Business | Articoli

Diritto di recesso: cos’è e quando si esercita?

25 Novembre 2021 | Autore:
Diritto di recesso: cos’è e quando si esercita?

In quali casi ci si può sottrarre a un accordo vincolante? Cos’è il diritto di ripensamento? Quali sono le differenze tra caparra e multa penitenziale?

Ogni promessa è debito. Tradotto in termini giuridici, ciò significa che ogni accordo è vincolante e obbliga le parti a rispettarlo. Quanto detto non è sempre vero. La legge consente talvolta di sottrarsi agli impegni assunti, in alcuni casi anche senza validi motivi. In altre ipotesi, invece, è possibile venir meno ai propri obblighi solamente se c’è un accordo con le altre parti, ad esempio inserendo una specifica clausola contrattuale. Con il presente articolo ci occuperemo proprio di questo specifico argomento: vedremo cioè cos’è e quando si esercita il diritto di recesso.

Il recesso è lo strumento che consente di sottrarsi agli obblighi derivanti da un contratto. Detto in altre parole, il recesso è la via di fuga che tutti desidereremmo avere quando ci sentiamo oppressi da un vincolo che riteniamo di non poter più sostenere (qualcuno ha parlato di matrimonio? Se sì, ci si ricordi della separazione…).

Grazie alle norme che tutelano il consumatore, oggi è sempre più frequente la possibilità di abbandonare un contratto, soprattutto se stipulato a distanza o al di fuori dei locali commerciali. Prosegui nella lettura: vedremo insieme cos’è e quando si esercita il diritto di recesso.

Recesso: cos’è?

Il recesso è il diritto, riconosciuto dalla legge o dal contratto, di venir meno a un accordo vincolante. In pratica, il recesso scioglie il contratto mediante la semplice manifestazione di volontà unilaterale di una delle parti.

Recesso: quanti tipi?

Il recesso può essere di due tipi:

  • legale, quando è riconosciuto direttamente dalla legge, senza che ci sia possibilità per le parti di modificarne le condizioni. È il caso, ad esempio, del diritto di recesso riconosciuto al consumatore nel caso di acquisti compiuti a distanza;
  • convenzionale, quando è previsto dalle parti, le quali sono libere di stabilirne le modalità.

Diritto di recesso: come funziona?

Il diritto di recesso consiste in un atto unilaterale recettizio, cioè un atto che produce i suoi effetti soltanto quando giunge a conoscenza del destinatario.

Per tale ragione, la manifestazione di recesso deve essere comunicata avvalendosi di idonei strumenti, come ad esempio la raccomandata con avviso di ricevimento oppure la posta elettronica certificata, le quali garantiscono il corretto invio e la ricezione della comunicazione.

Recesso: per quali contratti è previsto?

In genere, la legge prevede il diritto di recesso per tutti i contratti di durata, cioè per quelli che non esauriscono immediatamente i loro effetti al momento della stipula (come avviene per la compravendita, ad esempio) ma che si protraggono nel tempo. Si pensi al contratto di fornitura di gas o di energia elettrica, oppure al contratto di telefonia.

In casi del genere, alle parti è sempre conferito il diritto di recesso, se mai subordinato a un preavviso oppure al pagamento di una piccola somma (che prende il nome di multa penitenziale, come vedremo).

Il diritto di recesso è previsto anche per le locazioni di immobili; in questo caso, però, il recesso è subordinato al ricorrere di gravi motivi.

Il diritto di recesso è poi previsto a favore dei consumatori per tutti i contratti stipulati a distanza (gli acquisti online, ad esempio) oppure al di fuori dei locali commerciali. Vediamo di cosa si tratta.

Recesso del consumatore: cos’è e come funziona?

Una particolare forma di recesso legale è quella che prende il nome di diritto di ripensamento. Si tratta di un recesso incondizionato attribuito ai consumatori nel caso di acquisti a distanza (ad esempio, per telefono o attraverso Internet) oppure al di fuori dei locali commerciali.

La particolarità di questo recesso è che può essere esercitato senza alcuna condizione entro 14 giorni dal ricevimento della merce o dall’attivazione del servizio richiesto. Nei successivi 14 giorni dalla comunicazione del recesso, il consumatore deve restituire i beni che ha ricevuto dal venditore.

Il diritto di ripensamento non necessita di giustificazioni: è assolutamente libero e può essere esercitato anche senza alcuna ragione. L’importante è che sia comunicato per iscritto, mediante raccomandata a/r o strumento equivalente, entro 14 giorni.

Il recesso del contratto in virtù del diritto di ripensamento può essere esercitato per ogni tipo di contratto stipulato a distanza: ciò vuol dire che si può recedere sia da una compravendita (ad esempio, l’acquisto su Amazon di una maglia che non è della taglia giusta o di qualsiasi altro oggetto) che da uno di fornitura (tipo la stipula di un contratto per l’energia elettrica avvenuta per telefono).

Recesso: quali effetti ha?

Il recesso (legale o convenzionale che sia) scioglie il vincolo contrattuale. I suoi effetti, però, non si estendono alle prestazioni già eseguite.

In altre parole, a meno che non sia espressamente previsto il contrario, il recesso ha effetti solo per il futuro. Di conseguenza, in un contratto di durata, come ad esempio una locazione o la fornitura di energia elettrica, non è possibile chiedere la restituzione di quanto pagato prima del recesso.

Ad esempio, il conduttore che recede per gravi motivi dal contratto di affitto non può chiedere la restituzione dei canoni pagati in precedenza; ugualmente, chi recede da un contratto di telefonia non può chiedere il rimborso di quanto già pagato prima.

Recesso: si deve pagare?

Per l’esercizio del diritto di recesso potrebbe essere previsto il pagamento di una somma di denaro. In questo caso, bisogna distinguere due ipotesi:

  • quando le parti stabiliscono che il pagamento deve avvenire già alla conclusione del contratto, tale importo prende il nome di caparra penitenziale. In pratica, chi ha versato la caparra penitenziale può in futuro recedere dal contratto, perdendo ovviamente la caparra;
  • se le parti stabiliscono che il pagamento deve avvenire solo al momento dell’esercizio del diritto di recesso, allora la somma di danaro prende il nome di multa penitenziale.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube