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ABF meglio di una causa contro la banca

7 Giugno 2014


ABF meglio di una causa contro la banca

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 Giugno 2014



Aumenta il ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario da parte dei cittadini che devono contestare un comportamento illecito all’istituto di credito: costi abbattuti, tempi rapidissimi e non obbligatorietà della difesa di un avvocato.

Non conosce sosta la popolarità dell’Arbitro bancario finanziario presso il pubblico dei risparmiatori. Nel 2013 infatti l’Abf ha ricevuto 7.862 ricorsi, il 39% in più rispetto all’anno precedente. Con il 70% di decisioni favorevoli ai clienti delle banche.

A segnalarlo è la relazione sulla gestione per l’anno scorso della Banca d’Italia, resa nota in occasione delle Considerazioni finali del governatore Ignazio Visco, la settimana scorsa a Roma.

Se vuoi sapere come proporre ricorso all’ABF e ogni altro dettaglio in merito, leggi la nostra guida: “Ricorso all’ABF contro le banche: come, quando e quanto costa”.

Dal 2010 il numero dei ricorsi è andato continuamente crescendo (come si vede dal grafico in pagina) e rispetto a quell’anno i numeri del 2013 sono ben oltre il doppio.

Nella relazione di Bankitalia emergono anche altri elementi interessanti per capire il “fenomeno” Arbitro. Se boom c’è stato per i ricorsi arrivati, infatti, la stessa cosa si può dire anche per i casi decisi. L’anno scorso sono giunti a decisione più di 6.300 ricorsi, circa 2.000 in più rispetto a quelli del 2012.

Inoltre un miglioramento c’è stato anche per quanto riguarda i tempi per arrivare a decisione. Spiega infatti Bankitalia che nonostante il forte incremento del numero dei ricorsi, i tempi medi delle procedure hanno registrato una leggera riduzione (215 giorni), pur rimanendo superiori ai termini previsti dalle disposizioni. Si tratta, certamente, di un enorme valore aggiunto rispetto agli anni necessari in caso si decida di intraprendere la diversa e più costosa strada della causa in tribunale.

Un aiuto da questo punto di vista è arrivato da una nuova versione della procedura informatica che ha contribuito a innalzare l’efficienza nella lavorazione dei ricorsi.

Dalla relazione emerge anche un profilo dei soggetti che si rivolgono all’Abf. Innanzitutto emerge che le banche sono al centro delle contestazioni, visto che le “lamentele” che le riguardavano rappresentano il 52% dei ricorsi. Questi ultimi sono presentati in modo prevalente da consumatori, visto che sono essi a rivolgersi all’Abf nell’87% dei casi. La quota restante è costituita dai ricorsi riconducibili a imprese e professionisti.

Poi come già detto, coloro che si rivolgono all’Abf (che appunto sono clienti degli intermediari finanziari che già hanno presentato un reclamo alla banca senza averne risposta o avendone avuta una insoddisfacente), vedono riconosciute le loro ragioni nel 70% dei casi. Insomma, è più facile ottenere soddisfazione dall’Abf che non dal giudice. Almeno a prima vista.

Occorre dire che vengono contati in questi dati anche quelli in cui la tesi del cliente abbia avuto anche solo un accoglimento parziale oppure in cui sia stata dichiarata cessata la materia del contendere, perché nel corso della procedura il ricorrente ha visto le proprie ragioni accolte dalla banca.

Tra le principali questioni affrontate rilevano: l’usura sopravvenuta; il phishing; gli obblighi di custodia delle carte di pagamento e dei relativi codici di utilizzo; le condizioni applicabili ai buoni postali fruttiferi. Come argomenti più frequenti di ricorso vengono poi indicati l’utilizzo di carte di credito e carte di pagamento e i finanziamenti dietro cessione del quinto dello stipendio o della pensione.

note

Autore immagine: 123rf com


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