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Si può usare la carta di credito di un’altra persona?

9 Settembre 2021 | Autore:
Si può usare la carta di credito di un’altra persona?

Indebito utilizzo di carte di credito e di pagamento: è reato anche se c’è l’autorizzazione del titolare del conto?

Sempre più spesso ci viene chiesto se è lecito usare la carta di credito di un’altra persona, ovviamente con il consenso di quest’ultima. In genere, le domande sono: «Posso usare la carta di credito di mio padre?» oppure «Posso usare la carta di credito di mio marito?». Sebbene si tratti di una pratica comune e innocua, bisogna prestare molta attenzione a questa condotta. Si può usare la carta di credito di un’altra persona?

A questa domanda ha risposto la giurisprudenza, fornendo chiarimenti sui limiti entro i quali è consentito prelevare denaro utilizzando la carta di credito (o strumento similare) di altri. Sin d’ora possiamo dire che, secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione, questa operazione è possibile solo provando rigorosamente il rapporto esistente tra chi ha usato la carta e il suo titolare, nonché la circostanza di aver agito dietro espressa delega. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme se si può usare la carta di credito di un’altra persona.

Carta di credito: cos’è?

La carta di credito è un tipo di carta di pagamento, cioè uno strumento di pagamento elettronico, costituito da una tessera di plastica.

Grazie alla carta di credito è possibile effettuare praticamente ogni tipo di transazione, da quella più comune al supermercato fino all’acquisto online.

Caratteristica della carta di credito è di essere direttamente collegata a un conto corrente (bancario o postale) presso il quale attinge i soldi necessari al pagamento.

Carta di pagamento: cos’è?

Per carta di pagamento si intende qualsiasi strumento di pagamento elettronico che funziona mediante l’utilizzo di una tessera (in genere di plastica).

Tra le carte di pagamento rientrano non solo le carte di credito ma anche tutte le carte prepagate (tipo la Postepay, per intenderci) e le carte di debito, cioè quelle che consentono di prelevare al bancomat.

È reato usare la carta di credito altrui?

Molti si domandano: «Se uso la carta di credito di un’altra persona che rischio?».

Generalmente, in Italia è vietato usare la carta di credito (o altra carta di pagamento) altrui. Tale condotta costituisce reato.

Secondo il Codice penale [1], chiunque, al fine di trarne profitto per sé o per altri, indebitamente utilizza, non essendone titolare, carte di credito o di pagamento, ovvero qualsiasi altro documento analogo che abiliti al prelievo di denaro contante o all’acquisto di beni o alla prestazione di servizi, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da 310 a 1.550 euro.

Insomma: chi usa la carta di pagamento altrui (carta di credito, bancomat o prepagata) per effettuare un prelievo o un pagamento commette senza dubbio reato.

Ciò che a noi interessa sapere, però, è se costituisce reato anche l’uso della carta di credito altrui quando si è stati autorizzati dal legittimo titolare della stessa. A tale domanda ha fornito risposta la giurisprudenza.

È reato usare la carta di credito altrui anche se autorizzati?

Secondo la Suprema Corte [2], è reato usare la carta di credito altrui anche se c’è stata l’autorizzazione del suo titolare. Ciò perché il reato di indebito utilizzo e falsificazione di carte di credito e di carte similari non tutela solo il patrimonio del titolare del conto, ma anche la sicurezza e la certezza delle transazioni e la fiducia nell’utilizzazione di detti strumenti di pagamento o di prelievo.

Non a caso, il delitto in oggetto è posto tra quelli commessi contro la fede pubblica, esattamente come i reati di falso.

L’unica eccezione a quanto appena detto si ha se il soggetto che ha usato la carta di credito altrui riesca a dimostrare:

  • il rapporto di fiducia con il titolare dello strumento di pagamento;
  • la delega ricevuta per l’impiego della tessera;
  • il prelievo effettuato nei limiti della delega stessa.

In pratica, l’esistenza della volontà da parte del titolare della carta di credito all’uso ad opera di terzi deve essere rigorosamente provata, al fine di evitare che siano legittimate condotte abusive poste in essere grazie all’apparente dell’autorizzazione del titolare.

Se il padre dà la propria carta di credito al figlio per effettuare un prelievo al bancomat limitatamente all’importo necessario per acquistare un determinato bene (ad esempio, un telefonino), tutto ciò che verrà preso in più costituirà reato.

Secondo la Corte di Cassazione, per evitare il reato è necessario dimostrare che l’eventuale autorizzazione costituisca lo strumento per la realizzazione esclusiva dell’interesse del titolare della carta, eseguendo materialmente l’operazione per cui è stato delegato.

In sintesi, quindi, l’autorizzazione del titolare della carta di pagamento non esclude il reato, a meno che non sia fornita una prova rigorosa del suo impiego nei limiti strettamente indicati dal delegante, cioè dal titolare stesso.


L’autorizzazione del titolare della carta di pagamento non esclude il reato, a meno che non sia fornita una prova rigorosa del suo impiego nei limiti strettamente indicati dal delegante, cioè dal titolare stesso.

note

[1] Art. 493-ter cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 18609 del 12 maggio 2021.

Autore immagine: canva.com/


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1 Commento

  1. se una persona nominata dal Giudice Tutelare quale Amministratore di Sostegno con tutti i poteri che l’incarico comporta (compresi quelli economici) esegue prelievi ,pagamenti e/o altro col Bancomat dell’amministrato è in regola o commette un reato?
    Nell’eventualità negativa, che ulteriori autorizzazioni deve farsi rilasciare dal giudice tutelare

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