Maxi sanzioni al datore che non rispetta l’orario di lavoro: nulla cambia

7 Giugno 2014
Maxi sanzioni al datore che non rispetta l’orario di lavoro: nulla cambia

Le attuali sanzioni in materia di orario di lavoro, riposi giornalieri e settimanali e ferie non subiscono variazioni a seguito della sentenza della Corte costituzionale 153 del 4 giugno scorso.

La sentenza di tre giorni fa della Corte Costituzionale [1] non modifica il quadro delle attuali sanzioni in materia di orario di lavoro, riposi giornalieri e settimanali e ferie. Nessuna variazione, dunque, e nessun ritorno al passato. È questo il chiarimento fornito dal Sole 24 Ore di questa mattina.

La Corte è stata chiamata a pronunciarsi dal tribunale di Brescia a seguito dell’opposizione a un’ordinanza ingiunzione con la quale erano state irrogate sanzioni amministrative a un datore di lavoro per il superamento della durata massima dell’orario di lavoro e per la mancata concessione dei riposi giornalieri e settimanali, nel periodo complessivo da ottobre 2007 a giugno 2008 [2].

Sul punto la Corte è stata esplicita nell’affermare che l’accoglimento della questione di cui sopra non esplica alcuna efficacia sulle successive modifiche legislative relative alla medesima disposizione di legge [3].

GLI IMPORTI ATTUALI

 

Orario di lavoro

Per il superamento della durata media di 48 ore per ogni periodo di 7 giorni si applica una sanzione amministrativa da 200 a 1.500 euro che arriva a un massimo compreso tra 2.000 e 10.000 euro se si riferisce a più di 10 lavoratori o ad almeno 5 periodi. Analoghe sanzioni e modalità si applicano nel caso di mancata concessione del riposo settimanale.

Ferie

Per la mancata concessione delle ferie si applica la sanzione da 100 a 600 euro, che viene elevata fino a un massimo compreso tra 1.600 e 9.000 euro se si riferisce a più di 10 lavoratori o si è verificata per almeno 4 anni e non sarà ammesso il pagamento in misura ridotta.

Riposo giornaliero

Per la mancata concessione del riposo giornaliero la sanzione da 100 a 300 euro fino a un massimo di 1.800-3.000 euro se si riferisce a più di 10 lavoratori o si è verificata per almeno 5 periodi di 24 ore, senza possibilità di ricorrere al pagamento in misura ridotta.


note

[1] C. Cost. sent. n. 153 del 4.06.2014.

[2] In violazione degli articoli 4, 5 e 7 del decreto legislativo 66/2003. La doglianza riguardava l’entità delle sanzioni applicate, previste dall’articolo 18-bis, commi 3 e 4 del decreto 66/2003, all’epoca vigente (rispettivamente, da 104 a 630 euro per ogni lavoratore cui si riferisce la violazione e da 130 a 780 euro per ogni singolo lavoratore e per ciascun periodo), introdotte con il decreto legislativo 213/2004 modificando quanto previsto in precedenza dal decreto 66.

La sentenza della Corte costituzionale, accertato che il decreto 66/2003 è intervenuto su violazioni già regolate dalle leggi del 1923 e del 1934, ha di conseguenza dichiarato l’illegittimità dei commi 3 e 4 dell’articolo 18-bis del decreto legislativo nella versione vigente a giugno 2008. Quest’ultima precisazione è importante in quanto i commi hanno nel frattempo subito ulteriori modifiche, prima con l’articolo 41 del Dl 112/2008, quindi dall’articolo 7 della legge 183/2010 e, da ultimo, dall’articolo 14, comma 1, lettera c), del Dl 145/2013.

[3] Modifiche che sono intervenute in merito ai commi 3 e 4 dell’articolo 18-bis.

Autore immagine: 123rf com


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