. Il valore è sempre lo stesso, con la differenza che la lettera dell’avvocato in genere sortisce un effetto maggiore rispetto a quella redatta dal privato.

Mancato pagamento fattura: decreto ingiuntivo

Se nemmeno con la diffida si è riusciti a farsi pagare la fattura, allora non resta che agire in giudizio.

Secondo la giurisprudenza [2], la fattura è documento idoneo a provare il credito maturato dal professionista o dall’azienda per la prestazione svolta o il servizio reso.

Nello specifico, le fatture possono costituire prova dei crediti limitatamente alla fase di emissione del decreto ingiuntivo.

Dunque, per farsi pagare una fattura bisogna ricorrere all’autorità giudiziaria e chiedere l’emissione di un decreto ingiuntivo, portando a sostegno delle proprie ragioni la fattura o le fatture emesse.

Poiché la fattura è un documento unilaterale, cioè emanato dalla parte che è interessata al pagamento, spesso i giudici, affinché possano emettere un decreto ingiuntivo, chiedono che il creditore depositi anche le scritture contabili autenticate dal notaio. In pratica, fanno fede le fatture che risultano estratte dal registro contabile la cui veridicità sia attestata dal notaio.

La semplice fattura non è invece idonea a provare il credito nel caso in cui il debitore faccia opposizione contro il decreto ingiuntivo, contestando il credito e il relativo documento contabile.

Secondo la giurisprudenza, un documento proveniente dalla parte che voglia giovarsene non può costituire prova in favore della stessa né determina inversione dell’onere probatorio nel caso in cui la parte contro la quale è prodotto contesti il diritto.

Per i giudici [3], le fatture, seppur documenti contabili sufficienti a determinare l’emissione del provvedimento monitorio, sono elementi che, se non corredati da ulteriori documenti o elementi probatori, non comprovano autonomamente la pretesa creditoria avanzata nella fase monitoria nel giudizio.

Da tanto deriva che, se in prima battuta il creditore potrà ottenere dal giudice un valido decreto ingiuntivo per far valere le proprie pretese, dall’altro dovrà addurre ulteriori prove nel caso in cui il debitore, entro 40 giorni dalla notifica del suddetto decreto, proponga opposizione, instaurando così un giudizio civile a tutti gli effetti.

Come provare il credito?

Oltre alla fattura, il credito potrà essere provato con ogni mezzo: documenti, testimonianze, fotografie, videoriprese, ecc.

Ad esempio, se un’azienda di forniture di materiali edili si vede contestato il decreto ingiuntivo emesso su fattura, potrà chiamare a testimoniare il proprio dipendente che ha effettuato materialmente il trasporto della merce a favore del debitore.

Nel caso di fattura non pagata emessa dal libero professionista, si potrà provare il credito dimostrando il lavoro svolto. Ad esempio, il commercialista potrà documentare il proprio lavoro esibendo la dichiarazione dei redditi che ha presentato per conto del cliente, l’avvocato potrà produrre gli atti che ha depositato in tribunale nell’esercizio del mandato conferitogli, ecc.


note

[1] D. lgs. n. 81/2017.

[2] Trib. Caltanissetta, sent. n. 139 del 15/03/2018.

[3] Trib. L’Aquila, sent. n. 542 del 14/06/2018.

Autore immagine: canva.com/


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