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Versamenti sospetti in banca: se c’è alto tenore di vita c’è evasione fiscale

5 Giugno 2014
Versamenti sospetti in banca: se c’è alto tenore di vita c’è evasione fiscale

Ricavi in nero: il giudice può ricorrere agli elementi su cui si fonda l’accertamento induttivo.

Linea di ferro contro i ricavi in nero. Il contribuente può essere condannato penalmente per il reato di evasione fiscale anche sulla base delle indagini fatte dall’Agenzia delle Entrate con accertamento induttivo, ossia mediante il controllo dei versamenti sul conto corrente bancario se sospetti e ingiustificati, e sulla base del riscontro del tenore di vita se superiore rispetto ai redditi dichiarati.

Lo ha detto la Cassazione in una sentenza pubblicata poche ore fa [1].

In tale occasione, la Suprema Corte ha spiegato che, nella materia dei reati tributari, il giudice, in mancanza di elementi di prova oggettivi – come documenti, deposizioni testimoniali ecc. – può decidere anche sulla base della cosiddetta prova logica e delle presunzioni. In pratica – e detto in termini molto più semplici – non c’è bisogno che il magistrato si rimetta necessariamente alle valutazioni effettuate da parte degli uffici finanziari, ma può anche convincersi anche sulla base delle regole di esperienza, ossia su dei ragionamenti logici.

Ne deriva la possibilità di ricorso alla presunzione, ossia una particolare disciplina della prova che consente, per la ricostruzione di un maggior reddito, di ritenere esistenti determinati fatti mediante un ragionamento induttivo, ossia basato sull’analisi degli elementi di fatto [2].

Certo, se questo potere di giudicare sulla base delle semplici “presunzioni” è tipico e normale del processo tributario – ossia ai fini dell’accertamento fiscale e della condanna a pagare le imposte evase –, invece, nell’ambito del processo penale – volto, cioè, a verificare se vi sia il reato di evasione – dovrebbe essere utilizzato con estrema prudenza e parsimonia da parte del giudice. Infatti, decidere sulla colpevolezza (penale) di un contribuente sulla base di semplici deduzioni potrebbe portare a condanne pur in presenza del famoso “ragionevole dubbio”.


note

[1] Cass. sent. n. 23489 del 5.06.2014.

[2] Quale accertamento cosiddetto induttivo espressamente facoltizzato dall’art. 39 d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600.

Autore immagine: 123rf com


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