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Cessione d’azienda: chi paga i debiti?

9 Settembre 2021 | Autore:
Cessione d’azienda: chi paga i debiti?

La responsabilità è solidale tra alienante ed acquirente oppure è esclusiva di uno dei due? Quali sono le regole, come derogarle e a chi può rivolgersi il creditore.

Si sa che chi compra qualcosa deve fare sempre attenzione, ma questa regola di buon senso vale ancora di più quando si acquista un complesso produttivo, come un’azienda o un suo ramo. Sono beni che possono valere – e dunque costare – anche milioni di euro. Infatti, in questi casi, l’oggetto della cessione è un complicato pacchetto che comprende beni materiali, come i locali, gli impianti e le attrezzature, o immateriali, come i brevetti e l’avviamento commerciale. Ed ancora, c’è sempre una serie di rapporti giuridici in corso, dai contratti di lavoro con i dipendenti assunti fino a quelli di locazione e di forniture di merci o di servizi vari. In questi rapporti continui e progressivi di dare e avere sono compresi, ovviamente, anche i crediti e i debiti. E allora, in caso di cessione d’azienda, chi paga i debiti?

Stabilire se chi deve mettere mano al portafoglio è il cedente – colui che vende – o il cessionario – colui che acquista o riceve – è fondamentale sia prima, per valutare la convenienza dell’affare, sia dopo, per capire chi risponderà in futuro dei debiti maturati in precedenza, cioè di quelli esistenti prima della cessione (e che talvolta vengono nascosti proprio per non rivelarli all’acquirente, che altrimenti comprerebbe l’azienda a un prezzo inferiore o non la acquisterebbe affatto). Riguardo al coacervo dei debiti, da un lato, il cedente cercherà di chiudere la partita, non vorrà saperne più nulla dal momento della avvenuta cessione in poi. Dall’altro lato, il cessionario vorrà porre un limite alla responsabilità per i debiti pregressi, in modo da evitare brutte sorprese.

Tecnicamente, per capire a quanto ammontano i debiti aziendali bisogna esaminare ed analizzare a fondo le scritture contabili: non basta, invece, una semplice dichiarazione del cedente sulla loro esistenza e consistenza, né tantomeno una generica assunzione di responsabilità riguardo al loro pagamento. Ma i debiti da cedere insieme all’azienda devono essere semplicemente annotati nei vari libri e registri o occorre anche la sottoscrizione del titolare? Questa è una delle domande importanti che vengono in rilievo nella pratica, e la Cassazione di recente ha fornito la risposta.

Ancor più importante, però, è conoscere, prima di tutto, quali sono le esatte regole di ripartizione del carico debitorio stabilite dalla legge. Serve anche sapere se esse possono essere derogate dall’accordo tra le parti, per ottenere condizioni più favorevoli rispetto a quelle standard. Sciolti questi nodi, si arriverà a focalizzare bene, nella cessione d’azienda, chi paga i debiti. È essenziale saperlo prima, in modo da potersi regolare in anticipo ed anche per capire cosa fare se un giorno un creditore dovesse bussare alla porta e chiedere il pagamento di una vecchia fattura mai saltata fuori prima. Ricorda che per le fatture commerciali il termine di prescrizione è di dieci anni, perciò oltre quella data il creditore non potrà chiederti nulla e, se dovesse farlo, potrai opporti al pagamento, a meno che nel frattempo non ti abbia inviato solleciti formali e diffide legali o abbia intrapreso azioni giudiziarie: in tali casi, infatti, il decorso della prescrizione si interrompe e inizia un nuovo periodo decennale per far prescrivere il debito, salvi ulteriori atti interruttivi.

Cessione d’azienda: cos’è e cosa comprende?

La cessione d’azienda è un contratto con il quale si trasferisce da un soggetto (che può essere una persona fisica o giuridica) ad un altro la proprietà dell’azienda intera o di un suo specifico ramo. L’azienda è definita dalla legge [1] come «il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa»: perciò, l’impresa è l’attività in sé, espressa come entità, mentre l’azienda è l’elemento oggettivo e materiale che consente di esercitarla concretamente.

Nel concetto di «beni» dell’azienda rientrano sia quelli mobili e immobili sia quelli immateriali ed anche i rapporti giuridici, come i contratti stipulati, le obbligazioni a vario titolo esistenti (come il pagamento delle tasse) e tutte le situazioni che ne conseguono, tra le quali, nella prospettiva che stiamo esaminando, vengono in rilievo gli obblighi assunti per il pagamento dei debiti che sono insorti e maturati nel corso dell’attività aziendale. Il momento della cessione d’azienda è un importante passaggio di titolarità che segna un discrimine, un confine, ma come vedrai adesso, la maggior parte dei rapporti debitòri proseguono in capo all’acquirente, pur mantenendo la responsabilità anche in capo al cedente.

Cessione e trasferimento d’azienda: differenze

È importante distinguere la cessione d’azienda dal trasferimento d’azienda: questa seconda ipotesi riguarda alcuni specifici e ben individuati beni aziendali (ad esempio brevetti, macchinari, capannoni, mezzi di trasporto, scorte di merci e materiali, ecc.), anziché l’azienda nella sua globalità.

Quando la cessione riguarda solo un intero comparto produttivo di un’azienda più ampia – come un settore industriale o commerciale in grado di essere esercitato autonomamente, senza dipendere dal resto del complesso – si parla di cessione di ramo di azienda. Ai fini dei debiti e degli altri rapporti giuridici sorti e in corso, la disciplina della cessione di un ramo d’azienda è assimilata a quella della cessione dell’intera azienda, perché il ramo ceduto è dotato di tutte le strutture essenziali (capitale, lavoro, attrezzature produttive, ecc.) che lo rendono in grado di proseguire l’attività imprenditoriale in modo indipendente e senza dover dipendere dall’azienda di origine.

Cessione d’azienda: le regole sul passaggio dei debiti 

La regola fondamentale stabilita dal Codice civile [2] per il passaggio dei debiti e dei crediti nel caso di cessione d’azienda è la seguente: il cessionario risponde dei debiti relativi all’azienda ceduta in solido con il cedente, il che significa che il creditore può rivolgersi indifferentemente all’uno o all’altro per ottenere il pagamento dell’intero (salva e l’eventuale successiva rivalsa di chi ha pagato verso l’altro, in base agli accordi interni). Ma ciò avviene solo se i crediti risultano dai libri contabili obbligatori [3], dunque a partire dal libro giornale e degli inventari per arrivare ai registri Iva e alle altre scritture previste dalle normative del settore di attività economica in cui rientra l’impresa ceduta.

Cessione d’azienda: cautele e accorgimenti

Le parti che stipulano il contratto di cessione di azienda possono escludere, con un’apposita clausola liberatoria, il trasferimento dei debiti al cessionario, in modo che essi continuino a gravare esclusivamente sul cedente, ma con un limite: questa pattuizione non ha effetto nei confronti dei terzi creditori. Essi, quindi potranno ancora chiedere il pagamento del dovuto anche a chi ha ricevuto l’azienda (si dice che il patto di cessione non è opponibile nei loro confronti). Per questo motivo, nella prassi, chi acquista un’azienda cerca di cautelarsi da tale pericolosa eventualità con idonee garanzie, personali o patrimoniali, richieste al cedente.

Un’altra soluzione, stavolta utile per chi cede l’azienda, è quella di premunirsi del consenso dei creditori, o almeno dei principali e più importanti, alla cessione, in modo da liberare l’alienante da future pretese nei suoi confronti; ma l’accettazione dei creditori deve essere espressa: in altre parole, il vecchio debitore è liberato solo se i creditori lo consentono. In alcuni casi, le parti preferiscono dirimere in partenza la questione con un patto di accollo, mediante il quale l’acquirente si impegna a pagare anche i debiti pregressi, cioè quelli contratti da chi gli cede l’azienda e rimasti ancora insoluti.

Cessione d’azienda e trasferimento dei crediti

Una regola simile a quella del passaggio dei debiti vale riguardo al trasferimento dei crediti, per i quali il cessionario dell’azienda subentra automaticamente, a partire dal momento in cui la cessione d’azienda viene iscritta nel Registro delle imprese (non occorre in questo caso, a differenza della normale cessione di crediti, la notifica al debitore ceduto e la sua accettazione).

Il nuovo titolare sarà, quindi, il soggetto legittimato a riscuotere i crediti maturati in precedenza e non ancora saldati; però, il debitore è liberato se paga, in buona fede, al vecchio proprietario [4]. Per evitare che si verifichi ciò, lasciando l’acquirente dell’azienda a bocca asciutta, è opportuno che il cessionario informi i debitori aziendali dell’avvenuta cessione, in modo da porli a conoscenza del fatto che non dovranno più pagare all’alienante, bensì al nuovo proprietario.

Come sapere quali debiti ha l’azienda ceduta?

Abbiamo visto fin qui che la regola fondamentale per il trasferimento dei debiti in caso di cessione d’azienda è quella della responsabilità solidale tra il cedente e il cessionario, che può essere superata in alcuni casi grazie alle specifiche eccezioni previste dalla legge ed agli accorgimenti che è possibile adottare. Rimane, però, inderogabile il fatto che i debiti che rientrano nella cessione sono sempre quelli inseriti nelle scritture contabili obbligatorie, non quelli che da essi non risultano e neanche quelli inseriti nelle scritture contabili facoltative (anche se le parti, nei loro accordi, possono estendere l’efficacia della cessione a tali debiti ulteriori).

Questo significa che non è possibile, per l’acquirente, cercare di sottrarsi al pagamento dei debiti richiesto dai creditori affermando di non esserne a conoscenza: le risultanze dei libri contabili sono inoppugnabili. Viceversa, i creditori non potranno validamente pretendere dal cessionario il pagamento di debiti che non emergono dalla contabilità obbligatoria; di essi dovrà rispondere solo il cedente, anche dopo l’avvenuta cessione. In estrema sintesi, in materia di cessione d’azienda nella maggior parte dei casi non vale il principio generale secondo cui ciascuno risponde solo delle obbligazioni che ha assunto, e non anche di quelle altrui.

Una recente sentenza della Corte di Cassazione [5] ha affermato che a tali fini di responsabilità debitoria è sufficiente che vi sia stata l’annotazione dei debiti nelle scritture contabili, anche se esse non sono state sottoscritte dal cedente dell’azienda. Quindi, la responsabilità dell’acquirente verso i creditori sorge per effetto della mera iscrizione dei debiti in contabilità, anche quando i libri non erano stati firmati dal precedente titolare. La Suprema Corte sottolinea che «la mancata sottoscrizione dei libri contabili obbligatori da parte del cedente dell’azienda non è impeditiva del riconoscimento del credito vantato da un terzo nei confronti di detto cedente, il cui debito si trasmette al cessionario accollante, potendo detto credito essere provato anche attraverso altri riscontri e pure mediante presunzioni».


note

[1] Art. 2555 Cod. civ.

[2] Art. 2560 Cod. civ.

[3] Art. 2214 Cod. civ.

[4] Art. 2559 Cod. civ.

[5] Cass. ord. n. 23881 del 03.09.2021.


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